F1 | Sainz senza filtri: “L’aerodinamica attiva serve per mascherare l’inefficienza dei motori”
La Formula 1 e la FIA hanno studiato questo "cerotto", ma le falle sono venute subito a galla
Il primo capitolo della nuova era tecnica, andato in scena sul tracciato dell’Albert Park, ha lasciato in dote alla Formula 1 un retrogusto più che amaro. Nonostante il fascino del debutto, il Gran Premio d’Australia 2026 ha acceso i riflettori su una serie di criticità regolamentari che vanno ben oltre il semplice adattamento tecnologico. La sensazione diffusa tra gli addetti ai lavori è che la massima categoria si trovi di fronte a un paradosso: l’introduzione di sistemi complessi per rimediare a una carenza di base nella concezione delle power unit.
Al centro della bufera c’è il bilanciamento energetico delle nuove unità motrici. Con la decisione di dividere equamente la potenza tra il motore a combustione interna e la componente elettrica (il celebre split 50/50), il Circus ha accettato una sfida che oggi sembra mostrare i suoi limiti. Per evitare che le vetture restassero letteralmente “senza fiato” a metà rettilineo, la FIA ha dovuto introdurre l’aerodinamica attiva, nota come Straight Mode (SM). Ma, per molti piloti, questa soluzione non è un’innovazione, ma una misura d’emergenza, una toppa.
L’analisi di Carlos Sainz: un sistema sotto accusa
Tra le voci più critiche e analitiche del paddock spicca quella di Carlos Sainz. Il pilota spagnolo, giunto alla maturità della sua carriera, ha evidenziato come la gestione della Straight Mode stia snaturando la dinamica di guida, introducendo rischi che la categoria non conosceva da decenni. Secondo lo spagnolo, il problema non è la tecnologia in sé, ma il motivo per cui è stata resa necessaria: sopperire a una power unit che non garantisce una spinta costante.
Nel post-gara di Melbourne, Carlos ha espresso senza filtri le proprie perplessità: “Il mio timore principale riguardo alla corsa riguarda le fasi del primo giro. Considero la gestione della Straight Mode per l’intero gruppo sul rettilineo una scelta davvero azzardata, poiché mi è parso estremamente complesso mantenere il controllo della monoposto quando ci si trova in scia a un avversario utilizzando questo sistema. La stessa sensazione di insicurezza l’ho avvertita durante i duelli diretti: se la battaglia avviene su un rettifilo perfetto, l’impatto è simile a quello del DRS degli anni passati”.
“Quando affrontiamo tratti non perfettamente rettilinei, come nel caso delle curve 7 e 8, e tutte le vetture azionano la Straight Mode contemporaneamente, il pericolo diventa concreto e la situazione rischiosa. Nella mia visione, la modalità Straight Mode funge solo da copertura esterna per mascherare le inefficienze della nostra power unit e i difetti nel dispiegamento della potenza. È evidente che, con il motore completamente aperto, né la partenza né le fasi di sorpasso trasmettano una sensazione di sicurezza in questa fase iniziale del regolamento”.
Il rischio “Super Clipping” e la sicurezza dei piloti
Il termine che più agita i sonni dei piloti, ma anche dei tifosi, martoriati da questa continua ricerca dello spettacolo fittizio, è il Super Clipping. Come emerso dai dati raccolti in Australia, le vetture possono subire decelerazioni improvvise fino a 50 km/h in pieno rettilineo quando il sistema esaurisce l’energia elettrica e inizia la fase di ricarica forzata. Questo fenomeno crea differenziali di velocità spaventosi tra chi attacca e chi difende, trasformando le zone DRS in potenziali teatri di tamponamenti ad alta velocità.
Le preoccupazioni espresse da Sainz non sono isolate. Piloti come Pierre Gasly, Lando Norris e Franco Colapinto hanno definito questa situazione precisa come “sospetta” e “precaria”. Il rischio che una vettura si pianti visivamente davanti a un’altra mentre quest’ultima viaggia a oltre 320 km/h è una minaccia che mette a repentaglio l’incolumità non solo dei piloti, ma anche degli spettatori, dato il rischio di decollo delle monoposto in caso di impatto.
Il caos normativo e il caso della “Zona 4”
Il weekend di Melbourne è stato anche teatro di una gestione politica e regolamentare discutibile. Il briefing dei piloti del venerdì aveva portato la FIA a rimuovere la quarta zona di attivazione della Straight Mode tra le curve 8 e 9, ritenuta troppo pericolosa per le turbolenze generate dall’aerodinamica attiva in un tratto curvilineo. La successiva ribellione dei team, preoccupati per il lavoro di simulazione già effettuato, ha costretto la Federazione a un frettoloso dietrofront.
Questa incertezza sottolinea come la Formula 1 stia camminando su un terreno inesplorato. Carlos Sainz è tornato sulla questione, ribadendo come l’aerodinamica attiva sia diventata una dipendenza tossica per l’attuale configurazione motoristica: “Resto dell’idea che la Formula 1 non dovrebbe avere alcuna necessità di affidarsi all’aerodinamica attiva per garantire lo spettacolo, poiché la considero un semplice palliativo per i problemi di fondo della power unit. Quando corriamo su tracciati dove l’efficienza energetica è al limite, siamo costretti a utilizzare la Straight Mode in sezioni della pista dove non sarebbe logico farlo, solo per salvaguardare la distribuzione della potenza”.
“Questo ci trascina inevitabilmente in scenari di pericolo, come abbiamo tristemente constatato durante i primi giri in Australia. Sia chiaro, il nodo della questione non risiede nell’esistenza stessa della Straight Mode, della quale purtroppo non possiamo fare a meno: senza di essa saremmo costretti a manovre di lift-and-coast continue ed estenuanti, come abbiamo visto fare a tutte le squadre in qualifica. Il sistema è indispensabile con l’attuale ripartizione energetica, ma resta un cerotto applicato su una formula motoristica che, a mio parere, al momento non sta dimostrando di funzionare correttamente”.
Verso Shanghai: la Formula 1 2026 è già a un bivio
Con il Gran Premio di Cina alle porte, la pressione sulla FIA e su Liberty Media è ai massimi livelli. Il tracciato di Shanghai, con il suo rettilineo infinito di oltre un chilometro, potrebbe esacerbare i problemi di clipping e di stabilità aerodinamica visti all’Albert Park. Il timore per i vertici è che l’intero progetto 2026 debba subire una revisione strutturale.
Se l’obiettivo del nuovo regolamento era quello di attrarre nuovi costruttori e aumentare la sostenibilità, il prezzo pagato in termini di purezza della guida e sicurezza sembra, al momento, troppo elevato. La Formula 1 si trova davanti a un bivio: accettare il fallimento parziale di questa filosofia motoristica e intervenire sui flussi energetici, o continuare a scommettere su “cerotti” aerodinamici che rendono le vetture dei proiettili imprevedibili.
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