Ferrari, finalmente si intravede un po’ di luce in fondo al tunnel

Gli aggiornamenti portati in pista dalla Ferrari negli ultimi GP hanno migliorato la SF1000, attesa ora dall'esame Imola

Ferrari, finalmente si intravede un po’ di luce in fondo al tunnel

Una fiammella in lontananza, un barlume di speranza e di fiducia che almeno rinfranca, non un pieno di ottimismo, ma almeno la concreta possibilità che tra le molteplici strade percorribili quella intrapresa ultimamente dalla Ferrari sia quella giusta.

In un mondiale che è un calvario, anche il pacchetto evolutivo per la SF1000 è stato centellinato e ragionato, e soltanto dopo tre gare – Sochi, Nurburgring e Portimao – si può effettivamente trarre un giudizio sulla bontà delle novità portate in pista dal Cavallino. Alettoni, badgeboards, sospensione posteriore rivista, infine fondo ed estrattore. Una piccola rivoluzione del deludente vestito aerodinamico della ormai dannata SF1000, con il dato confortante dell’efficacia e della funzionalità degli aggiornamenti.

La notizia – quarto posto in terra lusitana a parte – è che la Ferrari è riuscita effettivamente a fare nel complesso un passo avanti e soprattutto è che gli aggiornamenti funzionano, cosa non sempre scontata se si va a studiare la recente storia del Cavallino, fatta di cocenti delusioni sotto la voce sviluppi a stagione in corso.

In un mondiale ormai andato, che si disputa tra l’altro con il solo Leclerc, visto che Vettel fa campionato a se nelle retrovie per molteplici motivi che non andremo qui ancora sviscerare (ma anche basta!), tutto il lavoro degli uomini di Maranello – come confermato dal capo progettista Simone Resta al settimanale Autosprint – è concentrato in ottica 2021. Gli sviluppi di oggi sono la base della monoposto di domani, quella che – complice una Power Unit tutta nuova che promette molto bene al banco – dovrebbe far tornare la Rossa in zona podio, lasciandosi dietro queste posizioni che non le competono.

Ecco perché, nonostante la prestazione assoluta lasci ancora a desiderare, si può essere timidamente ottimisti riguardo all’immediato futuro. La Ferrari non colmerà il gap con la Mercedes nel 2021, sarebbe impossibile visto il congelamento di gran parte della monoposto (la Rossa spenderà i due gettoni previsti dal regolamento per modificare il retrotreno, cercando stabilità e con l’intendo di sfruttare meglio le gomme), ma con una cavalleria quantomeno “decente” è facile immaginare un bel salto in avanti, considerando che dal punto di vista del telaio e dell’aerodinamica Maranello sta dimostrando di saper dove intervenire, migliorando in modo quasi inaspettato.

La Rossa presta il fianco a mille critiche per la gestione del team, per la debacle tecnica, per l’immobilismo sul mercato tecnici, nonché per aver perso negli anni ingegneri di assoluto spessore, ma nella difficoltà generale le va dato atto di essere riuscita ad affinare una monoposto che sembrava irrecuperabile. E’ ancora troppo poco, ma è un indizio positivo per il futuro. In attesa del cambio regolamentare del 2022 e con una partita sul fronte congelamento dei motori ancora aperta, accogliamo con favore i miglioramenti della sfortunata SF1000, sperando che la buona performance vista in Portogallo venga confermata a Imola, circuito che senza la variante bassa presenta qualche criticità in più per la Ferrari e per il suo “motore” strozzato.

Sarebbe bello però se Leclerc riuscisse a fare un bel risultato sulle rive del Santerno, nell’autodromo che porta il nome Ferrari e dove si corse l’ultima volta nel 2006: quando uno spaziale Michael Schumacher domò per 62 giri un giovanissimo e arrembante Fernando Alonso su Renault. Non vedremo niente di simile, ma il monegasco ha piazzato nelle ultime due gare la Rossa in seconda fila e se non c’è due senza tre non resta che sperare che ci faccia divertire, almeno un po’.

Antonino Rendina


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