Villeneuve story: il Duello di Digione

Villeneuve story: il Duello di Digione

Una di quelle storie da raccontare alla sera, davanti ad un camino mentre si sorseggia una cioccolata, l’atmosfera è rilassante ed il pubblico pronto ad ascoltare.

Gran Premio di Francia 1979, corso sul circuito di Digione: 3800 metri esatti la sua lunghezza da ripetersi 80 volte per un totale di 304 chilometri. Durante le qualifiche i più veloci sono i piloti di casa con monoposto di casa, ovvero Jean Pierre Jabouille e René Arnoux su Renault, terzo il canadese Gilles Villeneuve su Ferrari, unico a tenere il passo dei primi due scendendo sotto l’ 1’08’’ in qualifica. A causa della conformità del tracciato molti piloti accusano forti nausee e vertigini, tanto che lo stesso Jabouille fa installare alcuni accorgimenti sulla propria vettura per minimizzare tali effetti, idea che viene presa anche dal belga Jacky Ickx.

È domenica 1° luglio, le vetture sono schierate, viene dato il via.

Villeneuve parte bene e scatta in testa ponendo dietro a sé il poleman francese, mentre Arnoux parte male e dopo il primo passaggio è solamente 9°. Tuttavia le due Renault, diversamente dalle altre monoposto, sono equipaggiate con turbocompressori che garantiscono così una maggior velocità di punta nell’unico ma assai lungo rettilineo Ligne Droit De La Fouine; così i due francesi riescono a mantenere il passo ed incrementarlo nei giri successivi, Arnoux è protagonista di molti sorpassi: Alan Jones al terzo giro, Lauda, Jarier e Piquet tra quarto ed undicesimo passaggio, Jody Scheckter dopo altri sette, in quanto il sudafricano su Ferrari non demorde ed è costretto a cedere la quarta posizione a seguito di un cedimento progressivo delle sue coperture. Intanto dopo 47 giri Jabouille riesce a raggiungere Gilles e a sorpassarlo con facilità, avvantaggiato dal motore Renault, fugge in testa alla gara e ci rimane fino al termine.

Ma il vero spettacolo accade negli ultimi 6 giri dal termine. Anche l’altra Renault di René Arnoux raggiunge la Ferrari ed ingaggia un combattimento epico, insano, favoloso. La 312 T4 soffre di una crisi all’impianto frenante, cosa che non aveva permesso in precedenza di stare dietro a Jabouille, ma Gilles non ha affatto intenzione di cedere anche la seconda piazza e far fare doppietta ai francesi. Nel tratto misto la Rossa segna tempi migliori, lungo il rettilineo la Renault le è superiore, un bilanciamento di forze che porta a continue staccate al limite con le gomme portate al limite che lasciano lunghe strisce nere ed alzano nuvole bianche, i motori non sono risparmiati neanche per un giro e devono spingere continuamente a pieno regime, il cambio deve resistere a continue cambiate, gli stessi piloti devono resistere alle forti sollecitazioni cui sono sottoposti, alle sportellate che si rifilano a vicenda in curva e (molto pericolosamente) sul dritto, ai sorpassi ed ai controsorpassi anche all’esterno curva, cosa in cui il canadese si dimostra maestro.

Non è una battaglia fra uomini e automobili, ma tra due anime infuocate.

Dopo 1 ora, 35 minuti , 20 secondi e 42 centesimi Jean Pierre Jabouille taglia il traguardo in prima  posizione. Questo è per lui il primo GP vinto in carriera su macchina che usa motore, carburante e gomme  di origine francese. Non meno importante è il fatto che per la prima volta si assiste alla vittoria di una monoposto equipaggiata con turbocompressore: da qui in poi per più di dieci anni la tendenza sarà questa.

Ma l’attenzione di pubblico e telecronisti è altrove. Tutti attendono di sapere chi conquisterà la seconda posizione. Bisogna attendere altri 14 secondi per saperlo: è Villeneuve a sopravanzare il francese e vincere per soli 24 centesimi di secondo, il pubblico esplode in applausi fragorosi dedicati ai due.

Nel post gara le Renault verranno sottoposte a controlli specifici – soprattutto il propulsore – ma risulteranno regolari. Commenterà poi Arnoux al termine dell’entusiasmante gara: « La gente si impressiona perché non è abituata a vedere certe scene. Chi assiste alle gare di Formula 2 e 3 non si sorprende per certi sorpassi, per queste situazioni definite da brivido. Il rischio è sempre abbastanza calcolato. Quando capita qualche incidente è perché c’è un imprevisto, per un errore o perché la macchina si guasta. Le nostre vetture sono costruite apposta per andare forte, per frenare rapidamente e per tentare sorpassi al limite. »

Di opinione diversa fu l’ingegner Carlo Chiti, che commentò aspramente:  « Non ho visto la televisione, ma mi hanno raccontato con dovizia di particolari quanto è successo. A mio avviso non si è trattato di uno spettacolo edificante. Urti, sportellate ed ogni tipo di scorrettezza. Questi piloti sono abituati male perché nessuno fa mai rispettare i regolamenti e non ci sono punizioni. È chiaro che correndo in automobile a certe velocità i rischi ci sono. Ma andarli a cercare è pura follia. Il fatto più grave e che non sono soltanto i giovani a comportarsi in questa maniera ma anche gli anziani, quel piloti che dovrebbero dare l’esempio. Poi quando succedono gli incidenti gravi si cercano le responsabilità. »

Tuttavia in quell’occasione l’unica cosa che si vide fu spettacolo allo stato puro, adrenalina vera. I due rimarranno amici fino alla scomparsa di Gilles nell’82 a Zolder. Recentemente Arnoux ha pilotato la monoposto dell’amico per celebrare una mostra in suo onore, a 34 anni da quel fatale incidente e rilasciando interviste ancora su quella battaglia: « Quel duello fu possibile perché io conoscevo molto bene Gilles come lui conosceva altrettanto me, eravamo rispettosi ognuno dell’altro. Nonostante i problemi di gomme  e di benzina siamo riusciti a dar vita ad un duello che rimarrà nel tempo. »

Siamo sicuri che anche Gilles, da lassù, sorriderà ogni volta che penserà a quella domenica di inizio luglio dove fu scritta una delle più belle pagine dell’automobilismo.

