F1 | Guerra in Medio Oriente: Bahrain e Jeddah salteranno, ma verranno sostituite?
Dal paddock di Melbourne si alza la possibilità di una cancellazione di due tappe con calendario a 22 gare. Imola è comunque pronta
L’avvio della stagione 2026 di Formula 1, pur immerso nell’entusiasmo per il nuovo ciclo regolamentare, si trova a fare i conti con una realtà geopolitica drammatica che minaccia di stravolgere il calendario appena stilato. Il conflitto divampato in Medio Oriente, che vede contrapposti Stati Uniti e Israele contro l’Iran, sta condizionando in modo pesante ogni attività legata alla regione del Golfo Persico, sport incluso. Le diplomazie sportive di FIA e Formula 1 sono attualmente impegnate in una valutazione d’emergenza: entro l’inizio della prossima settimana dovrà giungere una decisione definitiva sulla disputa dei Gran Premi di Bahrain e Arabia Saudita, inizialmente previsti per metà aprile.
L’orientamento generale degli addetti ai lavori pende verso un annullamento che appare ormai inevitabile, data la collocazione dei circuiti di Sakhir e Jeddah in quella che è diventata, a tutti gli effetti, una zona di guerra, specialmente l’autodromo che ha ospitato i test due settimane fa.
Le reazioni militari di Teheran, giunte in risposta ai raid contro obiettivi iraniani, hanno colpito basi statunitensi e aree limitrofe in territori chiave come gli Emirati Arabi Uniti, il Bahrain, il Qatar e la stessa Arabia Saudita. La gravità della situazione è accentuata dal fatto che le ostilità non hanno risparmiato spazi civili, delineando un quadro instabile che le cancellerie internazionali seguono con estrema apprensione. In questo senso, le parole del Presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, non lasciano spazio a eccessive speranze di una risoluzione lampo: “Durerà quattro o cinque settimane”.
Nelle ultime ore, tra l’altro, i paesi del Golfo sono di fatto passati all’azione, non limitandosi alla difesa, con il Qatar che ha attaccato un sottomarino iraniano.
Il rebus delle sostituzioni: Imola e le altre opzioni europee
Davanti alla probabile defezione delle tappe arabe, la Formula 1 si interroga su come mantenere la struttura del campionato. Cinque tracciati europei si sono già fatti avanti per occupare gli slot vacanti di aprile: Imola, Portimão, Istanbul, Nürburgring e Le Castellet. La geografia del conflitto, però, sta già influenzando queste candidature. Nelle ultime ore, la Turchia è stata costretta ad attivare i propri sistemi di difesa per rispondere ad attacchi iraniani, un fattore che sta facendo perdere quota alla sede di Istanbul per evidenti motivi di sicurezza.

Al contrario, l’Autodromo Enzo e Dino Ferrari di Imola sembra essere la soluzione più solida e immediata per recuperare almeno una delle due date. Per la seconda corsa, la favorita resta Portimão, tracciato portoghese già inserito nei piani futuri del biennio 2027/2028. Restano sullo sfondo le opzioni legate al Paul Ricard, assente dal calendario dal 2022, e al Nürburgring, che rimane una possibilità concreta ma legata a tempi organizzativi strettissimi.
Proprio il fattore tempo rappresenta l’ostacolo maggiore: allestire un Gran Premio in meno di un mese richiede una reazione immediata. Per questo motivo, nei corridoi del paddock di Melbourne circola con sempre più insistenza un’ipotesi drastica: la cancellazione totale dei due eventi senza alcuna sostituzione, portando il mondiale 2026 da 24 a 22 appuntamenti totali per ragioni di sostenibilità logistica.
Infrastrutture sotto attacco e caos logistico
Il rischio per la regolare disputa delle gare motoristiche, non solo Formula 1, è stato reso palese anche dall’incendio che ha colpito una raffineria Aramco in Arabia Saudita. Sebbene le autorità locali abbiano riportato il controllo delle fiamme in breve tempo escludendo vittime, l’evento si inserisce in una strategia di attacchi mirati contro le infrastrutture energetiche e strategiche dell’area del Golfo. Questa volatilità ha già avuto ripercussioni immediate sul World Endurance Championship (WEC), che ha ufficialmente rinviato la 1812 km del Qatar alla seconda metà dell’anno, preferendo non inaugurare la stagione in una regione così turbolenta.
La chiusura improvvisa degli spazi aerei mediorientali ha inoltre trasformato il trasferimento verso l’Australia in un’odissea per diverse squadre. Ferrari e Racing Bulls, in particolare, hanno vissuto ore di grande incertezza a causa del blocco di parte del personale tecnico, impossibilitato a lasciare il Medio Oriente per via delle restrizioni dei voli (fonte Marca), spingendo Maranello e Faenza a una mobilitazione d’emergenza che ha coinvolto i membri del test team per integrare il personale mancante in pista.
Se la previsione di un conflitto della durata di oltre quattro settimane dovesse confermarsi corretta, il mese di aprile diventerebbe un buco nel calendario del motorsport, in particolare della Formula 1, mettendo a dura prova la capacità di reazione della FIA. Il Circus resta dunque in attesa, sospeso tra la voglia di far debuttare le nuove monoposto e la necessità di tutelare la sicurezza di migliaia di persone. I tempi di reazione della Federazione dovranno essere certamente celeri, e tutti gli indizi non portano certamente alla disputa delle gare di Sakhir e Jeddah. Ora bisogna capire se i due eventi saranno sostituiti, rimandati a fine anno (cosa molto improbabile, perché vorrebbe dire riorganizzare totalmente il calendario) o addirittura cancellati.
se vuoi essere sempre aggiornato sulle nostre notizie
Seguici qui









