Norris e Sainz distruggono la F1 del 2026: “Tutto artificiale e pericoloso, non è sicuro”
Lando: "Con 50 km/h di differenza tra una vettura e l'altra, un impatto ti porterebbe oltre le barriere con conseguenze terribili"
La Formula 1 del 2026 è iniziata ufficialmente in questo weekend, ma l’entusiasmo per il ritorno in pista all’Albert Park è stato rapidamente soffocato da un coro di critiche che scuote le fondamenta del nuovo regolamento tecnico. Se le promesse della vigilia parlavano di una rivoluzione sostenibile e spettacolare, il verdetto del fine settimana del Gran Premio d’Australia racconta una storia ben diversa: quella di piloti costretti a gestire monoposto che definiscono imprevedibili, pericolose e, nel peggiore dei casi, le meno gratificanti della storia recente.
Le testimonianze di Carlos Sainz e Lando Norris al termine della gara di Melbourne non sono semplici sfoghi post-corsa, ma analisi che mettono a nudo le fragilità di un pacchetto normativo che sembra aver privilegiato la complessità tecnologica rispetto alla purezza della competizione e alla sicurezza dei piloti, oltre che alle loro abilità.
GP Australia 2026, il calvario di Carlos Sainz con la Williams
Per Carlos Sainz, l’inizio del suo secondo anno con la Williams si è trasformato in una corsa a ostacoli. Dopo un weekend martoriato dai problemi tecnici che lo hanno costretto a saltare quasi interamente le sessioni di prove libere e le qualifiche, lo spagnolo è riuscito a mettere in atto una rimonta d’orgoglio nelle fasi iniziali, arrampicandosi fino alla dodicesima posizione. Le croniche carenze del progetto FW48, unite a una fragilità strutturale dell’ala anteriore già emersa nei test in Bahrain, hanno fatto naufragare le sue speranze di punti.
Sainz ha analizzato con amarezza la sua domenica, ponendo l’accento sul divario prestazionale che separa il fondo della griglia dai top team: “Siamo riusciti a concretizzare un avvio di gara decisamente positivo, direi un’ottima partenza. Durante il periodo invernale ci siamo preparati meticolosamente per questo appuntamento inaugurale, consapevoli che sarebbe stato un debutto caotico e denso di insidie. La procedura di scatto era interamente sotto il mio controllo e il risultato è stato soddisfacente; mi trovavo in dodicesima piazza e per un istante ho accarezzato l’idea di poter agguantare la zona punti, salvando un weekend iniziato malissimo”.
“Purtroppo, intorno al ventesimo passaggio, si è ripresentata quella criticità all’ala anteriore che ci trasciniamo sin dai primi test a Sakhir. Il cedimento mi ha privato di una quota massiccia di carico aerodinamico e da quel momento l’equilibrio della vettura è andato completamente perduto. Il distacco che dobbiamo colmare è enorme: soffriamo per troppi problemi legati all’affidabilità, pesiamo troppo e l’efficienza aerodinamica non è all’altezza. Dobbiamo intervenire su ogni singolo reparto, perché è l’insieme di questi deficit a generare quel gap di oltre due secondi che la Mercedes ci infligge sul giro secco.”
Ma oltre ai problemi della sua scuderia, Sainz ha sollevato dubbi pesanti sulla natura stessa della nuova generazione di auto: “La sensazione generale che mi resta addosso dopo questa prima gara è negativa. Le fasi iniziali sono state estremamente rischiose, con numerose vetture che palesavano difficoltà evidenti e continui cambi di posizione non sempre lineari. Nel corso del primo giro, l’interazione tra l’aerodinamica attiva e l’effetto scia ha creato situazioni di pericolo che non mi hanno affatto entusiasmato. La tutela dei piloti dovrebbe rappresentare sempre la priorità assoluta e, sinceramente, questo primo round non mi è parso il più sicuro tra quelli che ho disputato”.
Lando Norris: l’allarme sulla gestione dell’energia
Se Sainz si concentra sulla dinamica del veicolo, il campione del mondo in carica Lando Norris punta il dito contro il cuore pulsante del 2026: la gestione della power unit. Il sistema, che prevede una distribuzione paritaria tra potenza termica ed elettrica, sta creando differenze di velocità istantanee che l’inglese definisce “artificiali” e, soprattutto, fonte di rischio estremo. Il pilota della McLaren, che già sabato aveva definito queste vetture come “le peggiori della storia”, ha approfondito la sua critica analizzando i rischi del Super Clipping e della ricarica della batteria in rettilineo.
“Ci troviamo immersi nel caos più totale e il rischio di assistere a un incidente di proporzioni gravi è concreto, il che è davvero un peccato per il nostro sport – ha detto Lando. Mentre guidiamo, abbiamo la sgradevole sensazione di essere lì ad aspettare che accada qualcosa di terribile, che qualcosa vada storto in modo irrimediabile. Non è affatto una condizione piacevole in cui trovarsi, ma purtroppo al momento non abbiamo strumenti per intervenire”.
“È deprimente notare quanto tutto risulti artificiale; la dinamica della corsa dipende esclusivamente dalle decisioni del software della power unit, che spesso agisce in modo del tutto aleatorio. Può capitare che cinque monoposto ti sorpassino in un colpo solo e tu rimanga lì, spettatore impotente. Non essendoci margini di manovra per cambiare le cose ora, non credo abbia nemmeno molto senso continuare a parlarne”.
Norris ha poi descritto scenari da brivido legati ai delta di velocità tra chi spinge e chi è costretto a ricaricare i sistemi ibridi: “A seconda delle strategie energetiche adottate dagli altri, si possono verificare differenze di velocità che toccano i 30, i 40 o persino i 50 chilometri orari nello stesso tratto di pista. Quando un pilota colpisce un altro veicolo con un tale scarto di velocità, l’auto decolla letteralmente, rischiando di scavalcare le recinzioni di protezione e di causare ferite gravissime a se stessi e, potenzialmente, anche alle persone presenti oltre le barriere. È uno scenario orribile, a cui non vorrei mai dover pensare mentre sono in gara”.
Un regolamento sotto accusa
Le parole dei piloti evidenziano un paradosso: l’introduzione dell’aerodinamica attiva (X-Mode e Z-Mode), pensata per compensare la mancanza di potenza del motore termico nei rettilinei, sta generando una fluidità di gara che molti definiscono “da videogioco”. La gestione della batteria non è più un elemento tattico silenzioso, ma un fattore che determina chi è una “preda” e chi un “predatore” in base a algoritmi software spesso indecifrabili per chi guarda e frustranti per chi guida.
Il Gran Premio d’Australia 2026 ha dunque lasciato un’eredità pesante. Se da un lato la Mercedes sembra aver trovato la chiave di volta del nuovo sistema, dall’altro la Formula 1 si interroga sulla propria identità. Il rischio di incidenti ad alta velocità per differenze di coppia istantanea è il nuovo spettro che aleggia sul Circus, e le richieste di intervento alla FIA iniziano a farsi pressanti, ma non potranno esserci cambiamenti prima Shanghai.
se vuoi essere sempre aggiornato sulle nostre notizie
Seguici qui









