Pagelle del Gran Premio del Brasile

Pagelle del Gran Premio del Brasile

Alla fine ce l’ha fatta. All’ultima occasione disponibile Mark Webber riesce finalmente a timbrare il cartellino e a portare a casa la prima vittoria della stagione, complice anche un guasto -sospetto- sulla vettura gemella di Vettel, che chiude comunque secondo. Al terzo posto la McLaren di Button, che spinge giù dal podio la Ferrari di un Alonso mai domo. Ritirato Hamilton. Buona lettura!

Sebastian Vettel: 9 – Facciamo finta che abbia davvero avuto un problema al cambio. Un SERIO problema al cambio, quel serious gearbox problem di cui parlava il suo ingegnere. Per effettuare una valutazione serve una chiave di lettura, e noi scegliamo questa. E in questo caso merita un votone per aver portato a casa la vettura, oltretutto al secondo posto, girando sugli stessi tempi di chi la gara l’ha vinta. Bene, bravo, bis. Come dite, vi convince poco? Non possiamo farci nulla, dopo attenta riflessione ci conviene puntare sulla trasparenza. Anche perché ci affascina troppo l’ingegner Bruno quando dice «Con la telemetria hanno capito che c’erano dei problemi e con la telepatia li hanno risolti». Il dieci lo meriterebbe lui. A buon intenditor… Esoterico.

Mark Webber: 7,5 – La linea di pensiero resta sempre la stessa, ovvero il guasto c’era. E il voto del cangurone ne risente. Perché al netto del serious gearbox problem -aridaje!!!- il ritmo di Vettel è superiore, specie nelle prime fasi di gara. Ed è proprio questo, probabilmente, uno degli handicap più pesanti del 2011 dell’australiano: la velocità a freddo, a inizio gara, quando bisogna fare gli equilibristi con il pieno di benzina e le gomme non ancora in temperatura. Da metà gara in poi, anche ad Interlagos, Mark va che è un piacere, ma il tempo perso all’inizio spesso è irrecuperabile. Guai dunque a parlare di vittoria scacciacrisi: la notizia più positiva che arriva da San Paolo non è tanto il successo, quanto la fine del campionato. Poi, chiaramente, chiudere vincendo fa sempre bene. Staremo a vedere. Per intanto -per quel poco che vale- strappa il terzo posto nel mondiale ad Alonso. E se ne andrà -lo ha detto lui- a fare windsurf. In inverno. Bah. Vacanziero.

Lewis Hamilton: 6 – Weekend formato gambero. Arriva in Brasile convinto di spaccare il mondo, dà spettacolo nelle libere, si fa fregare da Button in qualifica -forse puntando sulla pioggia- e da Alonso al via. Subisce la gara anziché attaccarla, come suo solito. Fatto testimoniato anche dal tanto tempo perso dietro Massa, che pure aveva gomme più usurate. Poi, per non farsi mancare niente, anche lui si becca il suo bravo problema al cambio. Che lo costringe al ritiro. Così così, insomma. Anche per lui la buona notizia è che il 2011 è in archivio. E anche lui, come Webber, chiude con un messaggio edificante: la vittoria per Mark, l’abbraccio a Massa per Lewis. Da libro Cuore. Dolce.

Jenson Button: 8,5 – E’ veramente come una moneta falsa. Quando meno te l’aspetti, quando pensi di essertene liberato, nei momenti meno opportuni, lui spunta sempre fuori. Lo vedi faticare nelle libere con le gomme morbide, lamentarsi del bilanciamento e di una macchina che non gli dà sicurezza. Eppure in qualifica trova il guizzo e balza davanti ad Hamilton. In gara si ripropone lo stesso problema, subisce addirittura un sorpasso maestoso all’esterno da Alonso nelle prime fasi di gara, sembra sulle ginocchia. Ma con una lucidità disarmante anticipa il momento delle gomme medie e, con quelle, si riporta implacabilmente sotto alla Ferrari dello spagnolo e lo infila senza pietà, conquistando l’ennesimo podio stagionale, il massimo che ad Interlagos si potesse ottenere. E confermando il secondo -meritatissimo- posto in classifica. E’ il pilota che -a parere di chi scrive- esce meglio da questo 2011, per certi versi meglio anche del Campione del Mondo. Ora verrà il difficile, confermarsi. Ma l’applauso per una stagione così è davvero d’obbligo. Stratega.

