Formula 1: analisi a sette gare dal termine

Formula 1: analisi a sette gare dal termine

La Formula 1 si ferma per quasi un mese dopo il doppio turno Germania-Ungheria. Si tornerà in pista a Spa il 29 Agosto per il rush finale.

L’occasione offerta da questa lunga sosta è buona per analizzare in modo approfondito la classifica del Mondiale a sette gare dal termine della stagione, il 14 Novembre con il GP di Abu Dhabi.

Si sono corsi ormai 2/3 di campionato e la lotta per il titolo è questione ormai riservata a cinque piloti: Lewis Hamilton, Jenson Button, Mark Webber, Sebastian Vettel, Fernando Alonso.

I protagonisti del Mondiale 2010 sono racchiusi in uno spazio di 20 punti. Un niente, considerata la nuova era del punteggio MotoGP style che premia con 25 punti il vincente di gara.

Cerchiamo, con questo articolo, di analizzare la situazione. Globalmente e squadra per squadra, prendendo in esame i tre Top Team di quest’anno: Red Bull, Mclaren, Ferrari.

UN PO’ DI NUMERI

Le vittorie conseguite in queste 12 gare sono distribuite in questo modo:

6 per la Red Bull:
Malesia (Vettel), Spagna (Webber), Montecarlo (Webber), Europa (Vettel), Inghilterra (Webber) , Ungheria (Webber)

4 per la Mclaren:
Australia (Button), Cina (Button), Europa (Hamilton), Turchia (Hamilton)

2 per la Ferrari con Fernando Alonso. Quella in Bahrein ad inizio stagione (favorita dai guai della Red Bull di Sebastian Vettel) e quella discussa in Germania con il sorpasso “agevole” su Felipe Massa.

Il dato più imbarazzante è quello delle qualifiche. 11 a 1 per la Red Bull nei confronti della Mclaren (di Hamilton in Canada l’unico acuto extra “lattine”)

CLASSIFICHE

La classifica iridata attuale è la seguente:

Mark Webber, 161 punti
Lewis Hamilton, 157 punti
Sebastian Vettel, 151 punti
Jenson Button, 147 punti
Fernando Alonso, 141 punti

Diamo uno sguardo a come sarebbe la classifica con il vecchio punteggio, in vigore dal 2003 al 2009.

Lewis Hamilton, 65 punti
Mark Webber, 63 punti
Sebastian Vettel, 61 punti
Jenson Button, 59 punti
Fernando Alonso, 57 punti

Per chi era abituato ai 10 punti a vittoria, almeno per quest’anno il confronto tra le due classifiche può dare le giuste proporzioni di quello che è il divario tra i piloti.

RITIRI

A parte Sebastian Vettel, fuori in Australia per problemi ai freni e in Turchia per il patatrac col compagno Webber, e Lewis Hamilton (problema con una gomma a Barcellona anche se classificato 14°, e KO tecnico in Ungheria) tutti gli altri pretendenti al trono hanno collezionato un solo KO durante la stagione.
Fernando Alonso ha sofferto la rottura del motore in Malesia quando era in lotta con Button. L’inglese stesso ha visto poi cedere il suo propulsore a Montecarlo per una grave dimenticanza sulla griglia prima della partenza. Non è stata, infatti, rimossa una copertura da uno dei radiatori, con conseguente surriscaldamento globale e ritiro forzato. L’unico Out di Mark Webber ce lo ricordiamo sicuramente. Il motto “Red Bull ti mette le ali” è stato ironicamente associato al volo sulla Lotus di Kovalainen a Valencia. Per fortuna tutto è finito per il meglio.

Ora passiamo all’analisi dei tre Top Team.

RED BULL

E’ indiscutibilmente l’auto più competitiva. Anche questa volta, dalla mente di Adrian Newey, è nata una monoposto straordinaria, adatta praticamente a tutti i circuiti. I risultati di questo lavoro si vedono soprattutto in prova dove ha conquistato, con Sebastian Vettel e Mark Webber, 11 delle 12 Pole a disposizione (7 per il tedesco, 4 per l’australiano).
Ai fantastici risultati del sabato non corrispondono quelli della domenica. Come nell’ultimo GP con Vettel, le “lattine” hanno infatti lasciato parecchi punti per strada durante la stagione, sia per guai meccanici che per errori dei propri piloti.

Sebastian Vettel, da molti indicato come Stella Promessa della F1, sembra non avere ancora la maturità sufficiente per poter ambire al Titolo. Ad un talento ed una velocità pura invidiabili, associa pecche strategiche e di concentrazione. Oltre a suoi errori (in Turchia, come ricordiamo, lo scontro con Webber gli è costato moltissimo) ha patìto noie meccaniche in Bahrein che gli hanno fatto perdere 10 punti (dal 1° al 3° posto). In Australia si è dovuto ritirare, come detto, per problemi ai freni quando era in testa. A Barcellona ha dovuto rallentare e cedere due posizioni (dal 2° al 4° posto) sempre per problemi di affidabilità della vettura. La foratura all’inizio del Gp d’Inghilterra l’ha privato di un podio sicuro. In Ungheria, nell’ultimo weekend di gara, un’errata valutazione della distanza da Webber in regime di Safety Car gli è costata un DT e la seconda posizione. Considerata la distanza in classifica dalla vetta, è facilmente immaginabile che con una stagione più regolare e accorta Sebastian potrebbe essere tranquillamente in testa al campionato.

