Formula 1 | L’Aston Martin di Newey nasce con qualche difficoltà
Nessun allarmismo, ma durante l'estate sono stati necessari degli interventi
Aston Martin si avvicina al regolamento tecnico del 2026 seguendo un percorso di sviluppo tra i più ambiziosi dell’attuale Formula 1. L’arrivo di Honda come motorista e l’ingresso di Adrian Newey alla guida del progetto tecnico hanno impresso una direzione chiara ma estremamente esigente alla nascita dell’AMR26, prima monoposto interamente concepita sotto la sua supervisione. L’obiettivo è alto, così come la complessità del processo, che ha richiesto correzioni e ripensamenti senza però generare segnali di allarme.
L’approccio scelto dal genio britannico presuppone una fase iniziale di esplorazione ampia, nella quale il concept non viene cristallizzato finché ogni strumento di analisi non offre riscontri affidabili. In questo contesto, le modifiche intervenute nel corso del progetto non rappresentano una reazione a criticità improvvise, ma il risultato di una metodologia rigorosa che privilegia la solidità delle basi tecniche rispetto alla velocità di avanzamento.
Durante l’estate, in una fase centrale dello sviluppo, come evidenzia l’amico e collega Paolo Filisetti nell’analisi su RacingNews365, è emersa la necessità di fermarsi e rivedere i riferimenti tecnici. I dati provenienti dalla galleria del vento e dalle simulazioni non garantivano il livello di coerenza richiesto per compiere scelte strutturali. Da qui la decisione di procedere con una ricalibrazione completa degli strumenti e con una revisione profonda del software di simulazione, passaggi che hanno imposto una riorganizzazione della pianificazione interna senza però stravolgere le tempistiche complessive.
Una volta ristabilita l’affidabilità dei sistemi di calcolo, le nuove analisi hanno messo in evidenza alcuni limiti del concept iniziale. La risposta è stata una serie di modifiche mirate, accompagnate da un rinvio nell’approvazione definitiva di diversi componenti. Si tratta di un approccio coerente con la filosofia di Newey, che da sempre considera inutile proseguire nello sviluppo se le fondamenta del progetto non sono pienamente convincenti.
In questo quadro, lo scenario non va letto come un segnale di difficoltà strutturale. Le scelte compiute indicano piuttosto un livello di ambizione molto elevato e la volontà di sfruttare fino in fondo una fase del progetto in cui i cambiamenti sono ancora sostenibili. Inoltre, l’assenza di riferimenti certi sugli avanzamenti dei team rivali rende qualsiasi confronto anticipato privo di reale significato.
Aston Martin e Honda: un’integrazione su misura
Uno degli elementi centrali dell’AMR26 è la collaborazione esclusiva con Honda. Il costruttore giapponese consente ad Aston Martin di lavorare in modo integrato su power unit, telaio, raffreddamento e aerodinamica interna, offrendo una flessibilità rara nell’attuale Formula 1. Questo livello di sinergia permette di spingere il concept fin dalle prime fasi progettuali, non solo sul piano dell’affidabilità, ma anche come parte integrante della prestazione complessiva.
Parallelamente, sempre seguendo l’analisi su RacingNews365, il team sta portando avanti un piano di sviluppo aerodinamico compatibile con i vincoli del budget cap, elemento imprescindibile nell’attuale contesto regolamentare. L’integrazione con Honda e l’evoluzione aerodinamica, sono destinate a convergere progressivamente, con l’obiettivo di raggiungere una configurazione più definita prima della pausa estiva. Quel momento rappresenterà il primo vero riferimento per valutare la portata del progetto e iniziare a costruire le basi della monoposto 2027.
Nel complesso, il percorso dell’AMR26 evidenzia la complessità di un progetto volutamente spinto al limite. Si tratta di una vettura ancora in fase di costruzione, concepita come piattaforma di sviluppo e non come prodotto immediatamente definitivo. Il suo potenziale potrà essere compreso solo nel confronto diretto con il resto della griglia.
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