F1 | Aston Martin: la AMR26 si ritirerà a Melbourne per manifesta inferiorità tecnica?
Secondo indiscrezioni, le due AMR26 torneranno ai box dopo pochi giri
Il primo Gran Premio della stagione 2026 rischia di trasformarsi in un fatto sportivamente horror per l’Aston Martin. Dopo una pre-stagione segnata da problemi tecnici importanti e obiettivamente ingiustificabili, la squadra di Silverstone si presenta a Melbourne con interrogativi concreti sulla capacità della AMR26 di completare l’intera distanza di gara. Le difficoltà emerse nei test in Bahrain, legate principalmente alla nuova power unit fornita da Honda, hanno limitato drasticamente il chilometraggio e la raccolta dati, lasciando aperti numerosi punti interrogativi alla vigilia dell’appuntamento inaugurale.
Già nelle sessioni in Medio Oriente sono emerse criticità evidenti. La monoposto ha faticato a sostenere run prolungati senza inconvenienti, fino ad arrivare a una situazione in cui i ricambi disponibili si sono esauriti prima della conclusione del programma. Nell’ultima giornata di prove, Lance Stroll è riuscito a percorrere appena sei giri, segnale di una condizione tecnica tutt’altro che stabilizzata. Complessivamente, il numero di tornate completate è rimasto nettamente inferiore rispetto a quello dei principali rivali.
Le analisi condotte nella sede Honda di Sakura hanno individuato la causa principale delle anomalie in vibrazioni interne alla power unit, capaci di compromettere la batteria e altri componenti del sistema ibrido. Secondo quanto emerso, non sarebbe stata individuata una soluzione immediata, elemento che alimenta l’incertezza in vista del fine settimana australiano. Il costruttore giapponese ha avviato contromisure tecniche, ma non vi sono garanzie che questi interventi possano assicurare affidabilità piena già a Melbourne.

In questo scenario, l’obiettivo dichiarato del team sarebbe quello di sfruttare il weekend soprattutto per raccogliere informazioni e comprendere l’entità dei progressi compiuti nelle settimane successive ai test. Durante l’ultima giornata di test in Bahrain, parlando con alcuni addetti ai lavori nel paddock, ci è stato detto come la Honda abbia promesso una power unit efficiente a partire dal prossimo Gran Premio della Cina, in programma una settimana dopo Melbourne. Questo vorrebbe dire omologare una nuova power unit prima del 1° marzo 2026, ma non pronta in tempo per arrivare in Australia. Insomma, discorsi che sembrano portare il tempo indietro di una decina di anni.
Aston Martin-Honda, il paddock analizza i problemi
A sottolineare la delicatezza della situazione è stato anche Martin Brundle, oggi opinionista televisivo, che ha descritto il momento della squadra come particolarmente complesso. Effettivamente la correlazione tra gli strumenti di sviluppo, come galleria del vento e CFD, e il comportamento della vettura in pista non sarebbe ancora soddisfacente. La monoposto non avrebbe mostrato stabilità e coerenza nei riscontri cronometrici, suggerendo un divario significativo tra simulazioni e realtà.
Brundle ha inoltre evidenziato come la gestione della parte ibrida e del recupero energetico rappresenti un ulteriore nodo critico, in un contesto in cui altri costruttori possono contare su una mole di dati superiore grazie alla collaborazione con più team clienti. Come appurato, la Mercedes dispone di quattro squadre motorizzate, Ferrari di tre, mentre Honda può fare affidamento esclusivamente su Aston Martin. In un quadro in cui il chilometraggio è stato ridotto, questo limite rischia di trasformarsi in un effetto a catena sullo sviluppo complessivo. Pur riconoscendo alla struttura le competenze e le risorse necessarie per reagire, si ritiene che servirà tempo prima di riportare il progetto su basi solide.
L’attenzione si sposta inevitabilmente anche su Fernando Alonso, che affronta la stagione con ambizioni dichiarate e con l’obiettivo di contribuire alla crescita della squadra. L’AMR26, nonostante un design aggressivo attribuito alla direzione tecnica di Adrian Newey, non ha espresso il potenziale atteso per ovvi e sopracitati motivi. Il rischio di trovarsi stabilmente nelle retrovie potrebbe incidere sull’umore del due volte campione del mondo, la cui carriera si avvicina alla soglia dei 45 anni.

A valutare il possibile impatto emotivo della situazione è stato Anthony Davidson, ex pilota e analista, secondo cui il team si trova attualmente in una posizione tecnicamente impegnativa nel suo insieme. Il britannico ritiene che Alonso, parte integrante del progetto, lavorerà dietro le quinte per accelerare il processo di miglioramento e rendere la vettura più affidabile. Il tempo a disposizione del pilota spagnolo, però, non è infinito, e qualora i risultati tardassero ad arrivare, la frustrazione potrebbe crescere. Alonso ha già mostrato in passato reazioni emotive intense di fronte a situazioni complicate, e non si esclude che ciò possa ripetersi qualora le difficoltà tecniche dovessero protrarsi, guarda caso proprio con Honda protagonista. Allo stesso tempo.
Il quadro complessivo, dunque, è quello di una squadra che si presenta al via del campionato con interrogativi concreti sulla solidità tecnica della propria vettura. Le risorse economiche e le competenze interne non mancano, ma l’affidabilità della power unit rappresenta un fattore imprescindibile per competere in Formula 1. A Melbourne, per volere probabilmente anche dello stesso Newey, potremmo assistere a un qualcosa di clamoroso, come il ritiro delle due vetture per manifesta inferiorità.
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