 

Andrea Villa

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11 commenti
  1. carlopower

    18 giugno 2013 at 14:22

    Che duello,una lotta per il secondo posto alla fine lo conquisterà Gilles,duelli e sorpassi come questi ce li possiamo sognare.

    • pecos64

      20 giugno 2013 at 00:22

      Che spettacolo, Gilles, A.Jones, Arnoux, Lafitte , Piquet, Patrese, Rosberg, poi Mansell De Angelis, Alboreto ecc.ecc. non finirei di ricordare nomi, e ancora oggi ricordo bene i GP fine anni settanta e anni ottanta, mentre fatico a ricordare quanto accaduto un o due gp fà. Hai ragione duelli come questo chi li vede più , oggi sarebbero immediatamente sanzionati , come all’esame di scuola guida. I piloti anni settanta ottanta scendevano dalle vetture con le mani sanguinanti, Piquet 1980 GP Brasile dal caldo e la fatica quasi sveniva nell’abitacolo, Mansell Detroit svenne spingendo la sua lotus all’arrivo. Andavano sul podio sudati e sporchi. Staccavano 200 metri prima di adesso ma ci voleva il doppio del coraggio e se lo avevi facevi la differenza anche con una macchina pessima, oggi i tempi sono quasi tutti a coppie conta solo la vettura. Ma soprattutto rischiavano la vita ma si divertivano, oggi sanno solo leticarsi e io guardo la F1 solo per il rispetto che ho nei confronti di un amico di vita che non ho mai personalmente conosciuto , ma che ho ammirato da quando avevo 12 anni ed oggi che ne ho 49 ammiro ancora di più – Grazie Frank !

      • Luke-ferrarista ma sempre oggettivo

        20 giugno 2013 at 19:49

        Questi erano i veri Piloti con le P—E cubiche, quelli che ti emozionavano ad ogni curva e che facevano di tutto pur di vincere e dare spettacolo

  2. Matilde

    18 giugno 2013 at 14:52

    ero una bambina ma me lo ricordo come se fosse successo domenica scorsa… 🙂 uno degli episodi che mi ha fatto innamorare della F1… <3

  3. michele

    18 giugno 2013 at 15:17

    Duello Villeneuve-Arnoux…
    GP Francia 1979…

    Commento originale RAI..

    mitico Poltronieri!!!

    http://www.youtube.com/watch?v=ZoSwGLbR4_M

  4. mario

    18 giugno 2013 at 18:49

    In quell’epoca lotte di quel tipo erano all’ordine del giorno.Oggi se due piloti facessero una lotta simile si beccherebbero 25 secondi di penalita’ sul tempo totale di gara.Riguardo al commento di Chiti..beh(premetto che io non ero un tifoso di Villeneuve)si sa che la “banda” degli italiani(De Angelis,Patrese,Giacomelli,De Cesaris)reputavano Villeneuve un pazzo,un pericolo per la sicurezza sua e degli altri.Poi quando mori’ne parlarono tutti bene.L’ipocrisia al potere

    • Max Bassanet

      19 giugno 2013 at 13:55

      un pò la stessa cosa quando è morto Simoncelli

  5. Lumegoto

    18 giugno 2013 at 22:25

    avevo 16 anni. . . ricordo che facevo i salti sulla poltrona e gridavo come un pazzo ad ogni sorpasso…da li nacque la
    febbre Villeneuve. qualcuno si domanda perche’ la febbre Villeneuve e non Arnoux? Perche’ fu Gilles a resistere con un mezzo inferiore e perche’ era il suo essere dare il massimo oltre il limite della macchina.

  6. TopGear79

    19 giugno 2013 at 10:35

    L’essenza assoluta della Formula 1.

    • pecos64

      20 giugno 2013 at 00:30

      Hai ragione ! ma anche l’essenza assoluta della vita, spingersi sempre oltre i propri limiti per scoprirne sempre dei nuovi e farsi cogliere dalla morte quando sei ancora vivo , facendo quello che hai sempre sognato di fare , facendolo come lo sai fare , approfittando dell0incertezza del domani per godersi quello che hai oggi. Io non tifavo per Gilles ma lo rispettavo e ne riconoscevo i meriti, grazie ai quali oggi è ancora vivo tra di noi . La vita senza emozioni è come una F1 senza ruote – INUTILE.

  7. michele

    21 giugno 2013 at 11:05

    Due matti al volante….

    attenti a quei due…..!!!!!!!!!!!

    Joseph Gilles Henri Villeneuve,
    meglio conosciuto come Gilles;
    Saint-Jean-sur-Richelieu, 18 gennaio 1950
    Segno del Capricorno

    Marco Simoncelli ;Cattolica, 20 gennaio 1987
    meglio conosciuto come il Sic;
    Segno del Capricorno

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