Fernando Alonso: 9 – Che dire. Ancora una volta sopra le righe, nel senso buono del termine. La solita partenza da satanasso, che gli permette di saltare davanti ad Hamilton e di bersi -con una manovra da uuuuurlo- anche Button. Impagabile per impegno e la tenacia. Perché anche lui sa benissimo che con le gomme più dure non ci sarà trippa per gatti. E infatti le monta, non trova il ritmo, subisce il ritorno di quel cattivone di Button che gli recupera secondi a quintalate e lo svernicia sulla reta oposta, senza pietà (ma col DRS, ahinoi). Sorpasso che, tra l’altro, lo butta giù dal podio sia della gara che del mondiale. Non che fosse ‘sta soddisfazione, intendiamoci, ma comunque, come si dice, “piuttosto che niente meglio piuttosto”. Nulla da rimproverargli, comunque, anzi. Vedremo se a Maranello sapranno cucirgli addosso una vettura alla sua altezza. Irriducibile.

Felipe Massa: 6 – Becca 31 secondi da Alonso. Nonostante una strategia diversa. Basterebbe questo ad etichettare la sua prestazione come incolore. Ancora una volta si perde nel corso della gara, dopo un inizio tutto sommato non male. Si fa bruciare da Rosberg al via ma replica istantaneamente, poi si ritrova davanti alle McLaren che si sono già fermate. Cede subito a Button ma resiste benissimo ad Hamilton, per una volta senza contatto alcuno. Poi però, dopo il ritiro dell’inglese, inizia a perdere terreno -complici anche le coperture più dure, le coperDure se volessimo usare un’espressione inedita- e subisce addirittura lo sdoppiaggio di Barrichello. Roba da paulisti. Anzi, roba da matti. Chiude quinto, malinconicamente da solo. Senza infamia forse, senza lode di sicuro. Incolore.

Michael Schumacher: 6,5 – Vale molto di più del quindicesimo posto che raccontano le statistiche. Perché ancora una volta va preso d’esempio per grinta, tenacia, irriducibilità. Passa di Resta e duella con Senna nelle prime fasi di gara, lo attacca -e lo passa- in maniera rude (cit. Ivan Capelli) ma corretta, poi il brasiliano lo sperona bucandogli la posteriore destra e costringendolo ad un intero giro su tre ruote. Qualche giovinastro probabilmente avrebbe preferito ritirarsi subito, lui no. Si fa un’intera tornata modello triciclo, cambia gomme e si ributta in pista a testa bassa cercando di recuperare senza colpo ferire. Il piazzamento non gli rende giustizia. Così come la classifica finale del campionato racconta in maniera molto poco reale la sua positiva stagione. Non vediamo l’ora di ammirarlo il prossimo anno. Carico.

Nico Rosberg: 6,5 – Ross Brawn ci prova, a portarlo davanti a Sutil, ma non c’è niente da fare. E alla fine chiudere settimo è sempre meglio di niente. Partiamo dalla fine perché la gara è un po’ lo specchio della sua stagione: non male, ma niente per cui valga la pena spellarsi le mani dagli applausi. Duella con Massa al via, passa Alguersuari, guadagna tempo grazie al muretto e si ritrova davanti alla Force India di Sutil a tre quarti gara. Ma è troppa la differenza di velocità tra le due vetture e, aggiungiamo noi, troppo palese il delta di motivazione tra un tedesco che deve ancora trovarsi un sedile e l’altro che lo ha già assicurato. Il sorpasso è dunque servito, per dirla alla Corrado. Con buona pace di entrambi. Dà l’impressione di aver tirato i remi in barca. Comprensibile, certo, viste le prospettive nulle su questa stagione. Ma in termini di impegno prendere esempio dal 42enne compagno di squadra non gli farebbe male. Svogliato.

