F1 | Raikkonen l’intramontabile, la Formula Uno ha ancora bisogno del suo talento  

Il finlandese sta vivendo una seconda giovinezza e continua a divertirsi in pista

Anche Raikkonen, come Senna a Donington nel 1993, ha vestito i panni di Robin Hood rubando la scena che sulla carta spettava ad altri
F1 | Raikkonen l’intramontabile, la Formula Uno ha ancora bisogno del suo talento  

In questi anni di Formula Uno turbo ibrida anche una situazione di gara come la partenza, che in passato era una delle maggiori fonti di pathos, è oramai considerata noiosa. Scontata. Senza alcun margine di novità e imprevisti. Questa certezza però è stata spodestata dal trono dell’ovvietà nella domenica di Portimão, dove il talento di Kimi Raikkonen ha brillato in quel primo giro d’antologia.

Da sedicesimo a sesto. Sono bastate poche curve per tributare un fragoroso applauso a Iceman che, malgrado un’Alfa Romeo a dir poco modesta, ha disegnato traiettorie in piste uniche che gli hanno consentito una rimonta incredibile fino ai piani nobili della classifica. Una scalata che non si vedeva da molto tempo, che ai puristi e nostalgici amanti delle corse ha ricordato quella di Ayrton Senna compiuta nell’uggiosa e fredda domenica di Pasqua di Donington l’11 aprile 1993. Un’autentica lezione di guida quella compiuta dal brasiliano sulla pista britannica che, a due passi dalla foresta di Sherwood, vestì i panni di Robin Hood “rubando” la scena alla superlativa Williams e ad Alain Prost che in quella gara furono retrocessi a ruolo di comparsa. Come dimostrano i distacchi impietosi inflitti in quel GP d’Europa da Senna.

Con le dovute proporzioni anche Raikkonen ha vestito in Portogallo i panni del Robin Hood, prendendosi quella scena che non era per niente scontata e oscurando – seppure per poco – la Mercedes e Lewis Hamilton diventato domenica il pilota più vincente di tutti i tempi. Quella fornitaci da Kimi è una lezione che va ricordata e tramandata ai posteri, soprattutto in un momento storico dove in Formula Uno il mezzo meccanico prevale sul puro manico dei piloti. Quante volte si sente dire: “Queste monoposto sono radiocomandate, oramai il pilota non fa più la differenza”. Raikkonen ha sovvertito questa teoria, regalandoci una bella istantanea.

Domenica nel nome di Iceman ha vinto tutta quella vecchia guarda che concepisce la Formula Uno nel suo significato più propriamente racing: è sfida, spettacolo, emozione, adrenalina. Ed è stato anche un bello schiaffo morale alla Formula simulatore che oramai domina in lungo e in largo da quando sono stati aboliti i test privati. Il vecchio leone finlandese ha avuto la meglio sulla nuova generazione allevata a pane e computer, che aveva trascorso tante ore per prendere confidenza virtuale con la nuova pista di Portimao. A un signor pilota come Kimi è bastato un giro a piedi sul circuito al giovedì e le sessioni di prove per adattarsi alla nuova realtà che aveva di fronte. Gioco. Partita. Incontro.

Ecco perché Kimi deve assolutamente rimanere in Formula Uno. Il Circus ha ancora bisogno di una figura come Raikkonen. Schiva dal punto di vista dei rapporti dialettici, ma terribilmente efficace in pista. Malgrado l’età, lo scorso 18 ottobre ha compiuto 41 anni, continua a divertirsi e a farci divertire. Ora non resta che attendere la fumata bianca del rinnovo con l’Alfa Romeo, che pare a un passo ma ancora tarda ad arrivare. È ancora presto per porre la parola fine alla lunga carriera al Raikkonen pilota. Ci sono ancora dei capitoli da scrivere…

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