F1 | Test Bahrain, Ferrari vince sull’affidabilità: Mercedes e Red Bull cercano (e superano) il limite

La prima settimana è in archivio: i quattro top team sembrano confermarsi davanti agli altri, ma parliamo di sensazioni

F1 | Test Bahrain, Ferrari vince sull’affidabilità: Mercedes e Red Bull cercano (e superano) il limite

da Sakhir – La prima settimana di test in Bahrain è andata in archivio. Tre giorni nei quali i team di Formula 1 hanno provato a conoscere meglio le monoposto e il nuovo regolamento tecnico, ancora pieno di dubbi e interrogativi, e che difficilmente verranno risolti prima dell’esordio mondiale di Melbourne nel weekend del prossimo 8 marzo. Si può parlare puramente di sensazioni, perché per azzardare una qualsivoglia previsione, allo stato attuale delle cose, si rischia di inciampare in cattive figure.

Passeggiando tra paddock, pista e pit-lane in questa settimana, ci siamo potuti fare un’idea, osservando il comportamento delle vetture, il lavoro ai box delle squadre e le parole dei piloti nelle varie conferenze. Una delle poche, pochissime certezze di questi primi chilometri della nuova Formula 1, è che tra i top team si fa a gara a chi vuole scrollarsi di dosso ogni tipo di pressione. Non è difficile, infatti, sentire piloti o manager delle squadre più quotate “elogiare” gli avversari, chi sulla power unit, chi invece sulle prestazioni complessive delle monoposto.

In una fase così interlocutoria è anche normale, volendo siamo stati tutti catapultati, nel giro di pochi mesi, in uno sport profondamente diverso rispetto a quello a cui siamo stati abituati negli ultimi 10 anni e poco più. Mai come adesso le incertezze prendono il sopravvento, e anche i diretti protagonisti sembrano un po’ disorientati, passateci il termine. Chiaramente non verranno a dire a noi giornalisti, nello specifico, quello che sanno, ci mancherebbe, ma la sensazione (è la parola del momento, ndr) è che non si sappia davvero nulla su ciò che gli avversari stiano combinando.

L’idea è che i quattro top team siano sempre loro: McLaren, Ferrari, Mercedes e Red Bull. Li mettiamo in ordine sparso, perché fare una griglia adesso non avrebbe alcun senso: osservando la pista in questi giorni, soltanto nelle ultime due ore di ieri le squadre hanno provato a simulare un vero e proprio long run, cosa che, con ogni probabilità, vedremo già da mercoledì prossimo, quando si ripartirà con la seconda settimana di test.

F1 2026, test Bahrain: tutti cercano di togliersi pressione

Da un lato, in tanti hanno evidenziato come la Red Bull abbia fatto un grande lavoro con la power unit, la prima vera fatta in casa dalla squadra di Milton Keynes in collaborazione con Ford. Lo sforzo è stato effettivamente enorme, ed essere in grado di mettere giù la RB22, nel suo complesso, e avere una parvenza di competitività importante, è davvero tanta roba. Certo, i problemi non sono mancati, come l’intera mattinata persa giovedì per problemi non ben noti, ma in questa fase è assolutamente normale avere delle difficoltà di “gioventù”.

Cosa che è accaduta anche alla Mercedes, proprio nello stesso momento, tra l’altro: il team di Brackley ha dovuto sostituire il motore sulla W17, facendo perdere ad Antonelli la sua sessione. Non l’ideale per Kimi, il quale ha comunque recuperato parte del suo lavoro nel pomeriggio di ieri. Problemi che le squadre, comunque, cercano e trovano, per capire fino a che punto riescano a spingere. I test, specialmente all’inizio di una nuova era, servono anche a questo.

Di inconvenienti, invece, non ne ha avuti la Ferrari: la SF-26 è stata molto chiacchierata sia giovedì che venerdì, e qualche motorizzato Mercedes avverte che la Scuderia del Cavallino possa essere in un’ottima posizione. Non avendo avuto alcun problema tecnico degno di questo nome, appare logico indicare la Rossa come una delle più preparate, mentre qualcun altro, come Albon, ha puntualizzato come a Maranello non abbiano spinto più di tanto per non rischiare di rompere qualche componente. La realtà sta ovviamente nel mezzo, ma anche il team principal Vasseur ha confermato, quantomeno pubblicamente, di aver testato prima l’affidabilità senza concentrarsi troppo sulle performance. Non consideriamo quello di Hamilton un problema, era solo una prova di pescaggio benzina.

In realtà, e questa è più che una sensazione, tutti i team stanno cercando di nascondere quante più informazioni possibili agli avversari, e al tempo stesso, aiutare i piloti nell’adattarsi a queste nuove vetture, perché lo stile di guida deve necessariamente cambiare, con una gestione maniacale dell’energia e che a qualcuno, ragionevolmente, non va giù. Parlando degli altri: l’Aston Martin è chiaramente indietro, sia dal punto di vista della power unit Honda che per quel che concerne la comprensione della monoposto. Haas è sembrata solida, così come Audi e Racing Bulls, per il gruppo di centro. Un po’ più indietro, a quanto pare, Cadillac. Tutte sensazioni, chiaramente, ma non vediamo l’ora di tornare in pista mercoledì per avere un quadro più chiaro della situazione.

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