Formula 1 | Wheatley lascia Audi: Mattia Binotto è il nuovo team principal
Confermate le indiscrezioni delle ultime ore: l'inglese è diretto verso Aston Martin
Il progetto Audi in Formula 1 entra in una nuova fase operativa, caratterizzata da un profondo rimpasto dei vertici che punta a centralizzare le responsabilità gestionali. Con una mossa che ha sorpreso il paddock per la sua tempistica, la casa dei Quattro Anelli ha annunciato l’uscita immediata di Jonathan Wheatley dalla struttura dirigenziale. Il manager britannico, che era stato ingaggiato per guidare la transizione del team verso il debutto ufficiale come costruttore integrale, lascia l’organizzazione lasciando un vuoto che verrà colmato internamente da Mattia Binotto. L’ex Ferrari, già a capo del progetto sin dal suo ingresso nel 2024, somma così al suo incarico di coordinamento anche quello operativo di team principal.
Questa trasformazione organizzativa risponde alla necessità di snellire i processi decisionali in un momento critico per lo sviluppo della power unit e del telaio che debutteranno nel 2026. Binotto si trova ora in una posizione di potere assoluto, simile a quella ricoperta durante gli anni trascorsi a Maranello, avendo sotto la sua diretta supervisione sia l’area tecnica che quella sportiva. La scelta di Audi riflette la volontà di dare continuità a un percorso di trasformazione che ha già visto il team compiere passi avanti significativi nella preparazione delle infrastrutture e nella definizione delle metodologie di lavoro necessarie per competere ai massimi livelli nel Circus.
L’addio di Wheatley e il richiamo di Silverstone
Nonostante il silenzio ufficiale sulle destinazioni future, l’uscita di Wheatley dal gruppo Audi alimenta le indiscrezioni che lo vorrebbero prossimo a un approdo in Aston Martin. La squadra di Lawrence Stroll sta attraversando un periodo di profonda crisi gestionale e tecnica, e l’esperienza di un uomo d’ordine come Wheatley, maturata in quasi vent’anni di successi in Red Bull appare come l’unica soluzione per rimettere in carreggiata una struttura caotica. Per Wheatley si tratterebbe di un ritorno in Gran Bretagna, fattore non trascurabile per un manager che ha costruito la propria carriera tra Milton Keynes e i principali hub tecnologici inglesi.
Il possibile innesto a Silverstone permetterebbe inoltre ad Adrian Newey di fare un passo indietro rispetto alle responsabilità amministrative. Attualmente, Newey ricopre un doppio ruolo, sia tecnico che gestionale, una carica che sembra aver sottratto energie preziose alla risoluzione dei gravissimi problemi tecnici che affliggono la AMR26. L’arrivo di un team principal “puro” come Wheatley garantirebbe a Newey la libertà di concentrarsi esclusivamente sulla progettazione e sull’integrazione della complessa power unit Honda, che finora ha rappresentato il vero tallone d’Achille della scuderia.
La crisi tecnica della AMR26: vibrazioni e problemi elettrici
La necessità di un cambio di rotta in Aston Martin è dettata dai risultati disastrosi ottenuti in questa prima parte del 2026. L’ultimo Gran Premio di Cina ha messo a nudo una fragilità strutturale che va oltre la semplice mancanza di performance. La vettura, nata dalla collaborazione con Honda, soffre di risonanze anomale generate dalla batteria e dalla power unit che si propagano attraverso il telaio. Queste vibrazioni non si limitano a danneggiare le componenti meccaniche, ma causano seri problemi fisici ai piloti.
Fernando Alonso, in particolare, ha vissuto una domenica di vera agonia a Shanghai. Lo spagnolo ha riferito di aver perso la sensibilità alle mani e ai piedi a causa delle oscillazioni del cockpit, una condizione che ha reso la guida pericolosa e ha costretto il team al ritiro precauzionale al trentaquattresimo giro. Anche Adrian Newey ha ammesso che la situazione è critica, rivelando che lo stesso Alonso temeva danni permanenti ai nervi nel caso in cui avesse continuato a guidare in quelle condizioni. Il quadro è completato dai problemi di affidabilità elettrica che hanno appiedato Lance Stroll già al decimo giro a causa di un blackout totale della batteria, evidenziando una cronica mancanza di integrazione tra i sistemi Honda e l’architettura della monoposto progettata a Silverstone.
Audi verso il 2030: la scommessa di Binotto
Mentre Aston Martin cerca di evitare il collasso tecnico, Audi si affida alla stabilità di Mattia Binotto per proseguire il proprio piano industriale e sportivo. L’obiettivo della casa tedesca rimane ambizioso: arrivare a competere per i titoli mondiali entro il 2030. Binotto, che finora si era occupato principalmente della trasformazione della base di Hinwil e dello sviluppo del nuovo motore ad Ingolstadt, dovrà ora dimostrare di saper gestire anche la politica quotidiana del paddock e la crescita dei piloti, tra cui il giovane Gabriel Bortoleto che ha già regalato i primi punti iridati alla squadra.
L’uscita di Wheatley, sebbene traumatica per la tempistica “immediata”, permette ad Audi di eliminare potenziali frizioni interne e di procedere con una linea di comando unificata. Resta da capire come la scuderia tedesca deciderà di integrare nuove figure tecniche o manageriali nei prossimi mesi per supportare Binotto nel suo duplice incarico. Al momento, l’impegno di AUDI AG appare solido, ma la concorrenza di nuovi progetti e la rapidità con cui si muovono figure chiave come Newey e Wheatley impongono una reattività costante.
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