F1 | Ferrari: è sempre più “febbre Leclerc”, purché ad ammalarsi non sia Charles…

Leclerc dovrà dimostrare di essere davvero un predestinato, per non restare schiacciato dal peso delle responsabilità

F1 | Ferrari: è sempre più “febbre Leclerc”, purché ad ammalarsi non sia Charles…

Una cosa è certa, non si può certo dire che Charles Leclerc difetti in personalità. Il principino monegasco a soli ventidue anni è stato catapultato al centro della scena passo dopo passo e il ruolo per ora sembra calzargli a pennello. Dapprima la promozione di grado in Ferrari con il rinnovo pluriennale, poi l’automatica investitura a prima guida del futuro dopo l’annuncio della separazione tra il Cavallino e Sebastian Vettel.

In mezzo una costante presenza sui social, alla playstation, una carriera da modello in rampa di lancio e addirittura un ruolo in un film. Leclerc dopo un solo anno di Ferrari è insomma una giovane celebrità a trecentosessanta gradi, assimilabile per certi versi ad un campione già fatto e finito.

Il “predestinato” ha fatto innamorare con le sue gesta vecchi e piccini. Generoso alla guida, velocissimo, sfrontato, ma dai modi gentili fuori dall’abitacolo. La somiglianza con Gilles Villeneuve, uno dei miti più amati della Ferrari e della F1, si è notata subito, come da subito si è parlato di “febbre Leclerc”.

Al ragazzo, tra l’altro, la sovraesposizione mediatica non sembra dar fastidio. Spigliato, belloccio, simpatico; per certi versi più simile ad un pilota anni ’70 che agli abbottonati driver di ultimissima generazione. Sembrerebbe tutto perfetto per una grandissima storia di uomini e di corse (e forse lo è) ma il rischio che la Ferrari si è assunta con Leclerc resta altissimo, e la stessa crescita del ragazzo è un fattore da non sottovalutare.

Charles ha avuto, prima in Alfa Romeo Sauber e poi con la Rossa, un impatto sulla F1 da vero fuoriclasse in pectore. Dal carattere mostrato ai risultati sorprendenti, ma con sole due stagioni sulle spalle e due GP vinti l’assunzione di responsabilità alla quale è sottoposto da quest’anno è una spada di Damocle che oscilla pericolosamente. Spesso è facile stupire quando si corre con la mente leggera e con le spalle coperte, più difficile è incarnare un ruolo di guida del team e dover essere sempre in prima linea, in quanto capitano designato.

Talvolta il percorso di maturazione di un pilota avviene anche in sordina. E’ fatto di grandi “numeri” alternati a errori di gioventù. Richiede tempo e pazienza, e spesso presenta un andamento altalenante. Basti pensare che Max Verstappen, sul cui talento non vi può essere discussione alcuna, dal 2016 ad oggi è cresciuto a vista d’occhio, mitigando le intemperanze, imparando ad essere consistente in ogni situazione, diventando insomma un campione completo e pronto a lottare per il vertice in ogni condizione. Soprattutto è maturato al punto che lui stesso ha iniziato a trascinare la Red Bull, in un percorso di crescita automatico e naturale.

Leclerc, invece, oltre al sorprendente 2019 avrà solo la strana e mutilata stagione 2020 per completare il suo apprendistato, dopodiché o sarà pronto e sarà il leader in tutto e per tutto della Ferrari o rischierà di bruciarsi senza appello.

Al monegasco non è stato concesso poi tanto tempo; quello utile a stupire, a sbagliare , a imparare. Campione da subito. Appunto “predestinato”. Un vero Eletto (dalla stessa Scuderia) che non può fallire. Un peso da portare sulle spalle che è croce e delizia, per un ragazzo che anche i media e gli appassionati stanno caricando di aspettative.

Febbre Leclerc, tutti pazzi per Charles. Purché ad ammalarsi non sia lui. Dopotutto ciascun giovane di talento dovrebbe avere il tempo per diventare fuoriclasse, “nessuno nasce imparato”. Tranne Charles che dovrà dimostrarsi eccezionale anche in questo.

Antonino Rendina


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