Formula 1 | Aston Martin, Cadillac e Williams: i tre team più in difficoltà in Bahrain
La squadra di Silverstone appare in piena tempesta rispetto alle altre due concorrenti
I sei giorni di prove in Bahrain hanno fornito un primo quadro, ancora incompleto ma indicativo, dei rapporti di forza che potrebbero caratterizzare la stagione 2026 di Formula 1. Se nella parte alta dello schieramento i quattro team di riferimento sembrano già delineati, nelle retrovie si intravede una corsa contro il tempo che coinvolge realtà con storie e prospettive molto diverse tra loro.
Tra le squadre chiamate a un passo avanti significativo c’è la Aston Martin, apparsa in evidente difficoltà sia sul piano tecnico che su quello dell’affidabilità. Il progetto nato dalla collaborazione con Honda è stato devastante, in senso negativo, nel suo esordio completo in pista, suscitando più di una perplessità nel paddock. Il chilometraggio complessivo è stato il più basso tra i team presenti in Bahrain e i problemi si erano già manifestati durante lo shakedown di Barcellona, raggiunto soltanto in extremis. Nell’ultima giornata, Lance Stroll ha percorso appena sei giri senza nemmeno far segnare un tempo cronometrato.
In Bahrain, quando la vettura ha potuto girare con continuità, il comportamento in pista non è sembrato particolarmente efficace, mentre la power unit giapponese ha evidenziato criticità ricorrenti. In particolare, il sistema legato alla batteria si è rivelato fragile e la mancanza di ricambi nell’ultima giornata ha costretto il team a interrompere il programma con largo anticipo. Una situazione che rende il lavoro verso Melbourne particolarmente impegnativo.

Scenario differente per la Williams, che pur avendo saltato l’intero shakedown di Barcellona è riuscita a recuperare terreno macinando chilometri a Sakhir. Il ritmo non è apparso competitivo in termini assoluti, ma la continuità in pista ha permesso di raccogliere dati preziosi. Il limite principale, secondo le indicazioni emerse, riguarda il peso della monoposto, attualmente superiore al target previsto e responsabile di un ritardo stimato in alcuni decimi al giro.
In teoria il margine di intervento esiste e la riduzione del peso potrebbe arrivare già nella prima parte del campionato, ma questo implica che le gare iniziali possano rivelarsi più complesse in attesa degli aggiornamenti. Il team di Grove sembra dunque trovarsi in una fase di transizione, con una base tecnica da affinare più che da ripensare completamente.
Capitolo a parte per la nuova entrata Cadillac, al debutto in griglia a poco più di un anno dall’ok definitivo all’ingresso nel campionato. L’approdo in Formula 1 rappresenta di per sé un traguardo significativo, ma il percorso di avvicinamento ha evidenziato le difficoltà tipiche di una struttura che parte da zero. Problemi organizzativi, aspetti logistici da perfezionare e inevitabili complessità tecniche hanno accompagnato i primi passi della squadra americana.
Nonostante questo, il lavoro è stato portato avanti con metodo e senza strappi, seguendo una pianificazione progressiva. Le aspettative per Melbourne restano prudenti e una collocazione nelle ultime posizioni appare probabile nella fase iniziale, con il rischio concreto di faticare a superare la Q1. Ma i segnali a medio termine sono considerati incoraggianti: la struttura è in crescita e l’impostazione scelta lascia intravedere margini di sviluppo nel corso della stagione.
Alla vigilia del primo weekend australiano, la domanda su chi abbia più lavoro da svolgere trova quindi risposte sfumate. La Aston Martin deve innanzitutto risolvere nodi di affidabilità che hanno limitato pesantemente la preparazione, la Williams è chiamata a ottimizzare un progetto che appare appesantito ma non privo di potenziale, mentre la Cadillac affronta la sfida fisiologica di costruire competitività partendo dalle fondamenta.
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