Bruno Senna: 4,5 – Un disastro, scrivevamo ad Abu Dhabi. Un disastro, ripetiamo. Corre con un nome, anzi un cognome, che da queste parti fa tremare le vene e i polsi. Nonostante tutto si qualifica bene e parte senza problemi. Poi da dietro arriva un certo Michael Schumacher, un arzillo vecchietto di 42 anni che lo sopravanza con una manovra d’altri tempi (per decisione e aggressività). E lui cosa fa? Nella S che porta il suo nome -anzi, ribadiamo, il suo cognome- lo tampona forandogli la gomma, rovinando l’alettone e beccandosi pure un drive through. Da sberloni, insomma. E -non pago- si fa passare pure da Maldonado. Se stava cercando motivi per farsi confermare, beh diciamo che forse non li ha trovati. Le basi ci sono, ma sbaglia con una frequenza imbarazzante. Che in Formula 1 non ci si può permettere. C’è ancora moooolto da lavorare, mi sa. Le faremo sapere.

Vitaly Petrov: 6,5 – Quanta fatica!! Quanta fatica raddrizzare un weekend nato male, a partire dal 15mo posto in qualifica. Con in più il peso di dover dare un senso alla stagione in ottica rinnovo -eventuale- del contratto. Il buon Vitaly decide di puntare sulla consistenza, sulla regolarità. Aspettando, come si diceva una volta, che la gara gli vada incontro. E alla fine i fatti gli danno ragione: pun non facendo sfaceli riesce a strappare un punticino grazie al decimo posto, l’ultimo stallo disponibile in zona punti. Ci chiediamo come sia stato possibile, dato che l’avremo visto inquadrato sì e no un paio di volte. E forse se lo starà chiedendo anche lui. Ma tutto è bene quel che finisce bene. E in acque agitate come quelle Renault chiudere la stagione a punti di sicuro gli farà bene. Basterà per strappare un altro anno in F1? Chissà. La prima mossa comunque lui l’ha fatta. Ora sta al team decidere. Interventista.

Rubens Barrichello: 6 – Massì, perché bocciarlo? Si impunta al via con una partenza da casalinga di Voghera, con tutto il rispetto per la signora. Poi però torna su, di riffa e di raffa, passando tra l’altro nello stesso giro sia Kovalainen che Maldonado. Grintoso, non c’è che dire. Resta in pista per il primo stint oltre ogni limite dettato dal buon senso, aspettando una pioggia che non arriva. E nelle ultime fasi di gara regala alle telecamere un altro sdoppiaggio, il secondo di fila dopo quello di Abu Dhabi, stavolta ai danni di Massa. Paulisti a confronto. Di voglia di correre ne ha tantissima, e si vede lontano un miglio. Se ne avrà davvero la possibilità questo lo scopriremo solo vivendo. Noi -a dirla tutta- glielo auguriamo di cuore. Perché lui, di cuore, ne sta facendo vedere davvero tanto, in pista. Indomito (ancora una volta).

Pastor Maldonado: sv – Un genio, se mai ne è esistito uno. Si qualifica male, puntando tutto sulla pioggia. Che in gara non arriva. Si fa passare da Barrichello e sfrutta il suo traino per risalire posizione sulle vetture più lente. Passa Senna, poi all’improvviso si gira e si ritira. Dapprima si siede a bordo pista a guardarsi la gara, poi rientra ai box. Gli chiedono cosa sia successo e lui risponde, letteralmente, in italiano: «Non so, penso che è successo qualcosa (sic!) perché prima andava tutto bene». Come fai a bocciarlo? Un genio, ripetiamo.

Adrian Sutil: 8 – A differenza di molti suoi colleghi, Adrian non ha nessun motivo per gioire per la fine della stagione 2011. Per diversi aspetti. Primo perché a fine anno la sua Force India va come un siluro e non si rompe mai. Secondo perché non sa ancora se il prossimo anno guiderà per il team di Vijay Mallya. E sarebbe un peccato, secondo noi, dover rinunciare al pilota-pianista. Sarebbe una stonatura nella gestione fin qui perfetta del team da parte dello staff. Mai sopra le righe -se non nell’abbigliamento, ma vabbè-, mai appariscente, ma concreta ed efficace. Ad Interlagos Sutil ha chiuso davanti alla Mercedes di Rosberg -passandola tra l’altro in pista- solo in virtù di una maggiore velocità e consistenza, senza cioè che siano intervenuti eventi esterni a falsare l’andamento della corsa. Impeccabile, Adrian. E dire che ad inizio anno era ben oltre l’orlo di una crisi di nervi. Guarda un po’ com’è finita. Rinato.

