F1 | 15 febbraio 1996: inizia ufficialmente l’era Schumacher in Ferrari

Ventiquattro anni fa la presentazione della F310, la monoposto con cui il tedesco i primi successi in rosso

F1 | 15 febbraio 1996: inizia ufficialmente l’era Schumacher in Ferrari

Sono trascorsi oramai 24 anni da quel 15 febbraio 1996, giorno in cui la Ferrari presenta la F310. Tra le novità che accompagnano quella stagione, che si preannuncia come l’ennesima votata al riscatto da parte di Maranello, figura quella riguardante Michael Schumacher. Il tedesco infatti, dopo aver conquistato due titoli consecutivi in Benetton tra il 1994 e 1995, decide di intraprendere una nuova sfida accettando la corte del Cavallino.

E così la data di San Faustino, che cade nel giorno successivo a quella degli innamorati, sancisce l’unione ufficiale di quella che si sarebbe rivelata una tra le più belle storie d’amore sportive durata per ben 11 stagioni, in cui la Rossa e Schumi fanno man bassa di titoli dominando il primo lustro del nuovo millennio.

Ma per costruire l’oramai celebre e storico quinquennio rosso, bisogna chiaramente porre le basi e la Ferrari lo fa ingaggiando il più forte pilota in circolazione (il “caro Schumacher”, come lo definì il compianto Avvocato Gianni Agnelli) che poi – come la storia ci ha raccontato e dato testimonianza – sarebbe diventato uno dei migliori in assoluto nel panorama motoristico. Il 1996 segna dunque una svolta importante per il Cavallino, che cerca così di colmare le lacune tecniche della monoposto con il talento di Schumacher affiancato da un’altra new entry a Maranello: Eddie Irvine.

Le differenze rispetto al passato si vedono tutte in quei decimi (in alcuni casi sarebbe meglio scrivere secondi…) di differenza colmati proprio da Schumacher nel confronto con la Williams del duo Damon Hill-Jacques Villeneuve. Schumacher, al suo primo anno in Ferrari, giunge terzo nel Mondiale conquistando 3 vittorie e 4 pole position. Impietoso il confronto tra i due piloti di Maranello, che testimonia l’apporto prezioso di Schumacher: il tedesco infatti ottiene 59 punti, Irvine solamente 11.

Proprio il nordirlandese, intervistato a margine del GP del Belgio 1996 vinto proprio dal compagno di squadra, sintetizza la grandezza di Schumacher in poche ma esaustive parole.

La vettura era difficile da tenere in traiettoria nelle veloci. Non chiedetemi come quello lì sia riuscito a vincere. Se prendo due secondi e mezzo in qualifica non mi aspetto di vincere la gara”.

Infatti, già in quel 1996, Schumacher realizza dei veri e propri miracoli sportivi alla guida di una monoposto lungi dall’essere competitiva. Come ad esempio la pole “illegale” fatta segnare a Montecarlo, con la guida di quell’ultimo settore della pista del Principato che di umano ha ben poco. Oppure l’affermazione netta sul tracciato del Montmeló quel 2 giugno 1996. Pioggia battente e i piloti impegnati in pista in chiara difficoltà: chi è costretto al ritiro, chi è costretto all’errore in una corsa ad eliminazione diretta. Tutti tranne quello al volante della Rossa numero 1 che invece sembrava guidare come se l’asfalto catalano fosse asciutto, imponendo distacchi abissali alla concorrenza.

Il 1996 segna dunque la conversione di tutti quegli scettici che non vedevano di buon occhio il passaggio in rosso di Schumacher. Emblematico, in tal senso, lo striscione di Monza ’95 che recitava: “Meglio un Alesi oggi che 100 Schumacher domani”.  Sicuramente si saranno ricreduti. Capita a tutti di sbagliare.

Leggi altri articoli in Ferrari

Lascia un commento

You must be logged in to post a comment Login

Articoli correlati

News F1

F1 | Il GP d’Italia 2020 sarà a porte chiuse

Il sindaco di Monza ha inoltre annunciato la permanenza dell'Autodromo brianzolo nel Circus fino al 2025
Il Gran Premio d’Italia 2020 si svolgerà ma senza quella cornice di pubblico che lo rende un appuntamento magico. Il