F1 | Leclerc: “Una delle mie motivazioni è continuare a far sorridere mio padre e Jules”

"So che guardano le mie gare da lassù", le parole del monegasco

F1 | Leclerc: “Una delle mie motivazioni è continuare a far sorridere mio padre e Jules”

Ospite del podcast “BSMT” di Gianluca Gazzoli, Charles Leclerc ha raccontato uno dei lati più intimi della sua carriera, legato indissolubilmente a due figure fondamentali della sua vita: Jules Bianchi e suo padre Hervé. Il momento più intenso del racconto arriva quando il monegasco torna con la mente alla vittoria nel Gran Premio di Monaco, uno dei traguardi più simbolici per lui. Non è solo una gara vinta, ma la realizzazione di un sogno condiviso, purtroppo senza poterlo celebrare con chi lo aveva accompagnato fin dall’inizio.

“Avrei voluto che mio padre e Jules potessero vedere la vittoria a Monaco, era il sogno che avevo con mio padre da sempre, al volante della Ferrari. In una certa maniera sono sicuro che Jules e mio padre guardano da lassù. Una delle mie motivazioni è continuare a farli sorridere”.

Il ricordo di Jules Bianchi, scomparso nel 2015, nove mesi dopo il tragico incidente di Suzuka, è ancora oggi vivissimo nella mente e nel cuore di Leclerc. Non solo un amico, ma una guida, un riferimento umano, il suo “padrino sportivo”. Nonostante il dolore per la perdita di Bianchi però, il pilota della Ferrari ha confessato di non aver mai pensato di smettere con le corse perché altrimenti tutto sarebbe stato vano. Questo è il suo sogno, quello che lo fa sentire vivo:

“E’ stato un momento difficile ma non mi è mai passato in mente il dubbio di continuare a correre perché questo è quello che mi fa sentire vivo, che mi emoziona di più al mondo. Quel momento è stato difficile da accettare, io quel giorno avevo una gara e subito mio padre non mi aveva detto tutta la verità, dopo mi ha detto tutto ed è stato un grandissimo shock. Avevo 17 anni. Jules è stato il mio padrino sportivo, è sempre stato lì fin dall’inizio, ho dei video con lui quando facevamo le gare con i kart. La sua famiglia gestiva una pista e ogni mercoledì e nei weekend gareggiavamo insieme ed è stato il periodo dove ho imparato tantissimo. Io e lui avevamo un rapporto speciale, ho imparato naturalmente da lui perché ho corso tantissimo con lui, gareggiare con Jules mi ha insegnato tantissime cose che oggi mi aiutano ancora”.

 

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Il racconto continua tra ricordi di pista e frammenti di adolescenza, quando il sogno della Formula 1 era ancora tutto da costruire. Bianchi non era solo un modello da seguire, ma una presenza costante, qualcuno con cui confrontarsi ogni settimana, curva dopo curva. È lì che Leclerc ha costruito le basi del suo talento, ma soprattutto della sua mentalità.

Accanto al ricordo di Jules, emerge con forza anche la figura del padre, Hervé, scomparso nel 2017, proprio mentre la carriera del figlio stava per decollare. Un momento delicatissimo, nel quale quando tutto ormai era perduto, Charles ha voluto regalare un ultimo sorriso al padre con una “bugia bianca”, dicendogli che aveva firmato un contratto con la Ferrari. Anche in quel momento, la Formula 1 è stata l’ancora di salvezza per Leclerc perché nonostante la scomparsa del padre, quattro giorni dopo è sceso in pista, vincendo il Gran Premio d’Azerbajan, in Formula 2.

“Io avevo iniziato ad avere dei contatti con Alfa Romeo per il 2018 ma niente di concreto. Era difficile perché sapevo che per mio padre era questione di giorni, lui ci aveva lavorato tanto e ho detto una bugia. Ho avuto un rimpianto per questo ma per fortuna, dopo un anno ho firmato con la Ferrari per il 2019. E’ un momento di cui mi ricorderò per sempre perché sapevo che per lui era la cosa più importante”.

 

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Molto spesso ci si dimentica un dettaglio importante quando si guardano le gare di Formula 1, ovvero che dietro ad ogni singolo pilota, prima di tutto c’è una persona con mille sfaccettature, con una vita che non conosciamo, con tanti sacrifici, bocconi amari mandati giù per riuscire a raggiungere il traguardo, il sogno di una vita pur sapendo che il rischio è altissimo ogni volta che si scende in pista.

E no, questo bellissimo sport che è la Formula 1, non può essere definito “dilettantistico”.

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