Paul di Resta: 7 – E nel bravi tutti di cui sopra ci va una pacca sulla spalla anche al pilotino scozzese, che alla prima apparizione ad Interlagos -pista sempre insidiosa e complicata, seppur breve- si regala l’ennesimo piazzamento a punti di una stagione d’esordio eccellente anzichenò. Parte bene, duella con Michael Schumacher nelle prime fasi -nonostante problemi di velocità di punta- ma inizia ad accusare problemi al cambio -anche lui!!!!- che lo riducono a ben più miti consigli. Alla fine -per sua stessa ammissione- si preoccupa solo di portare la vettura al traguardo e lo fa in ottava posizione, consolidando così il sesto posto della squadra nella classifica costruttori. Bravo, non c’è che dire. Una stagione iniziata e terminata nel migliore dei modi, con solo un paio di passaggi a vuoto che comunque ci possono stare nell’anno del debutto in Formula 1. The best is yet to come, dicono gli inglesi: il meglio, probabilmente, deve ancora arrivare. Sereno.

Kamui Kobayashi: 7 – Secondo arrivo a punti nelle ultime due gare, un nono posto che poco aggiunge alla sua stagione ma che fa decisamente morale in vista del duro inverno di lavoro che si prospetta dalle parti di Hinwil. Nono posto che arriva al termine di una gara consistente, magari poco appariscente ma senza dubbio redditizia. Soprattutto se si considera la pessima prestazione in qualifica. L’obiettivo dichiarato era quello di chiudere il mondiale davanti alle Toro Rosso, e la missione è stata compiuta. Col minimo sforzo? Non sta a noi dirlo. Minimalista.

Sergio Perez: 5,5 – Sceglie un assetto da bagnato completo, scelta che però non paga dato che a conti fatti ad Interlagos non arriva nemmeno una goccia d’acqua. Parte bene, molto bene, ma il setup scelto gli surriscalda in maniera feroce le gomme posteriori, creandogli palesi problemi di usura e trazione. Si fa passare da Sutil a inizio gara, finisce anche in testacoda e negli ultimi giri ha la meglio su nonno Barrichello nella lotta per il tredicesimo posto finale. Non partecipa alla vittoriosa lotta con la Toro Rosso, in quest’ultima gara. La sua stagione è senza dubbio positiva, questo è fuori dubbio, ma il nostro compito è valutare la gara, non l’annata. E in quest’ottica la sufficienza, visto anche il comportamento del compagno di squadra, non può starci. Stanco

Sebastien Buemi: 5,5 – L’impresa titanica -leggi sorpasso alla Sauber- non riesce. Per colpa di chi, direbbe il buon Adelmo Fornaciari? Di scelte discutibili in materia d’assetto, innanzitutto. In Toro Rosso continuano ad essere attratti in maniera morbosa dalla velocità di punta. Niente di male, in tutto questo, intendiamoci. Ma inutile sperare di non pagare questa filosofia in termini di guidabilità e consumo delle gomme. Lo svizzero fa buon viso a cattivo gioco, parte bene passando anche il compagno di casacca, ma fa una fatica bestia a trainare la carretta e alla fine deve accontentarsi del dodicesimo posto finale, alle spalle anche di Alguersuari. Stranamente la sua vettura si rompe solo quando va forte, mentre ogni volta che le prestazioni sono indecorose sembra indistruttibile. Che ci sia un nesso tra le due cose? Chissà. Jettato.

