F1 GP Giappone | Verstappen è lontano: “Situazione difficile da risolvere nel breve tempo”
"Dobbiamo essere onesti, c'è tantissimo lavoro da fare", ha detto Max
Il venerdì del Gran Premio del Giappone si è chiuso con un sapore decisamente amaro per la Red Bull. Quello che storicamente era considerato un feudo inattaccabile per la scuderia di Milton Keynes, oggi somiglia più a un laboratorio in alto mare. Al termine delle prime due sessioni di prove libere, la sensazione dominante nel paddock è quella di una squadra che, nonostante gli sforzi, non riesce a trovare il bandolo della matassa in questo complesso avvio di stagione con i nuovi e discussi regolamenti. Max Verstappen, solitamente freddo e analitico, non ha nascosto una frustrazione che nasce da lontano, figlia di un inizio di campionato dove affidabilità e guidabilità della RB22 sono state costantemente sotto la lente d’ingrandimento.
Le difficoltà cronometriche, che vedono l’olandese navigare tra la settima e la decima posizione, sono solo la punta dell’iceberg. Se in Cina il sistema di raffreddamento dell’ERS aveva tradito il campione olandese, a Suzuka il problema sembra essere squisitamente dinamico. La vettura appare nervosa, incapace di copiare le asperità del terreno e soggetta a perdite di aderenza improvvise che rendono il primo settore, quello delle celebri “S”, una vera e propria trappola per i piloti. Nemmeno le nuove fiancate, ridisegnate con un profilo più snello per ottimizzare l’efficienza aerodinamica, sembrano aver sortito l’effetto sperato, lasciando il team in una sorta di stallo tecnico.
Il muro di Verstappen: tra grip assente e bilanciamento precario
Al termine della giornata, Max Verstappen si è presentato ai microfoni con un’espressione che lasciava poco spazio alle interpretazioni. Il pilota olandese ha messo a nudo le carenze della sua monoposto, sottolineando come ogni tentativo di correzione effettuato tra le FP1 e le FP2 abbia finito per spostare il problema anziché risolverlo. La sua analisi è un segnale d’allarme per tutto il reparto corse.
“Non è andata affatto bene, siamo onesti – ha ammesso Max. Abbiamo sofferto per la carenza di bilanciamento e di aderenza, passando da un estremo all’altro tra la prima e la seconda sessione senza che nessuna delle due configurazioni desse risposte positive. Adesso ci aspetta una mole di lavoro enorme per comprendere l’origine di questi problemi così profondi in questo preciso momento storico”.
“È stata una giornata storta. Spesso succede che provi a sistemare un difetto e finisci per generarne un altro, senza riuscire mai a centrare un equilibrio soddisfacente. È una situazione difficile da risolvere in tempi brevi, perciò non mi aspetto che avvengano miracoli dall’oggi al domani. Dobbiamo focalizzarci sul capire meglio le criticità e individuare con precisione la loro provenienza”.
L’onestà brutale di Verstappen evidenzia un distacco dai leader, Mercedes e McLaren in primis, che non appare colmabile con semplici ritocchi di setup. La RB22 sembra soffrire di una crisi d’identità aerodinamica che rende difficile persino la raccolta dati, dato che la vettura reagisce in modo imprevedibile agli input dei piloti.
Hadjar e le insidie di un weekend difficile
Non va meglio sull’altro lato del box, dove Isack Hadjar sta vivendo un momento decisamente complicato. Il giovane talento della Red Bull, già reduce dal ritiro in Australia mentre lottava per la zona punti, ha faticato a tenere in pista una monoposto afflitta da un sovrasterzo cronico. Il francese ha cercato di mantenere la calma, ma è apparso evidente come la mancanza di fiducia nel mezzo meccanico ne stia limitando pesantemente l’apprendimento su un circuito che non perdona il minimo errore.
“Quella di oggi non è stata la nostra giornata migliore, dato che abbiamo faticato parecchio con il setup e con il grip in entrambe le sessioni di prova, rendendo molto complicato completare i giri come avremmo voluto. Durante le FP2 siamo riusciti a fare un piccolo passo in avanti per quanto riguarda il feeling al volante, ma siamo rimasti comunque piuttosto indietro guardando i tempi sul giro. Non mi sento ancora a mio agio dentro la macchina come vorrei, ma sono convinto che per domani sapremo cambiare marcia e prepararci adeguatamente per affrontare le qualifiche”.
Il punto di vista tecnico: l’analisi di Paul Monaghan
A tentare di fare ordine nel caos tecnico di questo venerdì ci ha pensato Paul Monaghan. L’ingegnere capo della Red Bull non ha cercato alibi, ammettendo in terza persona che il livello di performance espresso a Suzuka non è minimamente paragonabile agli standard qualitativi che il team si è prefissato negli ultimi anni. Monaghan ha spiegato che, sebbene la squadra abbia individuato alcune aree critiche, la vera sfida risiede nel tradurre queste osservazioni in soluzioni concrete in tempi ristretti.
Secondo il capo degli ingegneri, la sessione è stata estremamente impegnativa, ma il fatto di aver isolato alcuni problemi specifici è già un punto di partenza fondamentale. Ora il focus si sposta interamente sul miglioramento del grip meccanico e sulla stabilizzazione del bilanciamento aerodinamico. Monaghan ha anche voluto rendere omaggio al lavoro svolto in fabbrica a Milton Keynes, definendo “importanti” dal punto di vista geometrico gli aggiornamenti portati in Giappone. Nonostante queste novità stiano funzionando secondo i dati teorici, il resto della vettura sembra non riuscire a integrarle correttamente, creando un cortocircuito prestazionale che va risolto prima delle qualifiche. Il tecnico ha concluso sottolineando che la sfida sarà proprio quella di nascondere queste debolezze ai rivali e presentarsi domani con una macchina finalmente veloce e affidabile.
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