Mark Webber, dal canto suo, sta dimostrando che a volte il talento non basta per essere considerato una prima guida. Partito (anche) in questa stagione con l’etichetta di “scudiero”, detiene ad oggi il primato di vittorie in stagione (ben 4), tra cui quella prestigiosa di Montecarlo e un unico ritiro, quello in occasione del già citato spettacolare incidente nel GP d’Europa a Valencia.

Rispetto al compagno di squadra ha sofferto meno noie meccaniche e ha avuto, durante queste prime 12 gare, diverse fasi alterne tra gare incolori e prestazioni spettacolari. Globalmente, comunque, ha dimostrato che il “baby” può aspettare e che la Red Bull può puntare su di lui per la vittoria finale.
L’ultima prestazione in Ungheria ha dell’incredibile. Soprattutto per la gestione per ben quaranta giri delle gomme morbide, che gli ha permesso di riguadagnare il tempo necessario ad effettuare la sosta ai box “persa” durante il regime di Safety Car, a favore dei diretti avversari che, al contrario, avevano sfruttato l’occasione per compiere il loro cambio gomme.

I due alfieri della squadra Austriaca sono distanziati ora di 10 punti. Anche se il pupillo della squadra è Sebastian Vettel, forse Chris Horner dovrebbe render merito all’Australiano della maturità acquisita e offrirgli la chance della vita. D’altronde, la questione piloti è l’unica della quale dovrebbe preoccuparsi. Il vantaggio tecnico della RB6 è talmente evidente da non destare preoccupazioni, visto che anche gli iniziali problemi di affidabilità paiono essere superati.

MCLAREN

E’ stata la seconda forza del Mondiale a livello tecnico fino alla gara di Silverstone, successivamenete si è persa a vantaggio della Ferrari. Probabilmente, però, è la prima forza per quanto riguarda i suoi Piloti. Lewis Hamilton (Campione 2008) e Jenson Button (Campione 2009) formano una coppia con esperienza e aggressività e ricavano dal mezzo tutto il possibile sbagliando poco.
Le ultime gare,però, hanno mostrato una pericolosa involuzione tecnica per la squadra di Woking. Involuzione che ha portato, a Budapest , Lewis Hamilton a perdere la testa della classifica piloti a favore di Mark Webber.

Rispetto alla coppia Red Bull ed anche a quella Ferrari, quella Mclaren pare essere più affiatata. I due inglesi sembrano andare d’accordo, rispettarsi e soffrire meno l’uno la presenza dell’altro.

Emblematico è il caso Turchia, dove abbiamo assistito alla doppia lotta in famiglia Red Bull-Mclaren.

http://www.youtube.com/watch?v=0OIjbC4rb2Y

Sebbene anche in casa Mclaren si sia rischiato grosso, i due piloti sono riusciti a non rovinare le reciproche gare.

Il Campione del Mondo in carica, Jenson Button, ha dimostrato ad inizio stagione di meritare il discusso titolo targato Brawn GP, vinto con un filotto di successi nella prima parte del 2009 grazie all’ormai famoso doppio diffusore e con una seconda parte al risparmio, in difesa del vantaggio accumulato. Il titolo mondiale pare comunque aver dato all’inglese la consapevolezza della propria forza. A conferma della maturità acquisita ci sono le due gare portate a casa dal biondo di casa Mclaren in questa stagione. Sia in Australia che in Cina ha dimostrato, nonostante le condizioni di pista avverse, di saper gestire al meglio la propria monoposto e di saper trarre vantaggio dall’utilizzo parsimonioso delle coperture. Più di una volta, quest’anno, Jenson ha recuperato posizioni sfruttando al meglio le gomme morbide con stint più lunghi dei diretti avversari. Pur non avendo uno stile di guida aggressivo e spettacolare, Button ottiene spesso il massimo possibile dalla monoposto. Alla faccia di chi lo definiva un “paracarro”. In Ungheria, punto più basso della stagione per la squadra Inglese, ha dato l’impressione di non poter ottenere più dell’ottava posizione finale dopo essere partito undicesimo, addirittura fuori dalla Q2 del Sabato.

Lewis Hamilton è stato fino ad ora l’unico pilota a strappare una Pole al dominio Red Bull (in Canada con un giro semplicemente spettacolare). La rivelazione del 2007, poi campione 2008, dalla Turchia in poi ha inanellato una serie di due vittorie e due secondi posti che l’hanno portato a comandare la classifica davanti al compagno di squadra fino a Budapest. La quinta posizione alle spalle del duo Red Bull-Ferrari era per lui una comoda in difesa del primato, vista la pochezza della Mclaren all’Hungaroring. Il guasto tecnico sulla sua vettura ha però vanificato lo sforzo fatto, e regalato di fatto il primato all’australiano della Red Bull.

