F1 GP Australia | Aston Martin si ritira per salvare la AMR26, Alonso: “Me lo aspettavo”
"In Cina spero in qualche passo avanti con quello che abbiamo, perché non porteremo alcun aggiornamento", ha detto Fernando
Il primo fine settimana dell’era regolamentare 2026 della nuova e discussa Formula 1 si è trasformato, per l’Aston Martin, in una complessa sessione di test a porte aperte, priva di soddisfazioni cronometriche ma densa di preoccupazioni tecniche. Il Gran Premio d’Australia, che avrebbe dovuto segnare il debutto trionfale della nuova partnership con Honda e della visione aerodinamica di Adrian Newey, ha invece certificato uno stato di crisi profonda sul fronte dell’affidabilità. Il ritiro di Fernando Alonso, avvenuto dopo una sequenza di soste forzate ai box per anomalie telematiche, è solo il sintomo più evidente di un progetto che sembra essere partito con il fiato corto e, soprattutto, con i magazzini vuoti.
Il sodalizio tra Silverstone e il motorista giapponese sta vivendo un “déjà-vu” di una decina di anni: una power unit potente sulla carta, ma estremamente fragile e carente di componenti di ricambio essenziali, in particolare per quanto riguarda i pacchi batteria. Una situazione che costringe i piloti a correre in difesa, non contro gli avversari, ma contro i limiti strutturali del proprio mezzo.
Alonso e la telemetria della discordia
Il Gran Premio di Fernando Alonso è durato effettivamente solo 14 giri. Da quel momento in poi, la corsa dello spagnolo è diventata un calvario di soste programmate e controlli remoti, nel disperato tentativo di salvare il salvabile. Nonostante i tentativi di ripartire, il team ha infine optato per il ritiro precauzionale, onde evitare danni irreparabili a componenti che, al momento, risultano quasi introvabili. Il due volte campione del mondo ha ricostruito la dinamica del suo ritiro ai microfoni della stampa internazionale.
“Nel tentativo di supportare la squadra portando a termine il maggior numero possibile di passaggi, proprio al quattordicesimo giro i tecnici hanno riscontrato una chiara anomalia nei flussi della telemetria – ha detto Fernando. Siamo stati costretti a fermarci immediatamente per intervenire sulla vettura e correggere il problema riscontrato. Inizialmente sembrava che fossimo riusciti a rimediare, ma purtroppo dopo poche tornate si è manifestata una nuova criticità che ci ha obbligato a uno stop definitivo per pura precauzione”.
“Onestamente, il risultato finale è stato del tutto in linea con quello che ci aspettavamo, dato che eravamo consapevoli che concludere questa gara sarebbe stata una missione quasi impossibile. Sia io che Lance siamo comunque riusciti a siglare dei passaggi interessanti e la nostra speranza è di compiere un ulteriore passo in avanti già in Cina.”
Una sessione di test da 300 chilometri
In un contesto così deficitario, la gara è diventata l’unica occasione per provare procedure base che il team non era riuscito a testare durante i brevissimi e travagliati collaudi invernali in Bahrain. Per la prima volta, i piloti hanno potuto affrontare il protocollo completo di un Gran Premio, dalla formazione della griglia allo scatto iniziale, raccogliendo dati vitali per la sopravvivenza dei prossimi appuntamenti. Alonso ha sottolineato l’importanza di questi chilometri “sporchi”.
“È un’attività che si rivela comunque preziosa, dato che è stata la prima vera occasione in cui siamo riusciti a completare il giro di formazione e a mettere in pratica una procedura di partenza reale. Durante i test in Bahrain non eravamo mai stati in grado di raggiungere l’orario previsto per le prove di scatto; questa è stata dunque la nostra prima volta assoluta. Abbiamo eseguito queste prove con entrambe le monoposto, riscontrando che alcuni sistemi hanno risposto bene, mentre altri necessitano ancora di molto lavoro”.
“Ci sono dei settori fondamentali che dobbiamo perfezionare come gruppo, anche nelle operazioni più semplici. Ad esempio, abbiamo effettuato un cambio gomme che non è andato come avremmo voluto e dobbiamo necessariamente crescere in quell’ambito. Finché non avremo la certezza di poter concludere i Gran Premi senza guasti alla power unit, il nostro dovere è ottimizzare tutti quei piccoli dettagli operativi che non abbiamo potuto affinare durante la pausa invernale”.
Verso Shanghai senza armi, Suzuka come ancora di salvezza
La Formula 1 si sposta ora in Cina, ma le prospettive per l’Aston Martin restano fosche. La carenza di pezzi di ricambio obbligherà la squadra a un altro weekend di estrema prudenza, una sorta di “survivor mode” tecnologico in attesa che la logistica e la produzione di Honda riescano a fornire nuove batterie e aggiornamenti per la tappa giapponese di Suzuka. Alonso è stato categorico riguardo alle aspettative per la prossima gara:
“Non porteremo alcun tipo di aggiornamento tecnico per la trasferta in Cina; semplicemente non c’è stato il tempo materiale per produrli. Questo è il motivo per cui siamo stati costretti a gestire il weekend di Melbourne con una cautela estrema. La nostra speranza è rivolta al Giappone, dove contiamo di avere a disposizione i primi sviluppi e, cosa più importante, un numero maggiore di pezzi di ricambio. Credo che per Suzuka avremo più batterie di scorta e solo allora potremo pensare di spingere davvero la monoposto al limite, sapendo che in caso di guasto potremo intervenire per ripararla. Fino ad allora, a Shanghai, saremo chiamati ad affrontare un altro appuntamento all’insegna della massima attenzione”.
Anche Lance Stroll ha confermato il valore puramente didattico di questa trasferta australiana: “In definitiva, considero positivo l’aver macinato un po’ di chilometri oggi, specialmente dopo aver dovuto rinunciare a quasi tutte le sessioni di prova previste per questo fine settimana. Abbiamo trasformato la gara in una vera e propria sessione di apprendimento, decidendo di fermarci per diversi giri in modo da verificare ogni parametro all’interno del garage prima di riprendere la pista. È evidente che ci manchi ancora moltissimo sia sul fronte delle prestazioni pure che su quello dell’affidabilità, ma i dati raccolti oggi dovrebbero finalmente fornirci una bussola più precisa in vista della Cina.”
Il genio del design Adrian Newey ha infine sintetizzato la strategia del team, confermando che il ritiro finale è stato ordinato per “salvare” la macchina: “La giornata odierna è stata vissuta principalmente come un’opportunità per approfondire la conoscenza della AMR26. Entrambe le nostre vetture sono scattate regolarmente ma, una volta appurato che non avevamo alcuna chance realistica di lottare per la zona punti, abbiamo scelto di rientrare ai box per sottoporre le monoposto a controlli approfonditi. Successivamente, ho chiesto personalmente a Fernando di ritirarsi per preservare l’integrità dei componenti meccanici. Le informazioni e le lezioni apprese in questo fine settimana saranno fondamentali per preparare il prossimo evento”.
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