Vettel torna a sorridere: se la Racing Point è un salto di qualità rispetto alla Ferrari…

L'Aston Martin ha un progetto ambizioso ed è riuscita a convincere un quattro volte campione del mondo

Vettel torna a sorridere: se la Racing Point è un salto di qualità rispetto alla Ferrari…

E’ un mondo capovolto, un sottosopra al limite del surreale, quasi difficile da commentare. Sebastian Vettel abbraccia con entusiasmo e motivazioni un progetto altamente ambizioso, recupera il sorriso, sente la fiducia di chi lo ha fortemente voluto, ottiene garanzie tecniche di competitività. Sopratutto dà l’idea di aver fatto un salto di qualità, lasciando la Ferrari per la Racing Point (!).

Parlano, almeno per ora, i fatti: Aston Martin entra come costruttore in F1 con il pieno appoggio di Mercedes, con i fili sapientemente tirati da Toto Wolff, coadiuvato stavolta dall’impegno del magnate Lawrence Stroll.

Chi l’avrebbe mai detto che l’ex Jordan, poi Force India e così via, avrebbe avuto la forza di ingaggiare un quattro volte campione del mondo, di pensare – vedremo poi se riuscirà – una scalata ai vertici della massima categoria, rilanciando un marchio iconico di sportività british, le auto dell’agente segreto di Sua Maestà. Chi avrebbe mai detto, soltanto qualche tempo fa, che Stroll padre sondasse il mercato tecnici puntando a nomi di grido, che insomma facesse così sul serio.

La Ferrari (auguri e figli maschi per i 1000 gloriosi GP) incassa, come una piccola vendetta a freddo, l’annuncio di Vettel e della sua nuova squadra. Piegata nel suo immobilismo, nel suo certosino e oscuro lavoro di rinascita, fatto di proclami a lungo termine e tante difficoltà nel presente, la Rossa del mito viene ormai snobbata nelle gerarchie di una F1 sempre più in orbita Mercedes, e il suo leader conclamato Leclerc, la fulgida speranza di rinascita, diventa “un ragazzino di 22 anni che deve ancora crescere“, parola di Binotto al TG3.

Vettel ha abbracciato la famiglia Mercedes nel ruolo del campione intorno al quale Aston Martin vuole costruire qualcosa di importante. Lo stesso tedesco ha elogiato la passione di Lawrence Stroll, con parole che – involontariamente? – suonano come una frecciata a chi è al vertice piramidale di una squadra leggendaria, ma senza appunto riuscire minimamente a dimostrare la stessa passione o un minimo di trasporto.

Vedere Sebastian, così innamorato del mito Ferrari, sposare con tanto e convinto entusiasmo un progetto sulla carta esaltante è l’ennesimo duro colpo per i ferraristi. Perché una volta Maranello i campioni del mondo li andava a strappare alla concorrenza, così come i migliori tecnici sul mercato.

Stavolta invee il nostro campione è stato liquidato con una telefonata, perché non rientrava nei piani, eppure d’improvviso ha recuperato il sorriso, fiducioso “di poter tornare a lottare per le posizioni importanti con una squadra che ha enormi potenzialità”. La Racing Point. Non la Ferrari, che ancora una volta esce malconcia come immagine, e sempre più ridimensionata nelle aspettative. E questo fa davvero male.

Antonino Rendina


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