Formula 1 | Ferrari, Vasseur a rischio? Il disastro di Monza fa rumore

Il team principal del Cavallino sotto pressione dopo le osservazioni di Hamilton e la foga eccessiva di Leclerc

La debacle della Ferrari a Monza ha esposto i limiti tecnici e gestionali della Scuderia di Maranello. Il ritiro di Charles Leclerc dopo l'incidente alla Parabolica, il deludente sesto posto di Lewis Hamilton e il mancato apporto dell'aggiornamento ADUO alla power unit mettono sotto pressione la leadership di Fred Vasseur
Formula 1 | Ferrari, Vasseur a rischio? Il disastro di Monza fa rumore

La debacle della Ferrari a Monza ha fatto inevitabilmente rumore. Il ritiro di Leclerc, il sesto posto di Hamilton e la pochissima efficacia dell’aggiornamento ADUO alla power unit non può che mettere in discussione i piani alti della Gestione Sportiva della Rossa. Parliamo del team principal Fred Vasseur: gestione dei piloti decisamente poco efficace, un Charles che sembra impuntarsi, Lewis che non le manda a dire al compagno di squadra, al team e al modo di lavorare. E poi, come accennato prima, un nuovo motore che non è all’altezza della concorrenza, nonostante il tanto lavoro svolto a Maranello in tal senso.

La concomitanza tra il disastro della Scuderia sulla pista di casa e il trionfo contestuale della Mercedes, guidata da Kimi Antonelli e partito diciannovesimo, ha amplificato la portata della crisi. Il fine settimana dell’Autodromo Nazionale ha evidenziato come i problemi operativi emersi negli ultimi appuntamenti del calendario non siano episodi isolati, bensì la spia di una struttura che fatica a gestire la pressione e la complessità tecnica di questo regolamento 2026 tutt’altro che spettacolare. L’assenza di un coordinamento efficace durante i momenti chiave del weekend ha lasciato emergere tutte le falle di un’organizzazione che oggi appare vulnerabile.

I danni economici e il cortocircuito tra i piloti

Il tutto va a sfociare nel contatto della Prima Variante e nel botto alla Parabolica, violento, fortunatamente senza conseguenze per il pilota, ma un danno enorme a livello economico per il team, con il telaio che potrebbe essere da buttare, un motore da analizzare attentamente e altre componenti come cambio e sospensioni da sostituire. Il monegasco fatica a digerire quanto sia ingombrante Hamilton, ma il tutto, allora, parte dalla base, dalla scelta di questa coppia di piloti e da una convivenza che sembra cozzare con le reali esigenze della Scuderia.

L’episodio al primo giro della gara lombarda è la diretta conseguenza di tensioni già accumulate durante la qualifica del sabato. Hamilton ha evidenziato pubblicamente le mancanze del team nella gestione dei turni e nella definizione delle priorità in pista. Il sette volte campione del mondo ha difeso la propria condotta di gara, rimarcando di aver sempre operato per il rispetto della squadra e per il risultato collettivo, ma addossando alla direzione del muretto la responsabilità di non aver stabilito regole ingaggio chiare per evitare il contatto tra compagni.

“Sono arrivato nel team e ho cercato di essere rispettoso degli spazi, e di certo non di mettere in pericolo la squadra. Bisogna parlare con Fred dell’altra parte. In fin dei conti, parte dall’alto. È da lì che scendono le decisioni. Quindi si parte da Fred”. Così Hamilton nel weekend di Monza dopo il disastro Ferrari. Insomma, sembra essere piuttosto chiaro.

Il duello politico tra Leclerc ed Hamilton senza gerarchie

Il nodo centrale della crisi riguarda la convivenza tra due figure di primo piano prive di una gerarchia definita. Da un lato c’è Leclerc, forte di un rinnovo a lungo termine e del legame con l’Academy del Cavallino Rampante; dall’altro c’è Hamilton, la cui esperienza, incisività e peso politico nello sviluppo della vettura 2026 hanno progressivamente alterato gli equilibri interni al box.

La mancanza di un codice di condotta codificato, sullo stile di quanto applicato dai principali rivali per disciplinare i duelli in pista, produce indecisioni e rallenta i processi decisionali. Le critiche espresse da Hamilton non rappresentano soltanto uno sfogo individuale, ma riflettono l’esigenza di una catena di comando più rigida e di flussi gestionali più trasparenti. In assenza di una linea guida netta tracciata dalla Gestione Sportiva, la gestione dei momenti critici si trasforma in una mediazione continua che penalizza le prestazioni complessive della squadra.

Il fallimento del motore ADUO e i possibili scenari per la leadership

A complicare il quadro si aggiunge il deficit prestazionale espresso dalla monoposto sui rettilinei di Monza. L’aggiornamento ADUO della power unit, atteso come la svolta tecnica della stagione, non ha colmato il divario dai principali avversari. I compromessi accettati nell’integrazione tra il propulsore e il telaio si sono rivelati penalizzanti, lasciando la vettura in balia degli attacchi sui tratti ad alta velocità e costringendo la Ferrari, e quindi Hamilton, a una gara puramente difensiva.

La combinazione tra insuccesso tecnico e disordine gestionale porta la dirigenza di Maranello a una riflessione profonda sulla sostenibilità dell’attuale assetto organizzativo. Sebbene le decisioni sui vertici rimangano collegate ai risultati delle ultime gare del campionato, sul mercato si profilano già opzioni concrete. Come riportato da The Race, Sul fronte interno spicca la figura di Antonello Coletta, forte dei successi stabiliti alla guida del programma Endurance della Ferrari; parallelamente, nel paddock resta viva l’ipotesi di figure di comprovata esperienza internazionale, inclusa quella di Christian Horner, qualora si aprissero i presupposti per una ristrutturazione della catena di comando e quindi di un potenziale divorzio con Fred Vasseur.

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