Pagelle del GP della Cina

Pagelle del GP della Cina

GP Cina – Le foto della gara
Piovono emozioni (e non solo) a Shangai. Sotto il diluvio prima vittoria (e prima doppietta) per la Red Bull, che finalmente riesce a concretizzare il potenziale messo in mostra in questa fase iniziale di campionato. Trionfa Vettel, che precede Webber e un Jenson Button che si difende artigliando un podio che vale molto in ottica campionato. Tanti errori per Hamilton, ma va peggio alle Ferrari, che naufragano letteralmente sotto la pioggia cinese. Buona lettura!

Lewis Hamilton: 6,5 – La fortuna aiuta gli audaci. Piu' o meno. Lui sicuramente la parte dell'audace la recita. Parte subito all'attacco, passando Raikkonen sotto il diluvio e cercando di risalire posizioni utilizzando traiettorie ardite e sfruttando al massimo la porzione esterna della pista. E in effetti il suo cameracar e' da urlo: accarezza il volante con delicatezza e guida letteralmente sulle uova. Poi pero' si fa prendere la mano e si gira, rischiando di compromettere tutto. Ecco: moltiplicate quanto detto finora per il resto della gara e avrete il quadro completo: in tutta la corsa abbina cose splendide (come il secondo sorpasso al finlandese della Ferrari, completamente all'esterno) ad errori forse dovuti alla voglia di strafare. Certo, con la McLaren di oggi se piove e' lecito rischiare per cercare di trarre il massimo, ma tre uscite di pista per un campione del mondo sono un po' troppe. Alla fine chiude sesto, appena dietro al compagno di squadra, ma poteva arrivare quarto. Considerando quanto accaduto l'ultima volta che si e' corso con la pioggia in Cina, va piu' che bene cosi'. Sprecone.

Heikki Kovalainen: 7 – La forza della lucidita', recitava un noto spot di qualche teempo fa. La forza della lucidita', e la dimostrazione che a volte non serve strafare. Heikki recita la parte della formichina, tenendosi fuori dai guai e chiudendo la gara senza un solo errore, merce rarissima a Shangai. Certo non regala le emozioni del suo compagno di squadra, ma nemmeno i suoi errori. E, alla fine, chiude giustamente davanti a Lewis. Bene, bravo, bis. E dire che gli partiva parecchio dietro. Dopo due gare chiuse al primo giro, il finlandese dimostra di trovarsi molto a suo agio in condizioni impossibili (vedi Fuji 2007) e raccoglie un quinto posto che rilancia le sue quotazioni in squadra. Alla fine con un po' di cattiveria in piu' avrebbe potuto persino insidiare Barrichello per la quarta posizione. Ma, vista l'impostazione data alla gara, va benissimo cosi'. Rinfrancato.

Felipe Massa: 7 – Forse siamo un po' larghi di manica, forse no, chissa'. Certo la qualifica non e' buona, cosi' come il 'lungo' durante la prima safety car. Pero' poi corre proprio bene, in condizioni che non ama assolutamente, e si arrampica fino ai margini del podio. Con una monopoosto, oltretutto, decisamente pesante. Guida quasi al di sopra del livello della vettura. Certe impennate d'orgoglio, pero', si pagano, e infatti la F60 di punto in bianco si spegne inducendolo a piu' miti consigli. Peccato perché stava andando forte, peccato perché resta fermo a zero punti, peccato perché se la situazione rimane questa in condizioni normali sara' dura arrampicarsi fino a quelle posizioni. Ma lui, nel ritiro, non ha colpe. Chiede ai tifosi di stringersi intorno alla squadra, ma onestamente piu' che dell'affetto dei fan a Maranello c'e' bisogno di idee e concretezza. Il voto forse e' un po' basso per quanto visto in gara, un po' alto per l'errore in prova, magari globalmente giusto. Almeno crediamo. Equilibrato.