Jaime Alguersuari: 5,5 – Parte malissimo, chiudendo il primo giro addirittura in sedicesima posizione. Poi in qualche modo recupera terreno, ma valgono gli stessi medesimi discorsi fatti per Buemi in tema di setup. C’è velocità, ma manca trazione, guidabilità ed aderenza aerodinamica. Difficile in queste condizioni tentare colpacci di sorta. E infatti il miracolo -perché di un miracolo c’era bisogno, sissignore- non arriva. Taglia il traguardo a margine della zona punti, undicesimo, appena davanti a Buemi. Poco altro da raccontare, se non che del futur non v’è certezza. In senso assoluto, certo, ma nello specifico parlavamo del suo, di futuro. Del suo e di quello di Buemi. Le ombre di Vergne e Ricciardo si fanno sempre più minacciose. La lotta più difficile arriva adesso, altro che campionato finito! Battagliero.

Jarno Trulli: 5,5 – Gara noiosa anche dall’abitacolo, a quanto pare. Figuriamoci dall’esterno. Resta ben dietro Kovalainen e ben davanti a Virgin e HRT per tutta la gara. Non accusa problemi di sorta, per sua stessa ammissione, e questa è già una bella novità. Diventa quasi visionario quando a fine gara dichiara: «Continuiamo a migliorare ed è grandioso far parte di qualcosa che mostra segni veri di cosa possa diventare». Se ce la spiega gli offriamo da bere. E magari gli regaliamo pure la sufficienza. Perché in Brasile, onestamente, Jarno si limita a fare il compitino, mentre il suo compagno di squadra almeno ci prova, a farsi vedere. Come abbiamo più volte detto, è comprensibile che a fine stagione le motivazioni possano essere più sbiadite, in certe condizioni. Ma assieme a quelle, allora, sbiadisce anche il voto. Pigro.

Heikki Kovalainen: 6,5 – Ancora una partenza entusiasmante, ma non è una novità. Così come non è una novità che, con un accanimento che sfiora il sadismo, il buon Gianfranco Mazzoni ci ricordi ogni volta che Heikki è il pilota che ha subito più sorpassi proprio per via delle sue partenze-lampo. Certe volte sarebbe meglio, forse, soffermarsi solo suglli aspetti più romantici, più sognanti, e meno su quelli più biecamente terreni. Ma tant’è. Comunque, per non smentir nessuno, nel giro di 5-6 giri Heikki è di nuovo nella posizione che gli compete, ovvero primo tra i piloti dei nuovo team. E lì chiuderà, dite voi? No, perché riuscirà a tener dietro anche una Renault, quella di Senna, che ha avuto i suoi bravi problemi ma che è pur sempre una Lotus vera, non una semplice Caterham (guardiamo al futuro). Fare di più è impossibile. Dargli di meno, probabilmente, anche. Sempre di buon umore, sempre gentile, sempre affamato. Impeccabile.

Daniel Ricciardo: 5,5 – Decimo Gran Premio in Formula 1. Stavolta è lui a subire il compagno di squadra, sia in qualifica che in gara. Al via passa Liuzzi, ma deve cedere subito dopo e poi lo segue come un’ombra per il resto del Gran Premio. Fa fatica a gestire le gomme, accusa un consumo eccessivo e non riesce a tenere il ritmo dei rivali in questa lotta tra disperati che è lo scontro HRT-Virgin. E’ pur sempre un esordiente, ma ci aveva abituato ad un altro tipo di grinta e decisione. Per cui, seppur a malincuore, stavolta la sufficienza gliela neghiamo. Ha numeri, cervello ed umiltà per emergere. Non sarà certo questo cinque e mezzo a stroncargli la carriera. Chissà dove lo ritroveremo il prossimo anno. Nomade.

Vitantonio Liuzzi: 6 – Su una pista vera ha la sua piccola, parziale rivincita sulla squadra e sul compagno di casacca. Nel senso che lo batte sia in qualifica che in gara, quantomeno finché la vettura lo asseconda. E dire che le cose non erano iniziate benissimo: al via l’antistallo lo fa partire a rilento, ed esce dalla prima curva in ultimissima posizione. Riesce però subito a sopravanzare Ricciardo e lo tiene dietro senza problemi per tutta la gara. Poi, come già detto, la macchina lo pianta in asso ed è costretto a vedersi la fine della gara dal muretto. La sufficienza stavolta ci sta tutta, assieme a una pacca sulla spalla e ad un in bocca al lupo per il futuro. Nella sua situazione, senza santi in paradiso, ne ha davvero parecchio bisogno. Coraggioso.