Le due settimane di ferie forzate non sono una buona notizia per i tecnici Mclaren. Riuscirà la Mp4/25 a riprendere smalto a sufficienza per lottare fino alla fine?

FERRARI

La F10, data per vincente con l’arrivo di Fernando Alonso, si è dimostrata un gradino sotto la Red Bull – sia in classifica sia in gara – per tutta la prima parte di stagione. Dopo l’illusione della vittoria nel GP inaugurale in Bahrein (favorita come già citato, da un problema tecnico sulla Red Bull di Sebastian Vettel), una lunga serie di risultati poco brillanti ha allontanato Alonso e Massa dalla vetta della classifica. A complicare il cammino della Scuderia diversi errori al muretto e in pista. In Germania, ad Hockenheim, un piccolo riscatto con la discussa doppietta Rossa e in Ungheria una conferma della ritrovata forma, sicuramente di buon auspicio per il finale di stagione.
In Ungheria l’out di Hamilton ha permesso ad Alonso di avvicinarsi alla vetta della classifica con il secondo posto conquistato. La Scuderia nelle ultime due gare ha mostrato segnali di ripresa anche con Felipe Massa, ottimo “secondo” a Hockenheim e quarto a Budapest dopo un inizio di 2010 travagliato.

Fernando Alonso, durante l’arco di questa stagione, ha dimostrato di essere globalmente superiore in termini di prestazioni al compagno Felipe Massa, sia in qualifica sia in gara. Il pilota spagnolo, però, ha lasciato per strada parecchi punti, a causa di diversi errori che possiamo definire inaspettati per un bi-campione del Mondo (2005-2006)
L’errore nelle libere del sabato a Monaco con conseguente telaio danneggiato e partenza dal fondo, la partenza anticipata in Cina, l’errore in qualifica in Turchia e il sorpasso su Kubica sanzionato dei commissari a Silverstone (dopo una non brillante partenza) i più eclatanti. Anche se sugli ultimi due pesa la non tempestività del muretto, specialmente per quanto riguarda il caso del drive through in Inghilterra.
Considerata la situazione attuale, per Alonso vale lo stesso discorso fatto per Vettel. Senza alcuni di questi errori potrebbe sicuramente essere a ridosso dei primi in classifica (se non in testa) anche con un’auto inferiore per gran parte della stagione alla Red Bull. Solo nelle ultime due gare ha ottenuto il massimo possibile dalla vettura. A Maranello si è sempre sperato nella rimonta, e dopo le ultime gare le chance sono sicuramente aumentate.

Felipe Massa, invece, rappresenta un grande punto interrogativo. Fino a Silverstone la sua stagione è stata parecchio incolore. Segnali di ripresa ci sono stati nelle ultime due gare, ma andranno confermati. Il brasiliano ha escluso che questa involuzione sia dovuta ai postumi (soprattutto psicologici) dell’incidente di Budapest di un anno fa. Più volte ha dichiarato, durante la stagione, di non riuscire ad entrare in sintonia con la mescola dura Bridgestone, lamentando la difficoltà di portare in temperatura le coperture e quindi di poter sfruttare al meglio il potenziale dell’auto. Fino alla gara di Istanbul il divario tra lui e Fernando Alonso è stato di soli 12 punti in classifica. Successivamente, una serie negativa di tre zeri in classifica tra Montreal (contatto al via con Kubica), Valencia (problemi con la Safety Car) e Silverstone (contatto con Alonso al via) l’ha allontanato definitivamente dalla lotta per il titolo.
Quello che pare certo è che Felipe non è più quello aggressivo e combattivo del 2008, capace anche di partenze come quella ai danni di Hamilton proprio a Budapest due anni fa. Non potendo entrare nella sua psiche non possiamo dire se effettivamente l’incidente ha avuto ripercussioni sulle sue prestazioni.
Mika Hakkinen, dopo il terribile incidente ad Adelaide durante le prove del GP d’Australia 1995, si è ripreso alla grande andando poi a vincere due Mondiali consecutivi nel 1998 e 1999. Speriamo che questo precedente possa essere in qualche modo bene augurante per Felipe. Che dopo aver perso all’ultima curva il Mondiale 2008 e aver trascorso una lunga riabilitazione dopo l’incidente di un anno fa, ha un conto aperto con la fortuna. Anche se i sentimentalismi non sembrano fare (più) parte di questo mondo.

CONCLUSIONI

L’unica costante di questo Mondiale è sicuramente la forza della Red Bull. Ogni gara, infatti, sebbene veda mutare le gerarchie alle sue spalle in base alla conformazione e le caratteristiche di ogni tracciato, mostra come la RB6 rimanga comunque prestazionalmente un gradino sopra la concorrenza.

Da un Kartodromo in grande (Hungaroring) ci ritroveremo a fine mese all’Università della F1, a Spa-Francorshamps. Una di quelle piste che ancora fanno respirare aria di vera Formula 1 e dove, probabilmente, le carte si rimescoleranno ancora. Il GP del Belgio regala gare divertenti e il tempo spesso gioca brutti scherzi.

Da Spa partirà un minimondiale con 5 piloti in lizza. Chi la spunterà?

Alessandro Secchi

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