F1 | Red Bull, Max Verstappen e il ticchettio di un orologio che non aspetta

Verstappen rischia di restare un'eterna promessa non mantenuta

F1 | Red Bull, Max Verstappen e il ticchettio di un orologio che non aspetta

Max Verstappen durante le terze prove libere del GP di Monaco salta dritto per dritto sul cordolone delle Piscine e rovina il suo fine settimana, rompendo la sospensione e andando a muro. L’ennesimo erroraccio di una stagione nata male, con più ombre che luci, con cappellate disseminate in giro per il mondo quasi con rigore scientifico. Con la media di quasi una “papera” sesquipedale a Gran Premio. Nei tre anni di Red Bull, pieni di grandi gare, manovre sorprendenti, ma di altrettanti errori, scorrettezze e passi falsi, mai si era visto ciò che è accaduto a Montecarlo.

Max, con la coda tra le gambe, si avvicina nei box ad Helmut Marko, eminenza grigia della Red Bull, e viene di fatto bruscamente allontanato. Un gesto inequivocabile, per di più in mondovisione: vai via, non ti voglio sentire, non ti voglio vedere. Mettetevi anche nei panni del colosso bibitaro. Hanno difeso a spada tratta il giovane fuoriclasse, lo hanno giustificato anche dopo le più improbabili e dissennate manovre, hanno puntato tutto su di lui, trascurando un signor pilota come Ricciardo e, anzi, decidendo di fatto di rinunziarvi. Intanto Ricciardo ha vinto in Cina ed è stato autore di una sorprendente pole position a Montecarlo. Max in Cina speronava Vettel e a Montecarlo partirà dal fondo. Ci sarebbe da impazzire.

Il problema di fondo è che di Verstappen s’è sempre detto: imparerà, crescerà, è giovane. Prendendo per buone le doti velocistiche innate, quel talento fuori dal comune che l’ha aiutato ad arrivare ancora bambino ai vertici della F1. Eppure anche il talento puro va inquadrato, regolato, indirizzato. All’istinto più puro, alla selvaggia impulsività vanno per forza di cose associati il raziocinio, il senno, la capacità di giudizio, tutta una serie di freni inibitori che trasformano un cavallo pazzo in uno di razza. Si può essere predestinati, ma non si diventa campioni per diritto acquisito. Lo scatto di maturità prima o poi deve pur arrivare, in caso contrario il passaggio da promessa ad incompiuto è piuttosto breve.

Per Verstappen il tempo è prossimo alla scadenza. Quello di Helmut Marko è stato il primo vero gesto di insofferenza. Per ora il pilota olandese sta campando di rendita, sulle vittorie del 2017, sulle belle gare disputate nel finale dello scorso campionato, ma per quanto riguarda la stagione in corso rasentiamo il fallimento più totale. Errori a partire dall’Australia, ripetuti in Bahrein , Cina e a Baku. Condotte di gara al limite, mancanza di nervi e lucidità.

Un bottino per nulla incoraggiante per colui che doveva già essere in questo 2018 l’acerrimo e primo rivale di Vettel e Hamilton, un avversario scomodo e irriverente, che poteva ricordare da molto vicino il primissimo Schumacher, quello che faceva venire i capelli bianchi ai veterani del Circus. Verstappen invece sembra smarrito, con l’aggravante di prenderle in continuazione da Daniel Ricciardo, che è sì fortissimo, ma anche “dimissionario” da casa Red Bull. Viaggia a gonfie vele la lattina sbagliata. E quanto spreco di talento cristallino, prigioniero di un eterno Peter Pan che non ne vuole sapere di crescere. Vai va’ non ti far vedere oggi…

Antonino Rendina


F1 | Red Bull, Max Verstappen e il ticchettio di un orologio che non aspetta
2.8 (55.17%) 29 votes
Leggi altri articoli in Focus F1

Lascia un commento

You must be logged in to post a comment Login

Articoli correlati