Timo Glock: sv – Raramente avevamo sentito un pilota così imbufalito nelle solitamente pacate e soporifere interviste a caldo -si fa per dire- durante la gara. «Quanto è successo è ridicolo -ha tuonato Timo-, semplicemente ridicolo e inaccettabile. Non si capisce come sia possibile che mi abbiano rimandato in pista. E’ ridicolo». Ovviamente il tedesco si riferisce alla sua sosta, quando gli viene dato il via prima che tutte e quattro le ruote siano state fissate correttamente. Appena ripartito la posteriore sinistra si stacca, sfiora il suo casco e per poco non finisce in pista. Roba da matti. Da dilettanti allo sbaraglio, sempre per dirla alla Corrado. E ci sta che un pilota con la sua esperienza -e con un contratto già il tasca- non abbia peli sulla lingua nel lamentarsene. Fino a quel momento la sua gara era piuttosto incolore, ma è un particolare trascurabile. Feroce. P.S. Nel comunicato post gara si legge «ringrazio il team per tutto l’impegno che hanno messo per tutto l’anno. E’ stato bello lavorare assieme». Chissà chi l’avrà detto davvero…

Jérôme d’Ambrosio: 6 – Dice di aver fatto la migliore gara della stagione. Abbiamo voglia di credergli. Perché in qualifica batte Glock, dimostrando di avere un ottimo feeling con il circuito, e in gara controlla agevolmente le HRT fino alla bandiera a scacchi senza incontrare particolari problemi. Alla fine i problemi ce li avrà a restare in F1, visto che il team -con Glock già confermato- gli ha preferito Pic per il 2012. Così come abbiamo scritto per Ricciardo, ma con un significato completamente diverso, chissà dove lo ritroveremo il prossimo anno. Coraggio!

Manuel Codignoni
www.f1grandprix.it

Con l’appuntamento brasiliano si chiude la stagione 2011 e con essa vanno in ferie anche le pagelle. Il pagellista ringrazia tutti voi per la costanza con cui avete seguito questa rubrica, sottolineato le imprecisioni e le valutazioni a volte avventurose del sottoscritto. Vi ringrazia per le critiche -specie quelle costruttive ed argomentate- e per i complimenti -spesso immeritati- che ogni tanto sono arrivati. Non è sempre semplice essere obiettivi, e non è detto che ci si riesca ogni volta. Quello che chi scrive può fare è provarci ed avere l’onestà intellettuale di dire «faccio del mio meglio, ma non posso assicurarvi imparzialità totale». E non per una questione di tifo, ma perché come in tutte le cose anche nello sport gli eventi hanno sempre diverse letture possibili. Vi ringrazia per la fedeltà, si scusa se in qualche occasione ha pubblicato il materiale con un po’ di ritardo, e vi dà appuntamento, se lo vorrete, sul suo blog, The X-F1les, dove potrete leggere i suoi sproloqui e le sue riflessioni. Buon inverno a tutti. E grazie, ancora. Di cuore.

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36 commenti
  1. pierpaolo

    3 Dicembre 2011 at 12:49

    caro scrittore delle pagelle, lo sai che in australia, quando qui da noi è inverno lì è estate? Trovi tanto strano praticare windsurf d’estate?

  2. Frenk

    4 Dicembre 2011 at 09:56

    @Manuel Codignoni

    Non ti capisco,in Brasile Vettel meritava il 10,o forse 15,dato che il massimo glielo hai dato quando non ha disputato neanche un giro(eh,secondo il metro di giudizio ora Sebastian sarebbe da 15). 😉
    Tuttavia apprezzo la sincerità della tua autocritica,ti fa guadagnare un punto di stima,tra l’altro quell’episodio è stato l’un ico in cui non sono stato d’accordo con te.
    Alla via così,Manuel…

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