Kimi Räikkönen: 5 – Boh. Le gare di Kimi da un po' di tempo si assomigliano tutte. Stavolta inizia a perdere terreno lamentando sporadici cali di motore, poi si lamenta della scarsa visibilita' in scia (ma va???) e quindi recrimina per via del poco grip dopo la sosta. Sara', ma sembra di sentire il peggior Barrichello, con tutto il rispetto per le eroiche lamentele in rosso del brasiliano. Onestamente, in tutto questo piangere qualcosa di vero dovra' esserci per forza, ma ci siamo stufati di assistere a gare condotte senza sussulti di sorta. Da un campione del mondo ci si aspetta di piu'. Magari l'errore, magari la stupidaggine, ma anche la lotta, la voglia, l'orgoglio. Che sembrano sparite. E' brutto far paragoni, ma mentre Hamilton ci prova, sbatte e si sbatte, lui vivacchia, guida senza pilotare. Sara' anche mancata l'aderenza, sara' anche colpa dei cali di motore, ma almeno un testacoda in lotta, un lungo in bagarre un qualcosa… invece niente. Questo, solo questo, ci fa credere che l'impegno e la dedizione non siano totali. Non va bene. Anonimo.

Robert Kubica: 4,5 – L'ultima frontiera dello spionaggio industriale. Se la tua squadra non evolve la vettura a dovere perché non sa che pesci pigliare, hai due possibilita': rassegnarti a quello che passa il convento oppure cercare di aiutare gli ingegneri spiando da vicino la concorrenza. Il polacco sceglie questa via e si incolla al posteriore di Trulli (non pensate male!!!) cercando di scoprire i segreti del diffusore col buco. Purtroppo oltre a carpire i segreti il buon Kubica estirpa pure l'ala posteriore e parte dell'alabarda, inerpicandosi su per il posteriore (aridaje!!!) dell'abruzzese, pronto a scalare nuove, esaltanti vette. Chi tampona ha sempre torto, e infatti non accampa troppe scuse. Se poi consideriamo che a Shangai ha avuto la peggior qualifica della carriera e che alla fine chiude tredicesimo, e' chiaro che si ride per non piangere. Forse non c'era con la testa. Di sicuro non potra' mai fare l'agente segreto. Maldestro.

Nick Heidfeld: 5 – Mezzo punto in piu' del compagno di squadra perché non fa danni (a parte la toccata con Glock, che peraltro lo vede incolpevole). Pero' tutto il resto e', veramente, noia. La strategia sarebbe anche buona, con una sosta unica, e a un certo punto Nick si ritrova ai margini della zona punti. Pero', contrariamente al solito, non e' in grado di approfittare delle condizioni anomale della corsa e nelle fasi finali passa addirittura dal nono al dodicesimo posto a causa dell'incidente di Sutil (a suo dire). In mezzo a tutto questo un paio di lunghi, tutto sommato comprensibili, e poca incisivita'. La BMW non sara' un granché, ma la coppia di piloti vista a Shangai non ha fatto rimpiangere le magagne della monoposto. Opaco.

Fernando Alonso: 5 – Sei due volte campione del mondo, parti secondo e diluvia. Non puoi, per nessuna ragione al mondo, finire nono. E' vero che Fernando parte con pochissima benzina, e' vero che la Renault rivitalizzata non e' poi questo splendore, e' vero che la strategia era tutt'altro che perfetta… pero', che diamine! L'errore a tre quarti gara quando era praticamente in scia ad Hamilton e' solo e soltanto suo, ed e' tanto piu' grave se si considera che in quel momento era piu' veloce dell'inglese. Invece perde tempo e posizioni e alla fine chiude fuori dalla zona punti. Il voto forse e' un po' cattivo, ma in queste condizioni il suo talento poteva (e doveva) fare la differenza. Inappropriato.

