Gran Premio degli USA, Austin (Texas): Anteprima ed orari del weekend

Il Circus farà il suo debutto sul nuovo Circuit of the Americas

Gran Premio degli USA, Austin (Texas): Anteprima ed orari del weekend

La Formula 1 ritorna negli Stati Uniti sul nuovissimo Circuit of the Americas nei pressi di Austin in Texas. Sono passati cinque anni dall’ultima volta che il circus ha fatto rombare i motori negli States: l’ultimo Gran Premio in terra americana si è corso il 17 Giugno 2007, sul circuito di Indianapolis, con la vittoria di Lewis Hamilton su McLaren davanti all’allora compagno di squadra Fernando Alonso.

Dopo cinque anni quindi il carrozzone a quattro ruote ci riprova. Ci riprova a fare breccia nel cuore dei tifosi americani, mai davvero troppo convinti della bontà del “prodotto” Formula 1 rispetto alle loro categorie, tutte improntate alla spettacolarità. Troppo macchiosa, troppo complicata, questo era e forse è ancora la Formula 1 per il pubblico americano che, abituato a sorpassi e controsorpassi sugli ovali, ha sempre mal digerito la noia che spesso caratterizza i Gran Premi europei o, per meglio dire, euro-asiatici.

La Formula 1 che approda in America è però molto diversa da quella che l’aveva lasciata cinque anni fa: i rifornimenti sono stati aboliti, le vetture radicalmente cambiate, è stato introdotto il KERS e soprattutto il DRS. Vedremo se al pubblico americano piacerà la Formula 1 anche perchè secondo l’intenzione di Bernie Ecclestone il Gran Premio ad Austin sarà destinato ad avere un fratello a partire probabilmente dal 2014 con un Gran Premio nel New Jersey con i grattacieli di Manhattan sullo sfondo.

Il Gran Premio degli Stati Uniti si disputerà sul novissimo Circuit of the Americas costruito alla periferia sud di Austin, capitale dello stato del Texas. Il tracciato, il primo negli Stati Uniti costruito appositamente per la Formula 1 è stato disegnato da Tavo Hellmund, organizzatore della gara e da Kevin Schwantz, campione del mondo della classe 500 del Motomondiale nel 1993, il tutto sotto la supervisione di Hermann Tilke l’architetto dei circuiti di nuova generazione.

Il circuito sorge in un’area di 3,6 kmq caratterizzata da notevoli dislivelli in modo da creare un tracciato spettacolare e avvincente. L’idea degli organizzatori è quella di creare un grande polo sportivo destinato in tutto e per tutto ai motori. Sul Circuit of the Americas infatti il prossimo anno si disputeranno anche una gara del Motomondiale, delle V8 Supercars, del FIA Endurance, dell’American Le Mans Series e del Rolex Sports Car Series.

Benchè dal 1950 al 1960 la 500 miglia di Indianapolis abbia fatto parte del Campionato Mondiale di Formula 1, essa rimaneva una realtà del tutto separata dal mondo delle monoposto europee, con regolamenti tecnici e sportivi completamente differenti. Quindi il primo vero Gran Premio degli Stati Uniti è datato 1959, quando sul circuito di Sebring un giovanissimo Bruce McLaren al volante della Cooper vince la sua prima gara in Formula 1, rimanendo per molti anni il più giovane pilota ad aver trionfato in una gara iridata. Nella stessa corsa, il suo compagno Jack Brabham coglie il primo dei suoi tre titoli mondiali, al cospetto di soli quindicimila spettatori, un segnale dello scarso appeal che le monoposto all’europea hanno sempre esercitato sul pubblico americano.

