Formula 1 | Antonelli: “La rivalità con Russell non mi preoccupa, George tornerà ai suoi livelli”
"È tutto meraviglioso, ma devo assolutamente migliorare in partenza", ha detto Kimi
Il Gran Premio del Giappone ha emesso un verdetto che profuma di leggenda per i colori italiani. Kimi Antonelli, a soli 19 anni, ha conquistato la sua seconda vittoria consecutiva, un’impresa che per un pilota del nostro Paese mancava dai tempi di Alberto Ascari nel lontano 1952. Con questo successo, il giovane talento della Mercedes non solo consolida la sua posizione come astro nascente della categoria, ma diventa il più giovane leader della classifica iridata nella storia della Formula 1.
Il trionfo di Suzuka non è stato una marcia trionfale priva di ostacoli. La gara ha messo a nudo sia le fragilità umane di un rookie fenomenale, che le criticità di un regolamento tecnico, quello del 2026, che continua a sollevare dubbi sulla sicurezza e sulla gestione dell’energia. Se Antonelli sorride dal gradino più alto del podio, il paddock mormora per una Formula 1 che sembra voler nascondere sotto il tappeto le evidenti lacune di vetture che, in certi frangenti, si dimostrano imprevedibili e pericolose.
Una partenza da dimenticare e la rimonta rabbiosa
Scattato dalla pole position, Antonelli ha vissuto un avvio da incubo. Un eccessivo pattinamento delle ruote posteriori lo ha visto sprofondare in sesta posizione già alla prima curva, costringendolo a una gara d’attacco in un circuito dove superare non è mai banale. La frustrazione del bolognese è stata evidente fin dai primi chilometri, consapevole di aver gettato alle ortiche il vantaggio del sabato.
“È stato meraviglioso ritrovare la vittoria su un tracciato così iconico e speciale, ma mentirei se dicessi di essere pienamente soddisfatto – ha detto Kimi. Una parte di me è molto felice per il risultato, ma l’altra è ancora irritata per come ho gestito la partenza. È un fondamentale su cui devo concentrarmi e lavorare sodo, perché un errore del genere ti complica la vita oltremodo ed è inaccettabile. Ho commesso un errore tecnico, rilasciando la frizione in modo troppo brusco e con le gomme non ancora in temperatura; ho superato il limite di aderenza e sono stato superato da diversi avversari. Non saprei descrivere bene i miei pensieri al termine del primo giro, ma ero davvero furioso con me stesso”.
Il fattore Safety Car e le ombre del 2026
La svolta della corsa è arrivata in concomitanza con il violento incidente di Ollie Bearman. La dinamica dello schianto ha riacceso i riflettori sulla pericolosità delle nuove monoposto. La differenza di velocità tra le vetture in pista, dovuta alle diverse fasi di ricarica energetica, sta creando situazioni limite. Bearman è stato vittima di un tamponamento ad alta velocità causato proprio da questo delta prestazionale, un problema che i piloti denunciano ormai da inizio stagione.
Antonelli, pur beneficiando del tempismo della Safety Car che gli ha permesso di effettuare il cambio gomme e balzare in testa, non ha ignorato il problema sicurezza: “Non ho avuto modo di vedere chiaramente la dinamica dell’incidente di Ollie, ma so che si parla di un problema serio legato alla velocità di avvicinamento tra le macchine. È un tema delicato su cui la FIA sta già lavorando per cercare di apportare correttivi in vista di Miami, sia per quanto riguarda la qualifica che la gara. Vedremo cosa decideranno, ma la situazione è delicata”.
“Per quanto riguarda la mia gara, sono stato certamente fortunato con il tempismo della neutralizzazione, ma il mio ritmo successivo è stato straordinariamente solido. Senza la Safety Car sarebbe stato molto più difficile scavalcare Charles Leclerc, dato che avevamo strategie energetiche diverse che rendevano complicato trovare il punto di sorpasso ideale”.
Russell e la beffa del “clipping”
Mentre Antonelli involava verso il successo, Russell viveva l’altra faccia della medaglia Mercedes. Dopo un recupero convincente, l’inglese è stato penalizzato dalla strategia e, soprattutto, dai limiti intrinseci della power unit 2026. Al momento della ripartenza, George è incappato nel “superclip”, una perdita improvvisa di potenza dovuta all’esaurimento della batteria, che lo ha reso vulnerabile agli attacchi delle Ferrari. È la conferma di un regolamento che fa acqua: vetture che “muoiono” elettronicamente nei momenti cruciali, trasformando i piloti in passeggeri.
“Non sono preoccupato dalla rivalità con George, preferisco focalizzarmi sul mio lavoro e sul perfezionamento di ogni procedura, dalla guida alle partenze – ammette Kimi. So perfettamente quanto lui sia forte e sono certo che darà battaglia, tornando presto ai suoi livelli abituali. Credo che il fatto che siamo partiti tutti da zero con questi nuovi regolamenti mi abbia aiutato a ridurre il distacco da lui. Se in qualifica George riesce ancora a trovare quel guizzo speciale nel Q3, sul passo gara sento di avere una base molto solida. Mi sento decisamente più padrone della situazione rispetto all’anno scorso; l’esperienza della passata stagione, con i suoi alti e bassi, mi ha insegnato moltissimo e oggi mi permette di gestire meglio le opportunità che questa macchina fantastica ci offre”.
Verso Miami: un mondiale da gestire
Con la Mercedes in testa al campionato costruttori e i suoi due piloti a occupare le prime due posizioni della classifica generale, la Formula 1 si concede ora una pausa di cinque settimane. Sarà un periodo fondamentale per analizzare i dati e correggere quelle falle regolamentari che stanno minando lo spettacolo e la sicurezza. Antonelli, dal canto suo, sa che la strada è ancora lunga e che McLaren e Ferrari non staranno a guardare.
“Essere il leader del mondiale è una sensazione stupenda che non mi aspettavo così presto, ma mancano ancora diciannove gare e la strada è lunghissima. Non voglio pensarci troppo, preferisco mantenere alta l’asticella perché gli avversari si avvicineranno. La Mercedes ha vinto le prime tre gare, ma oggi abbiamo visto che la McLaren è partita molto meglio di noi, segno che hanno ottimizzato alcuni aspetti meglio di noi. Sfrutterò queste settimane di sosta per riposarmi, analizzare queste prime tre uscite e, soprattutto, farò molta pratica con la frizione. Voglio tornare a Miami ancora più forte e limare ogni dettaglio, perché a questo livello sono i particolari a fare la differenza”.
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