F1 | Button: “Geloso di Alonso e Stroll, anche io vorrei guidare una macchina di Newey”
Il campione del mondo 2009 è ambasciatore di Aston Martin da questa stagione
L’ingresso di Jenson Button nell’organigramma Aston Martin, avvenuto lo scorso febbraio in veste di ambasciatore, ha aggiunto un tassello quantomeno figurativo a una scuderia che sta catalizzando l’attenzione dell’intero paddock per le prestazioni disastrose di questo inizio di stagione. Il campione del mondo 2009, dopo aver appeso definitivamente il casco al chiodo al termine del 2025, ha scelto di mettere la propria esperienza a disposizione del progetto di Lawrence Stroll, ritrovandosi a stretto contatto con due figure che hanno segnato la sua carriera: l’ex compagno di squadra Fernando Alonso e il progettista dei record, Adrian Newey.
Nonostante il ritiro dalle competizioni professionistiche, il richiamo della pista resta forte, specialmente quando si ha la possibilità di osservare da vicino la genesi delle monoposto che definiscono la nuova era tecnica della Formula 1. Button non ha nascosto una punta di nostalgia nel vedere i suoi colleghi alle prese con le ultime creazioni nate dal tavolo da disegno di Newey, ammettendo apertamente quanto avrebbe desiderato incrociare il cammino dell’ingegnere inglese durante i suoi anni d’oro.
L’invidia per un’opportunità mai avuta
Durante la sua lunga militanza nel Circus, Button ha sfidato le vetture di Newey in ogni loro declinazione senza mai avere l’occasione di guidarne una. Oggi, nel suo nuovo ruolo commerciale e mediatico a Silverstone, questa mancanza si fa sentire in modo particolare. In un intervento pubblicato sui canali ufficiali del team, Jenson ha descritto così il suo stato d’animo.
“Sarei davvero curioso di mettermi alla prova con queste monoposto di ultima generazione, specialmente se il progetto porta la firma di Adrian Newey. Per gran parte della mia attività agonistica mi sono trovato a lottare contro le sue invenzioni e mi sono spesso domandato quale potesse essere la sensazione di lavorare fianco a fianco con lui. Devo ammettere con onestà che provo un pizzico di gelosia nei confronti di Lance e Fernando per il privilegio che stanno vivendo in questa stagione”.
Il desiderio di Button non è quello di un ritorno a tempo pieno, consapevole che l’attuale ritmo del mondiale sia insostenibile per chi ha scelto di dedicarsi ad altro, ma la curiosità tecnica resta intatta: “Mi entusiasmerebbe moltissimo l’idea di pilotare una creazione di Adrian, anche solo per una breve sessione. Magari potrebbe trattarsi di una giornata di esibizione o di un evento promozionale, poiché affrontare un calendario fitto da ventiquattro appuntamenti stagionali è un impegno per il quale mi sento ormai anagraficamente fuori tempo massimo”.
Il metodo Newey: tra taccuini e intuizioni
L’aspetto che più ha colpito Button nel suo primo periodo in Aston Martin è l’approccio metodologico di Newey. Nonostante la Formula 1 del 2026 sia dominata da simulazioni digitali e intelligenza artificiale, il Managing Technical Partner della scuderia britannica continua a distinguersi per un legame quasi artigianale con il design automobilistico.
Jenson Button ha voluto sottolineare l’unicità del tecnico britannico, oggi impegnato nel doppio ruolo di supervisore tecnico e team principal ad interim: “Osservare il modo in cui Adrian affronta il lavoro quotidiano è un’esperienza che rapisce. È rimasto un professionista legato alla vecchia scuola: si muove con il suo inseparabile taccuino, traccia bozzetti e sviluppa intuizioni direttamente sul tavolo da disegno, ed è proprio questa attitudine a renderlo il fuoriclasse che tutti conosciamo. È un vero artista della meccanica. Confesso che ho anche tentato di sbirciare tra i suoi appunti privati, ma lui è molto attento e si è accorto immediatamente della mia curiosità”.
Oltre a Newey, Button ha ritrovato nel box Fernando Alonso. I due, che hanno condiviso il difficile biennio in McLaren-Honda tra il 2015 e il 2016, rappresentano la memoria storica della griglia attuale. Button, che ha un solo anno in più dello spagnolo, si dice impressionato dalla costanza di rendimento dell’asturiano, capace di mantenere standard altissimi nonostante il passare delle stagioni.
“Ho condiviso il garage con Fernando per diverse stagioni e, sebbene quel periodo non sia stato semplice per nessuno dei due a causa delle prestazioni generali, lui è sempre rimasto il mio parametro di riferimento assoluto. Cercare di superare un pilota del suo calibro a parità di equipaggiamento rappresentava uno stimolo incredibile che ho sempre apprezzato molto. Notare oggi la sua etica del lavoro e la capacità di staccare la spina fuori dall’abitacolo conferma quanto sia un atleta straordinario. A distanza di dieci anni dal nostro sodalizio, posso dire che la sua determinazione non è mutata di un millimetro”.
Le sfide tecniche della AMR26
Il presente di Aston Martin non è privo di nubi. La AMR26, pur essendo considerata da Newey un telaio potenzialmente da top 5, sta faticando a causa di complessi problemi di integrazione con la nuova unità Honda. La ricerca della massima efficienza aerodinamica e del packaging estremo ha generato vibrazioni parassite che rendono la guida faticosa per Alonso e Stroll, oltre a minare l’affidabilità generale.
Questo scenario si intreccia con le manovre di mercato che riguardano la dirigenza. Sebbene Lawrence Stroll abbia recentemente blindato la leadership di Newey, le voci di un possibile arrivo di Jonathan Wheatley, dopo il suo addio fulmineo al progetto Audi, continuano a circolare. Wheatley sarebbe la figura ideale per sollevare Newey dalle incombenze burocratiche del ruolo di team principal, permettendogli di concentrarsi esclusivamente sulla risoluzione dei problemi tecnici che affliggono la vettura.
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