F1 GP Giappone | Mercedes, Russell: “Un cambio di assetto ha peggiorato la macchina”
"È stata una qualifica davvero strana", ha detto l'inglese
Il sabato di Suzuka ha confermato la forza della Mercedes W17, capace di blindare l’intera prima fila per il Gran Premio del Giappone. Dietro il secondo posto di George Russell si nasconde però una sessione di qualifica vissuta costantemente in difesa. Il pilota britannico, che scatterà accanto al poleman Kimi Antonelli, ha accusato un distacco di 298 millesimi dal compagno di squadra, un margine figlio di un feeling con la monoposto che è venuto meno proprio nel momento più importante del weekend. Mentre il bolognese sembra aver trovato una fluidità quasi naturale tra le pieghe del tracciato nipponico, Russell ha dovuto lottare con una vettura diventata improvvisamente nervosa a causa di alcune scelte tecniche dell’ultimo minuto.
Il circuito di Suzuka, con i suoi cambi di direzione repentini e le curve ad alta velocità, richiede una fiducia totale nel bilanciamento della vettura. Se il retrotreno non è perfettamente stabile, affrontare la sequenza delle “S” nel primo settore diventa un esercizio di equilibrismo che penalizza inevitabilmente il cronometro. Russell ha vissuto esattamente questo scenario, passando da un venerdì e una mattinata di sabato estremamente positivi a una qualifica dove la sua Mercedes sembrava aver perso la bussola tecnica.
Il mistero dell’assetto e la rincorsa in Q1
Il primo segnale d’allarme è arrivato già nella prima fase delle qualifiche. Mentre le altre vetture di vertice siglavano tempi competitivi con relativa facilità, Russell si è ritrovato pericolosamente vicino alla zona eliminazione, navigando tra la settima e l’ottava posizione. Un’anomalia per chi, solo poche ore prima nelle FP3, sembrava avere il passo per puntare con decisione alla pole position. Il pilota ha spiegato come una modifica meccanica apportata poco prima del via abbia alterato profondamente il comportamento della monoposto.
“È stato un turno davvero strano, ad essere onesti – ammette George. Poco prima di iniziare le qualifiche abbiamo deciso di modificare l’assetto e all’improvviso la vettura non si comportava più come aveva fatto per tutto il resto del fine settimana. Durante la Q1 era evidente che qualcosa non andasse, dato che mi ritrovavo bloccato in settima o ottava posizione, e siamo stati costretti a intervenire pesantemente sull’ala anteriore nel bel mezzo della sessione per cercare di correggere il tiro. Il team ha già iniziato a indagare sui dati: non sappiamo ancora se sia stato commesso un errore procedurale o cosa sia successo esattamente, ma visti i presupposti della prima fase sono sollevato di essere comunque qui, perché temevo che saremmo finiti molto più indietro”.
L’intervento d’urgenza sui flap dell’ala anteriore è servito a ridare un minimo di equilibrio alla vettura, ma non ha risolto il problema di fondo localizzato al retrotreno. La stabilità in frenata e la capacità di scaricare la potenza a terra in uscita dalle curve lente sono state compromesse, costringendo Russell a una guida di rimessa per evitare errori fatali.
Le difficoltà nello Snake e il confronto con i rivali
Il settore più colpito dall’instabilità della Mercedes numero 63 è stato, prevedibilmente, lo Snake. In questo tratto, dove la precisione millimetrica è tutto, Russell ha percepito una cronica mancanza di supporto da parte del posteriore, che tendeva a scivolare rendendo impossibile mantenere la traiettoria ideale. Questo deficit non solo ha influito sul tempo del primo settore, ma ha innescato un surriscaldamento delle gomme che si è poi ripercosso sul resto del giro.
“Abbiamo apportato una modifica meccanica al retrotreno che ha influenzato negativamente il comportamento della macchina, soprattutto nella zona delle ‘S’. In quel tratto non riuscivo proprio ad aggredire le curve come avrei voluto, poiché il posteriore tendeva a scapparmi continuamente via. Cercheremo di capire cosa sia andato storto analizzando ogni dettaglio, anche se ormai non possiamo più intervenire sull’assetto. Ad ogni modo, partire dalla prima fila resta un ottimo punto di partenza per domani, considerando che ci aspetta una gara molto lunga e faticosa”.
Oltre ai problemi interni, Russell ha espresso sorpresa per la competitività mostrata da Ferrari e McLaren. Sebbene la Mercedes resti la vettura da battere sul giro secco, il margine di vantaggio che sembrava essere emerso durante le libere si è drasticamente assottigliato. Oscar Piastri e Charles Leclerc hanno chiuso a ridosso dei primi due, segno che il lavoro di sviluppo dei competitor sta iniziando a dare frutti importanti in questa fase centrale della stagione.
“Chiaramente non è la situazione ideale in cui trovarsi. Mi ero sentito perfettamente a mio agio con la monoposto per l’intero weekend, poi improvvisamente in qualifica le sensazioni sono cambiate. Analizzeremo tutto stasera sperando di trovare risposte chiare; forse dovrò adattare leggermente il mio stile di guida per compensare questi squilibri, ma di certo non è la sessione che avevamo pianificato. Per la seconda settimana di fila le qualifiche si sono rivelate più ostiche del previsto. Devo dire che la vicinanza di Ferrari e McLaren è stata una sorpresa. Dopo un’ottima FP3 pensavamo di avere un margine di vantaggio maggiore sulla concorrenza; siamo ancora primi e secondi, il che è fantastico, ma è evidente che gli altri si stanno avvicinando rapidamente”.
Asfalto e grip: l’analisi tecnica di Suzuka
Un altro fattore determinante nella prestazione opaca del Q3, che ha visto pochissimi piloti migliorare nel secondo tentativo, è stata la temperatura della pista. Con il calare del sole sul circuito di Suzuka, l’asfalto ha perso calore rapidamente, rendendo difficile per le mescole più dure di Pirelli trovare la finestra di esercizio ottimale. Russell ha però sottolineato come il nuovo manto stradale presente nella seconda metà del circuito abbia compensato in parte la perdita di grip del primo settore, spiegando perché i tempi siano comunque rimasti molto vicini ai record della passata stagione.
“Credo che il calo della temperatura dell’asfalto, unito all’uso di mescole piuttosto dure, abbia giocato un ruolo fondamentale. Inoltre qui il manto stradale è nuovo e probabilmente il freddo eccessivo non ha aiutato a generare il grip necessario. Penso che la nuova superficie nella seconda metà del giro offra molta aderenza. Quando l’anno scorso fu riasfaltata solo la prima parte, sembrava di guidare su due circuiti completamente differenti”.
“Quest’anno il primo settore ha subito un naturale degrado, mentre la seconda metà della pista garantisce ora quel livello di grip che l’anno scorso caratterizzava l’inizio del giro. Questo spiega anche perché i tempi siano così vicini a quelli della passata stagione; abbiamo guadagnato molto nell’ultima parte della pista ed è davvero divertente guidare quando hai così tanto supporto dall’asfalto”.
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