F1 | Horner riapre le ferite Red Bull: le accuse a Newey e Marko nel nuovo libro
"Helmut è stato a casa mia pochi giorni prima del mio licenziamento e non mi ha detto nulla"

Christian Horner torna a parlare della sua lunga esperienza in Red Bull e lo fa attraverso “Drive”, la sua nuova autobiografia in uscita il 22 ottobre. L’ex team principal della scuderia austriaca ha già anticipato alcuni passaggi del libro, riportando alla luce rapporti complicati, vecchie tensioni e momenti delicati vissuti durante i suoi vent’anni alla guida del team.
Tra i protagonisti dei racconti di Horner c’è Adrian Newey, storico progettista della Red Bull e uno degli artefici dei grandi successi della squadra. Il rapporto tra i due, però, secondo quanto raccontato dall’ex team principal, sarebbe stato meno solido di quanto apparisse.
Horner e Newey, la rottura nel 2014
Horner ricorda in particolare il momento in cui Newey prese in considerazione l’ipotesi di lasciare la Red Bull dopo l’interesse della Ferrari nel 2014.
“Io gli coprivo le spalle e credevo che lui facesse lo stesso con me. Ma al primo segnale di difficoltà, Adrian voleva abbandonare la nave”, avrebbe scritto Horner.
Una situazione che avrebbe modificato profondamente la percezione del rapporto da parte del britannico.
“Mi sono sentito molto triste per questo. Non potevo più contare su di lui. La nostra collaborazione non era così solida come avevo creduto fino a quel momento”.
Le critiche a Helmut Marko
Nel libro trova ampio spazio anche Helmut Marko, figura storica della Red Bull e personaggio con il quale Horner ha avuto per anni un rapporto complesso.
L’ex team principal ricorda un episodio avvenuto pochi giorni prima del suo allontanamento dalla squadra. Marko aveva soggiornato a casa sua e trascorso del tempo con la sua famiglia, senza però accennare a ciò che stava per accadere.
“Pochi giorni prima era stato a casa mia e aveva trascorso del tempo con la mia famiglia, eppure non era stata detta una parola”, ha raccontato Horner.
Il britannico riconosce comunque il ruolo fondamentale avuto da Marko nella sua stessa esperienza in Red Bull, sottolineando però come il loro rapporto sia cambiato dopo la morte di Dietrich Mateschitz.
“Verso la fine, e certamente dopo la morte di Dietrich, non aveva più realmente una funzione. Credo che mi abbia sempre visto come il suo protetto”.
Horner critica anche il modo in cui Marko avrebbe gestito alcuni giovani piloti della squadra: “Non era il modo in cui avrei gestito io le cose. Avevo la sensazione di essere sempre quello che doveva ripulire il casino”.
Anche Verstappen fu un caso controverso
Nel racconto di Horner emerge inoltre un retroscena sull’arrivo di Max Verstappen. Secondo l’ex team principal, Marko inizialmente non sarebbe stato convinto di ingaggiare il giovane olandese, anche per le preoccupazioni legate al padre Jos.
“Non abbiamo bisogno di questo qui”, avrebbe detto Marko, secondo la ricostruzione di Horner.
L’ex team principal parla infine anche della propria immagine pubblica e del suo licenziamento dalla Red Bull, spiegando di non aver mai ricevuto una motivazione completamente chiara.
“Forse sono un po’ un personaggio Marmite. So di non piacere a tutti. È impossibile farlo”.
Sul suo addio, Horner sostiene di aver ricevuto soltanto una spiegazione legata al calo delle prestazioni della squadra. E oggi, guardando alla squadra che ha guidato dal 2005, il suo giudizio è altrettanto netto: la Red Bull avrebbe “perso la sua presenza, la sua atmosfera”.
Una lunga storia che Horner chiude con un paragone cinematografico: “Alla fine, Darth Vader si toglie il casco ed è un essere umano. E tutti lo amano”.
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