F1 GP Australia | Russell: “Per la pole serve di più, ma siamo in condizioni favorevoli”
"I nostri avversari sembrano estremamente competitivi", ha detto l'inglese
L’alba della nuova era tecnica della Formula 1 è finalmente arrivata sul tracciato dell’Albert Park, inaugurando un mondiale 2026 carico di incognite. La prima giornata di prove libere del Gran Premio d’Australia ha offerto il primo vero banco di prova per le nuove power unit e i telai di nuova generazione. In questo contesto di profonda mutazione, la Mercedes è emersa come una delle forze più consistenti, affidandosi anche all’esperienza e alla sensibilità di George Russell per decifrare i segreti della nuova W17.
Il venerdì di Melbourne si è configurato come un percorso di redenzione tecnica per il pilota britannico. Se la mattinata aveva evidenziato le criticità intrinseche di un progetto ancora tutto da scoprire, il pomeriggio ha restituito l’immagine di una Mercedes capace di imporre un ritmo importante, candidandosi prepotentemente al ruolo di protagonista per la gara di domenica. Al centro dell’analisi non c’è solo la velocità pura, ma la capacità di armonizzare la gestione della nuova componente elettrica con la dinamica del veicolo, un equilibrio che Russell sembra aver trovato prima di molti altri colleghi.
Le difficoltà delle FP1: il rebus energetico
La sessione di apertura del weekend non è stata certamente priva di ostacoli. Entrambe le Mercedes hanno sofferto un avvio faticoso, con George Russell che ha chiuso i primi sessanta minuti di prove in settima posizione, immediatamente davanti al compagno di squadra Kimi Antonelli. Il problema principale, però, non risiedeva solo in un bilanciamento aerodinamico imperfetto, ma in una complessa gestione dei sistemi ausiliari.
La nuova power unit 2026 richiede una calibrazione millimetrica delle batterie, sia in fase di accumulo che di rilascio della potenza. Durante le FP1, gran parte dell’attenzione del muretto box e del pilota numero 63 è stata assorbita proprio da questo aspetto, lasciando poco spazio alla definizione dell’assetto meccanico. Il risultato è stato una vettura afflitta da un cronico sottosterzo che impediva a Russell di trovare il giusto feeling con l’avantreno nelle curve più veloci del tracciato australiano.
La metamorfosi delle FP2: Russell martella sulla C3
Il cambio di scenario tra le due sessioni è stato netto. Grazie agli interventi correttivi effettuati dai tecnici di Brackley durante la pausa, la W17 si è presentata alle FP2 con un volto decisamente più aggressivo. Russell è risalito fino alla terza posizione nella classifica del giro singolo, dimostrando che il potenziale per artigliare le prime file in qualifica è presente, sebbene il riferimento cronometrico stabilito dalla McLaren di Oscar Piastri resti, per ora, un obiettivo da inseguire.
È stato però nel long run che George ha fatto la differenza, mettendo a segno la simulazione di passo gara più convincente dell’intero schieramento. Concentrandosi sulla mescola dura (C3), il britannico ha mostrato una linearità disarmante. Dopo un attacco iniziale in 1:24.4, la sua sequenza di passaggi si è stabilizzata in modo chirurgico nella fascia dell’1:23 basso/medio. L’apice è stato raggiunto al settimo giro dello stint, quando Russell ha fermato il crono su un 1:23.138, un tempo sicuramente importante considerando la vita degli pneumatici e i carichi di benzina stimati. Questa regolarità non indica soltanto una gestione esemplare della gomma, ma suggerisce un’efficienza superiore nella gestione dell’energia elettrica sulla lunga distanza, un parametro che nel 2026 diverrà il vero spartiacque tra successo e sconfitta.
Le dichiarazioni di George Russell
Al termine delle attività in pista, Russell ha analizzato con onestà intellettuale la progressione del lavoro svolto, non nascondendo le fatiche iniziali ma sottolineando il valore della reazione del team.
“Sinceramente, non abbiamo vissuto il primo venerdì di questa nuova stagione nel modo più lineare possibile, affrontando diverse peripezie – ha ammesso il britannico. La sessione mattutina si è rivelata estremamente probante, poiché abbiamo riscontrato notevoli difficoltà nel rendere efficiente il processo di raccolta e l’effettiva erogazione dell’energia dalle batterie. Questo intoppo ha assorbito la quasi totalità della nostra concentrazione, impedendoci di dedicarci allo studio dell’assetto fino a una fase molto avanzata della sessione”.
“Quando finalmente abbiamo potuto spostare il focus sul bilanciamento, la monoposto soffriva di un sottosterzo davvero marcato, il che ci ha tolto l’opportunità di preparare una simulazione di passo gara adeguata. Fortunatamente, siamo riusciti a compiere un significativo balzo in avanti in vista delle FP2, portando a termine una sessione di gran lunga più produttiva. La macchina trasmetteva sensazioni decisamente migliori e siamo stati in grado di completare una mole di lavoro soddisfacente sia per quanto riguarda il tentativo di qualifica che per i run con carichi di carburante”.
“Questo progresso ci mette in una condizione favorevole per affrontare il prosieguo del fine settimana, anche se i nostri avversari diretti appaiono estremamente competitivi. Se vogliamo realmente ambire alla pole position, saremo chiamati a effettuare un ulteriore salto qualitativo durante la notte; vedremo quali carte potremo giocarci.”
Prospettive per il weekend: la caccia alla pole
Il venerdì di Melbourne consegna dunque una Mercedes a due facce: ancora alla ricerca della perfezione sul giro secco per contrastare McLaren e Ferrari, ma estremamente solida quando si entra nel regime della gara. Per George Russell, l’obiettivo delle prossime ore sarà quello di affinare ulteriormente quel setup che ha permesso una gestione così fluida della gomma dura, cercando di trasferire parte di quella stabilità anche sulle mescole più morbide.
Se la W17 confermerà la capacità di migliorare il proprio rendimento col passare dei giri, Russell potrebbe essere il favorito numero uno per la gara di domenica. Resta però da superare lo scoglio delle qualifiche, dove la concorrenza sembra avere, al momento, un piccolo margine in termini di picco prestazionale. E occhio ovviamente alla procedura della partenza, ancora un fattore da scoprire.
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