L’anno successivo Moss vinse il Gran Premio svoltosi stavolta a Riverside, mentre dal 1961 la gara trovò la sua prima sede stabile sul circuito di Watkins Glen, nello Stato di New York. Ireland nel 1961 consegna a Colin Chapman la prima vittoria del tema ufficiale Lotus (le cui macchine avevano già vinto quattro volte, ma col team privato di Rob Walker, guidate da Stirling Moss), mentre i dominatori degli anni ’60 sono due grandi campioni: Graham Hill, primo per tre anni consecutivi dal 1963 al 1965, e Jim Clark, anch’egli detentore di tre vittorie sul circuito del Glen, la prima delle quali nel 1962, ma è memorabile l’affermazione del 1966 con la Lotus motorizzata dal mastodontico, pesante e spesso inaffidabile motore BRM a 16 cilindri!

Jim farà il tris nel 1967 con la Lotus munita del nuovo rivoluzionario motore Cosworth, compiendo gli ultimi giri con la sospensione posteriore destra danneggiata e la ruota inclinata. Un elemento quasi folkloristico era costituito dal pittoresco sbandieratore di Watkins Glen, il mitico direttore di gara, “Tex”, che era solito sventolare la bandiera a scacchi facendo un grande salto mentre le monoposto tagliavano il traguardo.

Il Gran Premio degli Stati Uniti era molto “popolare” tra i piloti soprattutto per i ricchissimi premi in denaro elargiti dagli organizzatori, che coprivano anche le spese di trasporto. Vincere negli States spesso era il modo di raddrizzare finanziariamente l’annata. Rindt vinse proprio qui il suo primo Gran Premio nel 1969 (dieci anni esatti dopo McLaren) guadagnando cinquantamila dollari e “costringendo” il giornalista inglese Denis Jenkinson a tagliarsi la barba: il famoso cronista aveva scommesso che l’irruento pilota austriaco non sarebbe mai riuscito a vincere un Gran Premio. Amara ironia del destino, un anno dopo al Glen, un altro giovanissimo pilota, Emerson Fittipaldi, vinse il suo primo Gran Premio, risultato che consegnò matematicamente il titolo al suo compagno in Lotus, cioè proprio Jochen Rindt, morto un mese prima a Monza.

Nel 1971 ennesima “prima volta”: il giovane francese Francois Cevert coglie su Tyrrell la sua prima vittoria, proprio sul circuito (allungato nel 1972) che due anni dopo lo vedrà morire in un terribile incidente alla “esse” dopo il traguardo. Il suo compagno Stewart rinuncerà così a correre quello che sarebbe stato il suo centesimo e ultimo Gran Premio prima del ritiro dalle corse. Anche l’edizione del 1974 è tragica, con la morte di Helmut Koinigg che resta decapitato sotto i micidiali guard rails del Glen, nell’edizione che vedrà la disfatta della Ferrari di Regazzoni nella lotta al titolo mondiale contro Fittipaldi, iridato per la seconda volta. La Ferrari, sempre a secco di vittorie nel ricco Gran Premio americano, rompe l’incantesimo nel 1975 grazie a Niki Lauda, nell’anno del primo titolo mondiale del pilota austriaco.

Dal 1976 la gara nello stato di New York viene affiancata dal GP di Long Beach che si corre in California, indicato come Gran Premio degli USA Ovest e disputato fino al 1983. Watkins Glen esce di scena nel 1980, con la vittoria di Alan Jones che suggella il suo titolo mondiale. Dal 1981 i Gran Premi negli States si moltiplicano perché a Long Beach si affiancano anche Las Vegas, improbabile gincana nel parcheggio del sontuoso hotel Caesar’s Palace che si corre per due anni (1981-82), e Detroit, circuito cittadino che dal 1985 al 1988 sarà l’unica gara a stelle e strisce del Mondiale di Formula 1: Ayrton Senna vi si afferma come specialista con tre vittorie consecutive dal 1986 al 1988. Nel 1984 fa la sua fugace apparizione anche il tracciato cittadino di Dallas, reso fallimentare dall’asfalto inadeguato che provoca un turbinio di incidenti, da cui emerge Rosberg su Williams-Honda, primo anche nel 1985 a Detroit.