Nelson Piquet jr: 4,5 – Mezzo punto in piu' solo perché la sua vettura non aveva il nuovo fondo, la cosiddetta 'imitazione cinese' millantata da Flavio Briatore sabato pomeriggio in un mirabile sfoggio di coerenza. Dedica la sua gara alla nobile arte della botanica, andando a saggiare con pignoleria la struttura chimico-biologica di tutte le vie di fuga della pista cinese. Fatica peraltro sprecata, in quanto la loro composizione e' a meta' tra l'asfalto e l'erba sintetica. Pure lui e' vittima dell'aquaplano (o acquaplano), che non e' un mostro mitologico di inusitata crudelta' ma il nome barbaramente italianizzato – dal peraltro inappuntabile ingegner Giancarlo Bruno – dell'aquaplaning. Abbatte un tabellone con il riferimento della frenata provocando una coreografica esplosione di sughero e deliziando il pubblico con effetti speciali. Splendido. Peccato fosse a Shangai per correre un GP di Formula 1. Sara' per la prossima volta. Sempre che al suo posto non mandino un'imitazione cinese. Che comunque difficilmente fara' peggio di quanto visto oggi. Mitologico.

Jarno Trulli: 5 – Capisce subito che non e' giornata. Non appena la safety car lascia la pista viene superato a destra e manca da chiunque gli arrivi dietro. Hamilton (due volte), Massa, Raikkonen (!!), Glock… Lui lamenta scarso grip, poca visibilita' e una generale lentezza. Fatto sta che si trova a fare da chicane mobile per diciotto giri. Finché, cioe', non resta vittima del piu' maldestro tentativo di spionaggio industriale che la storia ricordi. E tutto sommato e' pure andata bene cosi', perché poteva davvero farsi male. Una volta ritirato snocciola una serie di lamentele sullo scarso rendimento della vettura e sulle condizioni della pista che sembra quasi felice di aver chiuso la gara. Impressione peraltro confermata dall'espressione del volto. In tutto questo, pero', il suo compagno di squadra partito dai box raccoglie due punti. Mezzo voto in piu' per la flemma mostrata nel raccontare il tamponamento. Serafico

Timo Glock: 6,5 – Non e' un mistero che l'attitudine di questo tedesco ci piaccia parecchio. E pure oggi il buon Timo ci ha fatto divertire. A modo suo: sempre all'attacco, sempre e comunque. Parte dai box, compie una serie di sorpassi, si tocca con Heidfeld (colpa sua, ahimé…), si ferma ai box per cambiare l'ala, riparte, risale, si gira, riprende, sorpassa, e a un certo punto va davvero forte. Forse corre in maniera dispersiva, di certo lo fa con generosita' e grinta. Alla fine si inerpica fino al settimo posto e porta a casa due punti sui quali difficilmente avrebbe scommesso alla vigilia. Non e' immune da errori, in primis il semitamponamento ad Heidfeld, ma il suo modo di correre sempre all'attacco ha pagato anche questa volta. Bravo.

Sebastien Bourdais: 5 – Toppa la qualifica, compie un paio di testacoda di troppo in gara, non entra mai nel vivo della corsa e chiude undicesimo. Eufemisticamente un po' pochino se si considera che il suo compagno di squadra (rookie in F1) centra l'ingresso nella Q3 e artiglia un punticino. Ma tant'e'. Dopo la gara si mette addirittura a fare il sindacalista, spiegando che non era il caso di correre in quanto troppo pericoloso. Chissa' se Buemi o Franz Tost la pensano allo stesso modo. Da due anni non riesce a cavare un ragno dal buco, e la sensazione e' che difficilmente ci riuscira'. E pensare che nell'albo d'oro della Champ Car il suo nome figura assieme a quello di Alex Zanardi, Mario Andretti, Nigel Mansell, AJ Foyt (i primi che ci vengono in mente). Poveri noi (e loro).

