La F1 2026 è già brutta: il Super Clipping che trasforma i piloti in tassisti anche in qualifica
È inaudito che durante la Q3 si debba gestire la velocità: un calo anche di 50 km/h in pieno rettilineo è aberrante
C’eravamo tanto illusi. Dopo mesi di rendering futuristici, proclami di sostenibilità e promesse di spettacolo, il risveglio della F1 all’Albert Park è stato di quelli che lasciano l’amaro in bocca e un senso di profonda nostalgia per quando le corse si vincevano con il piede destro, non con un foglio di calcolo. Il primo weekend del 2026 in Australia non sta celebrando la nascita di una nuova era, bensì certifica la trasformazione della Formula 1 in una complessa gestione di flussi energetici dove il pilota, ormai, somiglia più a un contabile che a un gladiatore. Ma tutto ciò, cari amici, purtroppo era ampiamente prevedibile.
Il vero, grande protagonista di questo debutto è il Super Clipping. Per chi ancora non avesse masticato il nuovo gergo, siamo di fronte all’apice del compromesso tecnico tra potenza elettrica e capacità di recupero. Con l’abolizione dell’MGU-H, la Formula 1 ha deciso di puntare tutto sul recupero cinetico (MGU-K), ma i conti non tornano. Le nuove power unit sono dei giganti dai piedi d’argilla: 475 CV di spinta elettrica che svaniscono nel nulla non appena la batteria esaurisce la sua ridotta autonomia.
Vedere le monoposto piantarsi, letteralmente, a metà dei rettilinei dell’Albert Park è uno spettacolo aberrante. Il pilota spinge l’acceleratore, ma la macchina smette di aumentare velocità o, peggio, la perde perché il motore termico da 540 CV, da solo, non ce la fa. È il Super Clipping, appunto: un taglio di potenza brutale che trasforma i rettilinei in una lenta agonia. Se la vettura che segue ha gestito meglio l’energia, il sorpasso avviene con una differenza di velocità talmente elevata da risultare artificiale, peggio del DRS. Non è più sorpassare, è sfilare un ostacolo quasi fermo.
La Formula 1 2026 non piace nemmeno ai piloti
Il malcontento nel paddock è palpabile, anche se spesso soffocato dagli obblighi contrattuali e dalle esigenze di marketing. Molti addetti ai lavori, a telecamere spente, ammettono che questa direzione tecnica stia snaturando lo sport. L’aerodinamica attiva (X-Mode e Z-Mode) è stata introdotta solo per cercare di rimediare ai limiti di una Power Unit che non ha energia per correre un intero Gran Premio a pieno regime. Si cerca di curare il cancro con un cerotto: si riduce la resistenza all’avanzamento perché il motore non ha forza, creando un effetto DRS continuo che rende le corse simili a un videogioco impostato sul livello “facile”.
Tutto questo, quindi, avviene anche in qualifica. I piloti non avranno più la possibilità, con un guizzo, di poter fare la differenza. Per riuscirci, dovranno per forza “giocare” con l’energia della macchina. Non dovrebbe accadere in tutte le piste, per fortuna, ma in quelle ricche di rettilinei come l’Albert Park sì. Verstappen è il primo “nemico” di questo regolamento, e anche oggi, al di là dell’incidente, si è detto tutt’altro che divertito, mentre giovedì durante l’incontro con la stampa ha detto testuale: “Inutile lamentarsi adesso, i problemi di questo regolamento erano tutti ampiamente prevedibili”.
La Formula 1 pare aver perso un altro pezzo della sua essenza, con buona pace di Stefano Domenicali, il quale vorrebbe vendere un prodotto che non esiste, al momento. La scelta di dare così tanta importanza all’elettrico, per un regolamento ufficializzato ben quattro anni fa, pone la Formula 1 e la FIA nel passato, visto che il mondo dell’auto ci sta ampiamente dicendo come questa tecnologia non sarà il futuro. Ah, quell’idea di V8/10 aspirati con una minima componente elettrica (non più del 20%) e i carburanti sostenibili. È così impossibile dopotutto? Certamente no, anzi, inizia a diventare una necessità.
Gli stessi ingegneri, se incontrati nel paddock per una chiacchierata, non riescono a spiegare per bene le nuove power unit senza avere con sé degli appunti. La situazione sembra sia sfuggita di mano a FIA e Formula 1, perché dare tutta questa importanza all’elettrificazione è una pura follia sportiva, e che non si offenda nessuno. Ammettere di aver fatto un buco nell’acqua sarebbe la prima mossa, ma è una speranza vana, ne siamo ben consapevoli.
Un vero peccato, perché queste macchine viste dall’esterno sono bellissime, e non suonano nemmeno male: rispetto allo scorso anno, sono più rumorose, più racing, questo per l’assenza dell’MGU-H, il quale era una sorta di tappo dal punto di vista sonoro. Se ci fosse un elettrico meno invasivo, oggi staremmo parlando di tutt’altro, ma si è voluto strafare, senza alcun motivo logico apparente.
Il pubblico, nel frattempo, osserva smarrito. La Formula 1 dovrebbe essere l’apice della velocità, non una gara di regolarità tra elettrodomestici evoluti. Se per superare bisogna aspettare che l’avversario vada in “clipping” o che l’ala si muova elettronicamente per grazia ricevuta dal software, allora abbiamo un problema di identità.
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