Nel 1989 la gara si sposta su un ennesimo circuito cittadino, nel vano tentativo di rendere popolare la Formula 1 oltreoceano: stavolta si corre a Phoenix in Arizona. L’esperimento durerà un triennio, dominato dalle McLaren Honda di Prost (vincitore nel 1989) e Senna (doppietta nel 1990-91), al termine del quale la Formula 1 rinuncerà agli Stati Uniti per un decennio, fino al 2000, quando le monoposto europee rimettono le ruote sul suolo americano ad Indianapolis, uno dei templi dell’automobilismo a stelle e strisce. Non si tratta dell’ovale, ma di un circuito misto che utilizza soltanto una parte del mitico catino. Schumacher ottiene la prima delle sue cinque affermazioni a Indy, che lo lancia verso il primo dei suoi cinque titoli con la Rossa.

Nel 2005 è ormai storia il famigerato forfait di tutti i team forniti dalla Michelin a causa di una insufficiente tenuta delle gomme alle sollecitazioni del banking nell’ultima curva, evento che dà vita a una gara surreale con soltanto sei partecipanti (i gommati Bridgestone), dando così alle Ferrari di Schumacher e Barrichello una facile doppietta contro Minardi e Jordan, tra le vibranti proteste del pubblico statunitense, costretto ad assistere alla farsa.

Nel 2001 Hakkinen chiude in bellezza la sua carriera ottenendo la sua ventesima e ultima vittoria su McLaren Mercedes prima dell’annunciato ritiro, mentre nel 2002 la trionfale marcia delle imbattibili Ferrari crea un “malinteso” tra Schumacher (dominatore della gara) e Barrichello che, nel tentativo di affiancare sul traguardo, per un arrivo in parata, il plurititolato compagno, lo batte per pochissimi millesimi. Nel 2007 la vittoria di un giovanissimo Hamilton sarà il sigillo finale all’esperienza della F1 ad Indianapolis.

La Formula 1 che sbarca negli Stati Uniti ha riaccolto sul gradino più alto del podio Kimi Raikkonen, il pilota finlandese della Lotus ha vinto lo scorso Gran Premio di Abu Dhabi davanti a Fernando Alonso e Sebastian Vettel. La gara nell’emirato del Golfo Persico è stata piuttosto avvincente anche grazie alla rimonta di Vettel che è stato costretto a partire dalla pit lane causa esclusione dalla classifica delle qualifiche per l’assenza della benzina nel serbatoi necessaria ai controlli dei delegati tecnici della Federazione.

Altro grande protagonista del weekend è stato Lewis Hamilton, dominatore di tutte le sessioni di prove libere e qualifiche si stava avviando a quella che sembrava essere un’agevole vittoria quando ancora una volta è stato tradito dalla sua McLaren, come a Singapore. La frustrazione quando si perdono le gare così è tanta. Quest’anno il pilota inglese ha corso una delle migliori, se non la migliore stagione della sua carriera ma è stato vittima troppo spesso di erorri del team e dell’inaffidabilità della monoposto. Sembra comprensibile a questo punto il desiderio di migrare altrove, di cercare una sfida nuova, benché difficile, alla Mercedes.

La gara di Abu Dhabi ha permesso a Fernando Alonso di recuperare appena tre punti su Vettel, pochi, pochissimi considerato il vantaggio prestazione del team austriaco su tutti gli altri. Solo un marchiano errore di un membro del team Red Bull ha privato Vettel di una partenza in terza posizione e di un’altra probabilissima vittoria, anche considerando il ritiro di Hamilton. Per la Ferrari più che un finale di mondiale sembra un’agonia, una lenta agonia che la matematica ancora non si decide a fermare. In quel di Abu Dhabi il cavallino era più lento non solo della Red Bull, ma anche della McLaren, della Lotus e ad inizio gara perfino della Williama. Non si lotta in questo modo per i mondiali.