Sebastien Buemi: 7 – Ebbravo Sebastien. Meriterebbe una tirata d'orecchi (e un voto piu' basso) per aver rischiato di buttar fuori Vettel in regime di safety car. Invece ci rimette solo lui, rovinando l'ala anteriore, ma e' comunque bravo ad artigliare un punto. Dopo una gara condotta tutta nelle posizioni che contano, in condizioni al limite dell'impraticabile. Al terzo GP della carriera. La stoffa, indubbiamente, c'e'. Bastona malamente il compagno di squadra, si becca gli elogi del suo capo e lotta alla pari con colleghi molto piu' blasonati come Hamilton e Raikkonen, senza commettere errori (ad eccezione dell'incontro ravvicinato con il 'cugino' tedesco). Speriamo non si guasti. Svizzero.

Mark Webber: 7,5 – Quando un team fa doppietta, a un pilota tocca l'onore della vittoria e al compagno di squadra l'onere del secondo posto. Ed e' sempre difficile quantificare la prestazione di quest'ultimo. Difatti la gara di Mark e' abbastanza interlocutoria, non irresistibile ma nemmeno anonima. A suo favore non depone il ritmo di gara, decisamente inferiore a quello di Vettel specie nelle condizioni piu' estreme. A suo favore, invece, va la grinta con cui nelle fasi finali di gara ha raggiunto e superato per due volte Jenson Button per conquistare la seconda posizione. Certo, se non avesse sbagliato una frenata di sorpasso ne sarebbe bastato uno solo, ma tant'e'… Ad ogni modo incassa signorilmente la sconfitta consolandosi con il miglior piazzamento della sua carriera. E scusate se e' poco. Saggio.

Sebastian Vettel: 10 – E forse ci starebbe pure la lode. E' vero che in condizioni simili partire davanti e' un vantaggio incalcolabile, ma e' anche vero che scavare a ogni ripartenza un solco cosi' netto tra se stessi e gli inseguitori e' roba da campioni veri. E non e' un caso: Monza 2008 sta li' a ricordare che il fato non c'entra. Inavvicinabile il suo ritmo di gara, impressionante la precisione di guida sotto il diluvio, splendido il sorpasso nei confronti di Button, tanto inutile nella sostanza (Jenson si sarebbe fermato di li' a poco) quanto granitico nella forma. Oggi ha dimostrato di saper amministrare, di saper attaccare ma, soprattutto, di saper Pilotare. Con la P maiuscola. Aspettiamo una gara asciutta per valutare il potenziale della Red Bull, ma Sebastian rischia davvero di giocarsi il mondiale. E se piovesse ogni volta… Motoscafo.

Nico Rosberg: 5 – Si perde nel diluvio, come un marinaio senza bussola o un naufrago senza salvagente. Non e' praticamente mai nel vivo della gara, si trova a girare nelle posizioni di rincalzo senza riuscire a dare la zampata. Ha un unico momento di gloria quando tiene dietro per diversi giri Kimi Raikkonen. Il che, francamente, e' tutto dire. Lui incolpa il sistema antiappannamento del casco, che funziona male e condiziona la visibilita'. Bah. A quindici giri dalla fine gioca (giustamente) la carta delle intermedie, non avendo nulla da perdere. L'azzardo sembra pagare, poi la pioggia aumenta di nuovo e tutto finisce a carte quarantotto. Il quindicesimo posto e' la logica conseguenza di tutto cio'. Almeno non fa danni. Cauteloso (ah, Prost….)

Kazuki Nakajima: 4 – A un certo punto ci siamo messi a contare i suoi testacoda/svarioni/lunghi/fuoripista. A un certo punto abbiamo perso il conto. A un certo punto abbiamo concluso che e' stato un bene (perdere il conto). Semplicemente non ne azzecca una. Sempre oltre le righe, spesso e (mal)volenteri fuori pista, lento e al tempo stesso instabile. Diciamo che non e' stata la sua migliore esibizione. Il guasto alla trasmissione lo toglie dalla gara e immaginiamo che tutti, in pista, abbiano tirato un sospiro di sollievo. A fine gara dichiara “Ho fatto alcuni errori, ma e' stato lo stesso per tutti”. Se fosse stato proprio cosi' ne avremmo viste DAVVERO delle belle. Chissa' se ha avuto il coraggio di ripetere la stessa frase a Parick Head. Mamma mia. Disastroso.

