Tyrrell P34: Passione a 6 Ruote

Tyrrell P34: Passione a 6 Ruote

Sfrecciava sui rettilinei, saltava sui cordoli delle chicane, sgusciava per le stradine di Montecarlo,combatteva con i rivali per le prime posizioni; eppure aveva 6 ruote.

La Tyrrell P34, dove P sta per Project, venne presentata a Londra nel 1975, come vettura della casa costruttrice inglese per le successive stagioni. Le immagini parlano chiaro: 6 ruote, qualcosa di straordinario e mai pensato fino ad allora. Il progetto di questa vettura affonda le sue radici addirittura agli inizi degli anni sessanta. Il fatto che solamente nel 1975 si sia vista la realizzazione di qualcosa di rivoluzionario non ci deve sorprendere: bisogna pensare che da lì a poco sarebbero comparse le prime minigonne, quindi i team stavano cominciando a sperimentare, e come esperimento, le 6 ruote potevano essere il futuro della Formula 1.

L’idea di Derek Gardner, il progettista, era molto semplice e doveva garantire dei notevoli vantaggi: utilizzare quattro ruote più piccole per diminuire la sezione frontale e quindi ridurre la resistenza aerodinamica all’avanzamento. Tutto supportato da un alettone anteriore a forma di martello. Inoltre le 4 ruote anteriori avrebbero fornito la stessa superficie di appoggio delle due classiche gomme delle altre vetture, anzi forse con qualche accorgimento la trazione sarebbe stata addirittura migliore. A spingere su questo progetto fu la Goodyear, che si impegnò a produrre delle coperture più piccole del normale (10 pollici invece che 13) e con una maggior resistenza alle sollecitazioni in termini di giri a pari velocità.

La Koni, invece, si impegnò a progettare quattro ammortizzatori, uno per ogni ruota anteriore: dovevano essere più piccoli, ma avere la stessa qualità di quelli classici delle altre vetture, e non creare un peso eccessivo.

Tutto lo sviluppo venne largamente finanziato dalla Elf e falla First National Bity (CityBank). La vettura infatti presentava come sponsor principali proprio la Elf, la Goodyear e la Koni.

La P34 montava un motore aspirato Ford Cosworth DFV a 8 cilindri a V di 90 gradi. Il telaio era una monoscocca aperta, e la larghezza della carreggiata variava da 1234 millimetri all’anteriore a 1473 al posteriore. Il cambio era meccanico Hewland FG400 a 5 rapporti. In totale il peso della vettura era di 587 kg, ed erogava una potenza di 480 CV a 10600 giri.

I risultati del tracciato non furono quelli sperati. La velocità di punta alla fine non migliorò di molto, e l’unica cosa che sembrava essere migliorata era l’inserimento in curva. La Tyrrell P34, durante la sua vita soffrì gravemente di problemi di surriscaldamento delle gomme anteriori, soprattutto perché la Goodyear, che si era impegnata a progettare le nuove gomme, cambiò le sue priorità, e in continua battaglia con la Michelin lasciò il progetto a se stesso. Così, Maurice Phillipe, nuovo progettista della Tyrrell, dopo che Gardner gettò la spugna, fu costretto a fare fuoriuscire i 4 pneumatici anteriori dalla carreggiata, vanificando però lo scopo primario del progetto: diminuire la resistenza all’avanzamento.

Come si può intuire che la carriera di questa vettura in Formula 1 fu tutt’altro che gloriosa. D’altro canto non si può nemmeno dire che fosse una vera e propria carriola. La Tyrrel P34 fu una vettura discreta, che riuscì ad essere competitiva pur essendo completamente diversa dalle altre. La “six wheeled” esordì nel campionato nel 1976, guidata per il team Tyrrell da Schekter e Depailler, e in Svezia ottenne la sua unica vittoria, con una strepitosa doppietta. Lo stesso anno, Schekter riuscì, grazie ai numerosi piazzamenti e ai 49 punti totali nel campionato piloti, a piazzarsi terzo. Nel 1977 Peterson sostituì Schekter alla guida della vettura, ma durante tutto l’anno non ottenne risultati degni di nota.

La P34 in totale prese parte a 30 Gran Premi, ottenne una vittoria una pole e 3 giri veloci. Venne sostituita nel 1978, quando il progetto delle sei ruote venne definitivamente accantonato.

Si chiudevano i sipari dunque sulla rivoluzione del numero di ruote, e si aprivano intanto quelli sulle minigonne e sull’effetto suolo; intanto la Tyrrell P34 diventò una leggenda per tutti gli appassionati di questo sport.

Matteo Bramati.

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8 commenti
  1. Saverio

    15 gennaio 2014 at 14:50

    bei tempi…

  2. carlopower

    15 gennaio 2014 at 15:13

    Gran macchina,a casa ho anche il modellino.

  3. Pedro33

    15 gennaio 2014 at 16:45

    porca miseria che ruote posteriore sono piu’ grandi di quelle di autotreno hiihhhi ci volevano 4 meccanici per tirarla su!

  4. reaper

    15 gennaio 2014 at 21:53

    “Inoltre le 4 ruote anteriori avrebbero fornito la stessa superficie di appoggio delle due classiche gomme delle altre vetture, anzi forse con qualche accorgimento la trazione sarebbe stata addirittura migliore”

    ovviamente, com’è noto, nelle F1 le gomme anteriori non forniscono nessuna trazione

    ” l’unica cosa che sembrava essere migliorata era l’inserimento in curva”

    e la cosa ha senz’altro più senso

  5. hero

    16 gennaio 2014 at 09:54

    Quella era la vera F1,anni in cui i team avevano la possibilità di sperimentare qualunque cosa,persino una monoposto a sei ruote,altro che adesso…

    • Saverio

      16 gennaio 2014 at 10:27

      Concordo!
      Tra le vetture più particolari, se non sbaglio, c’è n’era una che montava un turbo reattore. Non ricordo esattamente se era una march o una lotus o forse altro.

  6. Saverio

    16 gennaio 2014 at 14:31

    Ho controllato, era la Lotus 56B del 71.

  7. Tizi65

    16 gennaio 2014 at 23:01

    Non sará stata un missile, non avrà vinto un gran che ma il fascino che emana ancor oggi questa macchina è ineguagliabile….

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