F1 | La McLaren cerca il riscatto in Giappone dopo il doppio ritiro di Norris e Piastri a Shanghai
Mark Temple: "Eravamo consapevoli delle insidie di questo inizio stagione"
La Formula 1 riaccende i motori dopo la prima, breve pausa stagionale, portando il Circus su uno dei palcoscenici più suggestivi e tecnicamente probanti dell’intero calendario: il circuito di Suzuka. Per ka McLaren, la tappa giapponese non rappresenta soltanto il terzo appuntamento di un’annata rivoluzionaria, ma assume i connotati di una vera e propria prova di maturità. La scuderia di Woking arriva con la necessità impellente di voltare pagina dopo un inizio di stagione caratterizzato da più ombre che luci, culminato nel difficile fine settimana di Shanghai.
Il recente Gran Premio di Cina ha infatti lasciato ferite profonde nel box papaya: la McLaren ha dovuto incassare un pesantissimo doppio ritiro ancor prima dello spegnimento dei semafori. Le problematiche emerse sono state di natura tecnica e hanno riguardato la complessa interazione con la power unit fornita da Mercedes. Se da un lato il propulsore di Brixworth si è dimostrato il punto di riferimento prestazionale di questo 2026, dall’altro la sua integrazione nel telaio McLaren ha palesato criticità di affidabilità che hanno richiesto un intervento d’urgenza nelle settimane di sosta.
Il lavoro a Woking e la sinergia con Mercedes HPP
Durante il periodo trascorso in fabbrica, gli ingegneri guidati da Andrea Stella hanno lavorato a stretto contatto con i tecnici della divisione motori di Mercedes. L’obiettivo primario è stato quello di analizzare i dati telemetrici dei due guasti riscontrati a Shanghai, per isolare le cause dei cedimenti e implementare soluzioni correttive immediate. Non è un segreto che la nuova generazione di unità motrici, caratterizzata da un bilanciamento paritario tra potenza termica ed elettrica, stia mettendo a dura prova i sistemi di raffreddamento e la gestione delle vibrazioni.
Oltre al lavoro sull’affidabilità, i piloti hanno intensificato le sessioni al simulatore. Suzuka è una pista che non perdona, dove la fiducia nel bilanciamento della vettura è fondamentale per affrontare i rapidi cambi di direzione del primo settore. La preparazione si è concentrata sulla ricerca di un setup che possa ridurre il distacco dai due team di vertice, Mercedes e Ferrari, che in questo avvio di 2026 sembrano aver interpretato meglio il nuovo regolamento aerodinamico.
Per comprendere le sfide che attendono la McLaren in Giappone, è necessario analizzare la morfologia del tracciato e le richieste energetiche della pista. Suzuka, con la sua conformazione a otto e curve leggendarie come la 130R e le “S”, richiede un approccio radicalmente diverso rispetto a quello adottato in Cina.
Mark Temple, direttore tecnico delle prestazioni, ha approfondito gli aspetti legati al comportamento della monoposto e della power unit: “Analizzando i primi appuntamenti di questo mondiale 2026, ci siamo trovati di fronte a scenari estremamente variegati. A Melbourne abbiamo affrontato un layout caratterizzato da chicane che spaziano dalle medie alle alte velocità, mentre il tracciato di Shanghai ha proposto una sfida differente con le sue curve lunghe a percorrenza medio-bassa. Sebbene siamo ancora nelle fasi embrionali di questa nuova era tecnologica della Formula 1, abbiamo già potuto constatare quanto siano diverse le richieste energetiche poste alle unità motrici”.
“Questi cambiamenti influenzano in modo diretto non solo la produzione e l’impiego della potenza, ma anche l’approccio strategico alla gara e lo stile di guida che i piloti devono adottare. Per il prossimo weekend in Giappone, prevediamo uno scenario che si avvicini maggiormente a quanto visto in Australia. Suzuka resta un circuito dal fascino unico, capace di mettere alla prova ogni componente della vettura, ma dal punto di vista dell’energia somiglia a Melbourne per via dell’alto tasso di recupero richiesto. Ci aspettiamo quindi di riscontrare diversi fenomeni legati alla ricarica in vari punti della pista, come ad esempio nella fase di inserimento della prima curva”.
“Questo sarà un punto focale su cui lavorare per ottimizzare il pacchetto, cercando di trovare il giusto equilibrio tra l’efficienza del telaio, il comportamento delle gomme e lo sfruttamento del motore. Eravamo consapevoli che il 2026 avrebbe presentato ostacoli inediti, ma continueremo a progredire nella nostra comprensione tecnica restando uniti come una sola squadra. Solo attraverso questa analisi profonda potremo massimizzare l’integrazione tra telaio e propulsore, un binomio che oggi rappresenta la chiave assoluta per essere competitivi”.
L’atmosfera di Suzuka sarà come sempre elettrizzante. I tifosi giapponesi sono noti per la loro energia e competenza, e il legame storico tra McLaren e il Giappone, alimentato negli anni dai successi dell’era Honda e dalle gesta di Senna, resta indissolubile. Il team McLaren sa di non poter più sbagliare: la classifica costruttori è corta e team come Haas, rinvigoriti dai punti ottenuti, stanno mettendo pressione a chi insegue i due top team al momento.
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