Adrian Sutil: 6,5 – Difficile quantificare con un voto la prestazione di Adrian. La squadra azzecca la strategia e lui e' superlativo nell'arrampicarsi fino alla settima posizione, non compiendo errori ma anzi girando molto velocemente e molto costante. Una condotta di gara da formichina sprint che stava per regalare al team di Vijay Mallya i primi punti iridati. Stava, perché a pochi giri dalla fine la vettura gli parte in aquaplano (aridaje…) fino a schiantarsi di muso contro le protezioni. Peccato, perché Hamilton non l'avrebbe mai e poi mai superato, perché difficilmente si ripresenera' una situazione simile, e perché e' la seconda volta che a pochi km dal traguardo gli sfuma un risultato prestigioso. Stavolta pero' e' colpa sua. Se guardiamo pero' alla prestazione del suo compagno di squadra fatichiamo ad infierire piu' di tanto. Ed e' per questo che siamo di manica larga e gli concediamo la sufficienza nonostante un errore a tutti gli effetti imperdonabile. Speriamo non subisca contraccolpi psicologici derivanti dall'illusione maturata e svanita. Scosso.

Giancarlo Fisichella: 5 – Il vecchio che avanza. Nel senso che va a male. Il suo compagno di squadra veleggia in zona punti e lui arranca nelle retrovie. E dire che una volta era considerato un mago della pioggia. Opinione peraltro suffragata dai fatti: la sua prima vittoria in F1 arrivo' proprio sotto un diluvio torrenziale, con una modesta Jordan (poi Midland, poi Spyker, poi Force India… strana la vita, vero?) nel lontano GP del Brasile 2003. Altri tempi, ahimé. Oggi rimedia da Sutil un secondo e mezzo di distacco nel giro piu' veloce in gara. Giancarlo accusa il graining sulle quattro gomme, ma abbiamo paura che cominci ad accusare il peso dell'eta'. Speriamo (e gli auguriamo) di sbagliarci, davvero. Spento.

Jenson Button: 8 – Non merita assolutamente meno di Webber. Chissa', forse la sua prestazione vale addirittura di piu', visto che la sua Brawn GP e' parsa molto meno a suo agio della Red Bull nel diluvio cinese. Ad ogni modo lui riesce a star davanti all'australiano per molti giri, dando una sonora paga al compagno di squadra Barrichello. Viene sverniciato da Vettel nelle fasi finali di gara, a risultato oramai acquisito, ma lotta con Webber mettendo in scena una sequenza di sorpassi e controsorpassi che infiamma il pubblico (anche se dettata piu' da errori di guida che da reali gesta tecniche). Consolida il primato in campionato ma lascia Shangai conscio che nella sua scalata al titolo avra' vita molto ma molto difficile. Magari lo pensava anche prima, chissa'. Ora ne ha la certezza. Dimostra comunque di non essere un paracarro. Chissa' cosa ne pensa Briatore. Orgoglioso.

Rubens Barrichello: 6,5 – In difficolta' nelle prime fasi di gara, accusa problemi ai freni che gli fanno perdere terreno. Dopo il primo pit stop le cose migliorano, ma alla fine della fiera non e' che la sua gara cambi volto. Non commette errori, certo, (l'esperienza servira' pure a qualcosa!) ma anche oggi si fa battere da Button nonostante a fine gara vada come un treno (miglior giro veloce, un secondo meglio di Jenson). E dire che la pioggia gli piace, gli e' sempre piaciuta. Convince solo relativamente, ma seppur non in giornata di grazia incamera cinque punti in attesa di tempi migliori. Non necessariamente dal punto di vista meteorologico. Tra sette giorni in Bahrain (dove pare difficile che piova, ma non si sa mai) ne sapremo di piu'. Interlocutorio.

Manuel Codignoni
www.f1grandprix.it

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