F1 | L’harakiri di una Ferrari che deve imparare a correre in funzione di Leclerc

La seconda guida da che mondo è mondo va sfruttata per arrivare all'obiettivo finale

F1 | L’harakiri di una Ferrari che deve imparare a correre in funzione di Leclerc

Eppure Binotto era splendido motorista negli anni d’oro della Ferrari di Schumacher. Uomo importante nel team che per eccellenza attuava lo schema prima e seconda guida, poi brillantemente ripreso dalla Mercedes con Hamilton e Bottas e ancora più recentemente dalla Red Bull con Verstappen e Perez. Ma la storia della F1 è piena di esempi di gregari più o meno brillanti che hanno corso per aiutare il loro “capitano”. D’altronde, secondo un vecchio adagio, la F1 è uno dei pochissimi sport ad essere totalmente individualista ma al contempo di squadra.

Il suicidio sportivo di Montecarlo non può non invitare ad una opportuna riflessione sul rapporto tra il team e lo spagnolo Carlos Sainz. Il pilota iberico, finora protagonista di un campionato con più bassi che alti, non ha dimostrato le stesse performance favolose di Leclerc, eppure coltiva l’ambizione di poter rivaleggiare con il team mate monegasco. Sainz ha corso il GP di Monaco per vincerlo, rifiutandosi in modo netto di coprire la strategia di Perez, con il risultato di aver indirettamente danneggiato proprio Charles Leclerc.

Se lo spagnolo avesse obbedito alla chiamata ai box di Maranello avrebbe bloccato sul nascere qualsiasi velleità bibitara, piazzando gli scarichi della sua F1-75 dinanzi al muso della Red Bull dell’arrembante e spiritato pilota messicano. Bisogna a questo punto operare un opportuno distinguo per ben comprendere l’oggetto del discorso.

Carlos Sainz ha ragionato da pilota, pensando al suo tornaconto personale e alle chance di vincere il suo primo GP in carriera. E in più ha anche “letto” molto meglio del muretto la partita, arrivando a capire prima degli strateghi che si poteva passare direttamente dalle gomme full wet da bagnato estremo alle gomme da asciutto, saltando lo step delle intermedie. Il problema però è proprio questo. Dinanzi alle discussioni e alle perplessità dello spagnolo la Ferrari non ha saputo ragionare sul lungo termine, pensando come squadra che lotta per il mondiale con un altro pilota, ovvero Leclerc. E come squadra trascinata da Charles, autore di 5 pole position in sette gare, un dato che significa tanto.

In una lotta così serrata, contro un avversario così preparato, forse più preparato, esperto, malizioso e soprattutto pragmatico (Perez a Barcellona è stato zittito dal muretto e ha obbedito al team order), alla Rossa sembra mancare quasi la piena consapevolezza dei ruoli e delle gerarchie interne, che sono in realtà ben delineate.

Un team che aspira a vincere un titolo Piloti che manca dal 2007 e che è impresa ardua raggiungere deve ragionare e correre in funzione della sua prima guida, del pilota si gioca il mondiale, che è avanti in campionato. Trattare Sainz in modo uguale a Leclerc non significa essere onesti, giusti, moralmente superiori, virtuosi, ma semplicemente sciocchi, autolesionisti nel senso più tafazziano del termine. Perché la seconda guida, il gregario, va sfruttato e utilizzato proprio per il bene superiore del team, per coadiuvare la prima guida nella rincorsa al trionfo.

Immaginate cosa avrà pensato Leclerc, che stava dominando il GP di Monaco, quando si è accorto non solo che il team aveva sbagliato strategia, ma che addirittura gli faceva perdere tempo al pit stop per attuare la migliore tattica a Carlos Sainz! Vi pare una cosa normale? Danneggiare la gara del pilota in lotta per il titolo per “fare la corsa” con il numero due?

Prima che i buoi scappino definitivamente la Ferrari deve resettare e fare quadrato intorno a Leclerc, stabilendo in modo chiaro e preciso quali sono le gerarchie interne. Con buona pace di Sainz e di chi evidentemente lo desidera vedere più in alto possibile. Perché questo primo terzo di campionato una certezza l’ha data, ovvero che Charles Leclerc è molto più veloce e pronto per vincere rispetto al corridore iberico. Nulla di personale, è solo un dato di fatto.

Se la Ferrari avesse ragionato a Montecarlo con il buon vecchio schema prima-seconda guida molto probabilmente Leclerc avrebbe guadagnato, e non perso, punti su Verstappen. Che l’obbrobrio di Montecarlo sia da lezione per l’immediato futuro, perché se una messa val bene Parigi, il sacrificio di uno dei due piloti val bene un titolo mondiale. Sveglia, su, che Verstappen il suo mondiale lo ha vinto anche grazie a Perez sguinzagliato ad Abu Dhabi come un cane arrabbiato su Hamilton. Qui invece blocchiamo Leclerc dietro al renitente Sainz ai box.

Antonino Rendina


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