F1 | Congelamento motori, la Red Bull vuole mettere sotto scacco il Circus: la Ferrari è l’unica che può impedirlo

Maranello, in quella che può essere definitiva come una nuova guerra politica, è la scuderia che può evitare questo drammatico scenario per il Circus

Con il blocco delle sviluppo motoristico si continuerebbero ad avere gare scontate
F1 | Congelamento motori, la Red Bull vuole mettere sotto scacco il Circus: la Ferrari è l’unica che può impedirlo

Se l’aspetto meramente statistico dell’attuale Formula Uno non pare più destare entusiasmo, con la Mercedes oramai lanciata verso l’ennesimo titolo costruttori e con Lewis Hamilton a un passo dal raggiungere quota sette Mondiale come il totem Michael Schumacher, c’è un’altra questione che tiene con il fiato sospeso l’intero Circus: quella legata al congelamento delle power unit post 2021 e con essa gli sviluppi che determineranno nel bene o nel male il futuro della categoria.

Come riporta l’autorevole testata tedesca Auto Motor und Sport, il lunedì successivo al Gran Premio del Portogallo che si disputerà in questo weekend sul tracciato di Portimão la Formula Uno si siederà a un tavolo per trovare un punto d’accordo sui motori. In questo ring, che presuppone una nuova guerra politica, si fronteggeranno principalmente Red Bull e Ferrari.

La scuderia di Milton Keynes vorrebbe mettere sotto scacco l’intero movimento, avendo anche paventato l’idea di abbandonare con entrambi i team – Red Bull appunto e Alpha Tauri – il Circus se le richieste relative allo stop dello sviluppo sui motori non fosse realmente preso in considerazione. Dispiace per la Red Bull, che nella storia recente della Formula Uno ha comunque scritto pagine importanti, ma la top class non può farsi condizionare dai capricci di un team che – suo malgrado – si ritroverà senza fornitura motoristica a fine 2021 con l’abbandono della Honda e che rilevando gli attuali motori nipponici vorrebbe svilupparli in proprio per contenere i costi.

La Ferrari, che ha già manifestato la sua opinione negativa a riguardo e che con Mattia Binotto ha aperto un eventuale dialogo per fornire la propria power unit alla Red Bull, deve opporsi in tutti modi allo scenario voluto dalla Red Bull: in ballo c’è la salvezza del Circus. La Formula Uno è sfida tecnologica e la soluzione varata da Milton Keynes decreterebbe la morte sportiva della Formula Uno che così continuerebbe a mostrare GP dagli esiti pressoché scontati come quelli attuali, con i restanti team che dovrebbero accontentarsi delle briciole lasciate in pista dalla Mercedes. Forse alla Red Bull andrebbe anche bene conservare il ruolo di secondo forza alle spalle della Stella, vedendo l’impossibilità di crescere maggiormente, ma non per le altre scuderie come la Ferrari chiamate a progredire mediante quei (pochi) aggiornamenti che sono possibili nei prossimi anni.

E chissà che questa battaglia politica non faccia accendere la lampadina ai vertici della FIA e di Liberty Media, che di fatto ha aperto la strada al cambiamento con l’innesto di Stefano Domenicali come CEO della Formula Uno al posto di Chase Carey, per riprogettare queste power unit troppo sofisticate che non hanno abbassato i costi. Anzi, tutt’altro. Ok la riprogettazione delle monoposto con meno carico aerodinamico, ma la vera sfida è quella di cambiare questi motori e quel regolamento ibrido varato anni fa che si sta rivelando un autentico boomerang.

Destati Formula Uno, è tempo di reagire.

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