La storia di François Cevert – parte seconda

La storia di François Cevert – parte seconda

La stagione 1971 si era chiusa piuttosto bene per il francese: terzo in graduatoria generale dietro al campione e compagno di squadra Jackie Stewart e a Ronnie Peterson. Riconfermati entrambi i piloti in casa Tyrrell, si passò alla stagione 1972 con obbiettivi al pari di quelli dell’anno precedente.

L’ostacolo di questa stagione si chiama Emerson Fittipaldi. Il brasiliano, a bordo della formidabile e rinnovata Lotus 72D, deve ritirarsi inizialmente in Argentina, dove a vincere è Stewart, salvo poi andare a podio nelle sei gare successive, tre delle quali sul gradino più alto. Se però Stewart riesce a portare a casa punti in ottica mondiale a Cevert va veramente male: in Argentina deve fermarsi dopo 17 giri per un guasto al cambio, in Sudafrica è solamente nono, poi altri due ritiri in Spagna e a Monaco. A giugno vede il suo primo podio stagionale, secondo dietro a Fittipaldi, ma è solo un breve spiraglio di luce. Dopo un quarto posto sulla pista di casa seguono un ritiro (GP Gran Bretagna), un decimo ed un nono posto (GP Germania ed Austria); ritiri ai Gran Premi d’Italia e Canada, salvo poi rivedere il podio, sempre sul secondo gradino e dietro a Stewart, firmando l’unica doppietta stagionale Tyrrell, che vale anche il titolo costruttori. Conclude la deludente annata al sesto posto nel mondiale piloti, consolandosi con un secondo posto alla 24 Ore di Le Mans a bordo di una Matra-Simca.

Per il 1973 occorre un’inversione di tendenza. François si prende una lunga pausa dopo la fine dello sfortunato campionato del ’72, tornando nuovamente a bordo della Tyrrell per i test pre-stagionali con la solida “006”. Ancora una volta il francese deve fare da importante scudiero a Stewart, al fine di non permettere al neocampione del mondo Fittipaldi di riconfermarsi. Tuttavia il brasiliano vince la gara d’inizio stagione, in Argentina, davanti proprio a Cevert ed a Stewart: tutto sommato un buon risultato per la scuderia di Ockham. Nelle gare successive ritorna l’incostanza della stagione precedente: dopo un decimo posto in Brasile ed un ritiro nel GP del Sudafrica, conquista due secondi posti, rispettivamente nel Gran Premio di Spagna ed in quello del Belgio, sull’impegnativo circuito di Zolder. Giunge quarto a Monaco, di pochissimo fuori dal podio, ma si rifà in Svezia con un bel terzo posto; in Francia – dove è visto ed acclamato come un eroe dagli appassionati – giunge secondo, mentre nel GP di Gran Bretagna è quinto, nuovamente a punti. Seguono due epiche doppiette in cui Cevert “accompagna” sir Jackie Stewart a due vittorie che gli valgono il mondiale in anticipo. Il francese ha rispetto assoluto per le gerarchie, ma ha nettamente mostrato il proprio potenziale e per la stagione 1974 Ken Tyrrell prevede di porlo come prima guida. Ad ogni modo François rimane concentrato sulla stagione in corso, capendo che può far suo il secondo posto del titolo piloti. Ma la fortuna non è dalla sua parte: in Austria è costretto al ritiro per un guasto alle sospensioni, a Monza giunge quinto mentre in Canada non vede la linea del traguardo. Infatti al 32° giro un incidente con il sudafricano Scheckter costringe entrambi a ritirarsi, riportando ferite ad una caviglia ed arrivando quasi alle mani con il pilota della McLaren. Dall’Inghilterra viene invece fatta arrivare la “006/03”, essendo la monoposto del francese inutilizzabile per il vicino GP degli Stati Uniti.

E proprio sul circuito di Watkins Glen, nelle stagioni passate luogo dei suoi miglior piazzamenti, Cevert troverà la morte. È il 6 ottobre 1973, sessione di qualifica.