Austin è un circuito sconosciuto, sebbene i team abbiano già provato e riprovato al simulatore ogni possibile evenienza, ma la sensazione è che la Red Bull dovrebbe imporsi nuovamente su tutti. Il tracciato è caratterizzato da una prima parte con lunghe curve veloci in successione, un tratto centrale con un lungo rettilineo e un terzo settore con curve lente a novanta gradi. Il meteo potrebbe dire la sua, questo periodo dell’anno la zona di Austin è caratterizzata da piogge improvvise sebbene non di notevole intensità.

Al termine del Gran Premio, team e piloti partiranno subito per il Brasile, la domenica successiva infatti il circuito di Interlagos metterà la parola fine al mondiale 2012. Alonso e la Ferrari hanno una sola possibilità per privare Vettel del terzo alloro mondiale: vincere le due prossime gare!

Domenico Della Valle – Francesco Ferrandino

INFO
Lunghezza del circuito: 5,516 km
Giri da percorrere: 56
Distanza totale: 308,896 km
Numero di curve: 20
Senso di marcia: antiorario
Mescole Pirelli: media/dura
Apertura farfalla: –

RECORD
Giro prova: –
Giro gara: –
Distanza: –
Vittorie pilota: 5 – M Schumacher, A Senna
Vittorie team: 10 – Lotus
Pole pilota: 5 – A Senna
Pole team: 10 – Lotus
Km in testa pilota: 1.417 – M Schumacher
Km in testa team: 2.837 – Lotus
Migliori giri pilota: 3 – J Clark, M Schumacher, A Senna
Migliori giri team: 9 – Ferrari
Podi pilota: 7 – M Schumacher
Podi team: 20 – Ferrari
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Albo d’oro

01. 1959 B McLaren – Cooper Climax
02. 1960 S Moss – Lotus Climax
03. 1961 I Ireland – Lotus Climax
04. 1962 J Clark – Lotus Climax
05. 1963 G Hill – BRM
06. 1964 G Hill – BRM
07. 1965 G Hill – BRM
08. 1966 J Clark – Lotus BRM
09. 1967 J Clark – Lotus Ford
10. 1968 J Stewart – Matra Ford
11. 1969 J Rindt – Lotus Ford
12. 1970 E Fittipaldi – Lotus Ford
13. 1971 F Cevert – Tyrrel Ford
14. 1972 J Stewart – Tyrrel Ford
15. 1973 R Peterson – Lotus Ford
16. 1974 C Reutemann – Brabham Ford
17. 1975 N Lauda – Ferrari
18. 1983 M Alboreto – Tyrrel Ford
19. 1984 K Rosberg – Williams Honda
20. 1985 K Rosberg – Williams Honda
21. 1986 A Senna – Lotus Renault
22. 1987 A Senna – Lotus Honda
23. 1988 A Senna – McLaren Honda
24. 1989 A Prost – McLaren Honda
25. 1990 A Senna – McLaren Honda
26. 1991 A Senna – McLaren Honda
27. 2000 M Schumacher – Ferrari
28. 2001 M Hakkinen – McLaren Mercedes
29. 2002 R Barrichello – Ferrari
30. 2003 M Schumacher – Ferrari
31. 2004 M Schumacher – Ferrari
32. 2005 M Schumacher – Ferrari
33. 2006 M Schumacher – Ferrari
34. 2007 L Hamilton – McLaren Mercedes

Nell’albo d’oro si è tenuto conto solo dei Gran Premi aventi denominazione “Gran Premio degli Stati Uniti”. Quindi non sono stati inclusi i Gran Premi di USA ovest, USA Est, e quello di Las Vegas.
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Orari del Gran Premio degli Stati Uniti

Venerdì 16 Novembre
09:00-10:30 (16:00-17:30) Prove Libere 1
13:00-14:30 (20:00-21:30) Prove Libere 2

Sabato 17 Novembre
09:00-10:00 (16:00-17:00) Prove Libere 3
12:00-13:00 (19:00-20:00) Qualifiche – Rai Due/Rai HD

Domenica 18 Novembre
13:00 (20:00) Gara – Rai Uno/Rai HD

Tra parentesi gli orari per l’Italia.

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