Il francese vuole a tutti i costi conquistare la pole position per tentare la fuga in partenza il giorno seguente, cosa che potrebbe valergli il secondo posto nel campionato piloti a discapito di Ronnie Peterson. Sale a bordo della vettura, è sicuro di sé e del mezzo, esce dai box, scalda le gomme e dopo il giro di lancio tenta il time attack.

Ma alla curva “Esse” accade qualcosa di insolito, di inaspettato, soprattutto per Cevert. Imboccata la curva a circa 200 km/h la monoposto non risponde ai comandi e va dritta contro le barriere metalliche: un primo schianto, fortissimo, la fa rimbalzare dall’altro lato della pista capovolta, con il pilota ancora al suo interno. I primi ad accorrere sono Jody Scheckter e Carlos Pace, amico di Cevert, i quali constatano immediatamente l’entità della situazione. Il corpo del ventinovenne francese è incastrato tra le lamiere della Tyrrell ed il casco sfondato da una delle ruote anteriori, schizzata via nell’impatto. Non vi è più nulla che si possa fare. Sopraggiunge anche Stewart, il quale rimane attonito dopo aver visto la scena e ritorna di fretta ai box; successivamente commenterà:«L’hanno lasciato nell’auto perché era chiaramente morto». È questa probabilmente la più grande sconfitta dell’inglese, che perse non soltanto un compagno di squadra ed un fido scudiero per tre stagioni, ma anche un discepolo a cui aveva trasmesso tutto il suo sapere.

Molte parole si sono spese riguardo la causa di tale incidente: secondo Niki Lauda la “Esse” presentava un avvallamento nascosto a bordo pista, su cui il francese sarebbe passato prima di immettersi nella traiettoria ideale, e ciò avrebbe portato ad una sbandata incontrollabile. Altri fonti parlarono di un malore dovuto ad una crisi di vomito poco prima delle qualifiche, un’ipotesi accertata dal fatto che furono trovate tracce di rigetto sul suo cappuccio. Vi è infine la versione di Stewart: secondo il primo pilota Tyrrell François avrebbe affrontato la curva in terza marcia, avendo così una risposta troppo aggressiva della monoposto che divenne di colpo incontrollabile ed andò così contro le barriere. La stampa intitolò la morte del giovane pilota “La maledizione del numero 6”: 6 era il suo numero sulla monoposto, 006 il telaio della vettura, 66 il numero di serie del motore Cosworth montato ed infine il 6 di ottobre, ultimo suo giorno di vita terrena.

Per la stagione 1974 sarebbe diventato prima guida Tyrrell a sua insaputa, in quanto Stewart aveva segretamente deciso di abbandonare il mondo della Formula Uno. In seguito all’accaduto l’inglese lasciò ancor prima il circus, non correndo di fatto il suo 100° GP; lo stesso fece la Tyrrell, che decise di non schierarsi e tornò in Inghilterra.

François Cevert, il “Principe della Velocità”, riposa presso il cimitero di Vaudelnay, vicino Parigi.

 

Andrea Villa

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2 commenti
  1. Tizi65

    7 Febbraio 2014 at 21:51

    Nel 1977 comprai un libro scritto da Lauda intitolato “io e la corsa” dove lui sosteneva che il punto dove si schiantò Cevert era da considerarsi come uno dei dieci passaggi più difficili al mondo, perchè essendo una S con cordoli molto alti e guard-rail a filo della pista non c’era margine di correzione in caso di un seppur minimo errore di traiettoria.

  2. mario

    8 Febbraio 2014 at 19:16

    Su youtube ho visto un filmato nel quale c’era Stewart seduto nell’abitacolo(con Cevert chinato vicino a lui)che spiegava al francese come affrontare in quarta marcia quella esse fosse stata la soluzione migliore.Cevert probabilmente aveva parlato con Stewart del suo tentativo di affrontare quella parte di pista con una marcia piu bassa.Se volete visionare andate su youtube.”Francois Cevert fatal crash United State GP Qualification”

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