F1 | Pirelli porta in Giappone le mescole più dure: un solo pit-stop e rischio graining
Michael Schumacher è il pilota più vincente a Suzuka, seguito a ruota da Lewis Hamilton
Il mondiale di Formula 1 2026 si appresta a sbarcare su uno dei tracciati più iconici e tecnicamente probanti dell’intero calendario: Suzuka. Per piloti e ingegneri, la trasferta nipponica rappresenta un banco di prova definitivo, un circuito dove la precisione di guida e l’efficienza aerodinamica devono fondersi perfettamente per domare una sequenza di curve che ha fatto la storia del motorsport. La pista, nota per la sua conformazione a otto e per i carichi laterali tra i più elevati della stagione, si presenta quest’anno con una variabile fondamentale in più: un manto stradale quasi completamente rinnovato che costringerà i team a rivedere i dati raccolti nelle passate edizioni.
Pirelli, per rispondere alle sollecitazioni estreme di questo tracciato, ha selezionato il pacchetto di mescole più resistente della sua intera gamma. Per il weekend giapponese vedremo infatti all’opera la C1 come Hard, la C2 come Medium e la C3 come Soft. Si tratta di una scelta di carattere conservativo ma necessaria, che vede il debutto assoluto in questa stagione della mescola C1. Dopo i primi due Gran Premi dell’anno, caratterizzati da asfalti meno abrasivi, la severità di Suzuka ha spinto il fornitore unico a richiamare in servizio la soluzione più dura per garantire stabilità e durata nei lunghi curvoni in appoggio.
L’incognita dell’asfalto integrale e il rischio graining
Il circuito di proprietà della Honda ha intrapreso un ambizioso programma di manutenzione che è giunto a compimento proprio in vista di questo appuntamento. Se lo scorso anno i lavori di riasfaltatura si erano limitati al primo settore, dall’uscita della chicane fino al termine delle famose “S”, per il 2026 l’opera è stata estesa ai restanti due settori. Questo significa che le vetture correranno su una superficie nuova fino alla curva 17, poco prima dell’ingresso nel rettilineo d’arrivo.

L’impatto di un asfalto “fresco” su una pista così esigente non è da sottovalutare. Le prime indicazioni suggeriscono che la superficie, pur essendo più regolare, si presenterà inizialmente molto liscia e priva di gommatura. Questo scenario porta con sé il rischio concreto del graining, un fenomeno che si manifesta quando lo pneumatico non riesce a trovare grip sulla superficie e inizia a scivolare, creando piccoli detriti sulla fascia battistrada che ne compromettono la performance. Nel 2025, il graining si era manifestato sull’asse anteriore durante il venerdì, per poi ridursi progressivamente con l’evoluzione della pista. Quest’anno, con l’estensione del nuovo manto, il monitoraggio dovrà essere costante fin dai primi minuti di prove libere.
Variabili termiche e strategie
Un altro elemento di discontinuità rispetto alla passata stagione è il posizionamento del Gran Premio nel calendario. Rispetto al 2025, la Formula 1 corre a Suzuka con una settimana di anticipo. Sebbene possa sembrare un dettaglio marginale, in questa zona del Giappone pochi giorni possono fare la differenza in termini di temperature ambientali. L’anno scorso la colonnina di mercurio si era assestata intorno ai 15°C, un valore che ha permesso una gestione ottimale del degrado termico.
Se le previsioni dovessero confermare temperature simili o leggermente inferiori, l’usura dovuta al calore rimarrà un fattore secondario, mettendo invece in risalto la capacità dei team di portare le gomme nella corretta finestra di utilizzo. In particolare, la preparazione del giro di qualifica sarà uno dei nodi cruciali del sabato: scaldare adeguatamente le coperture anteriori senza surriscaldare le posteriori sarà l’obiettivo primario per chi punta alla pole position.

Dal punto di vista strategico, la sosta singola resta sulla carta l’opzione più veloce e probabile, ricalcando quanto visto dodici mesi fa. Nel 2025, la maggior parte dei piloti scelse di partire con la mescola Medium per poi passare alla Hard intorno al 20° giro. La stabilità della mescola C1 sarà dunque fondamentale: se questa mostrerà un livello di aderenza accettabile e la Soft (C3) si confermerà consistente, potremmo assistere a una varietà tattica interessante, specialmente per chi tenterà di differenziare la strategia partendo dalle retrovie.
Tra statistiche storiche e la “fame” di Verstappen
Il Gran Premio del Giappone 2026 segna il 40° capitolo di una storia iniziata nel 1976. Suzuka rimane il terreno di caccia preferito dei grandi campioni, con Michael Schumacher ancora in testa all’albo d’oro con 6 vittorie, seguito da Lewis Hamilton a quota 5. Tra i costruttori, la McLaren detiene il primato con 9 successi, insidiata da una Red Bull che, con 8 vittorie, punta all’aggancio.
A proposito, l’attenzione resta altissima su Max Verstappen. Il quattro volte campione del mondo arriva a Suzuka con una voglia di riscatto che va oltre la semplice classifica. Sabato scorso, l’olandese ha dato prova della sua straordinaria versatilità partecipando alla gara NLS2 sul mitico Nordschleife del Nürburgring. Al volante di una Mercedes GT3 del team Verstappen Racing, l’olandese ha dominato la scena, tagliando il traguardo con un vantaggio di 59 secondi dopo una battaglia serrata nella prima ora di corsa. Tuttavia, una svista del team, che ha utilizzato sette set di gomme invece dei sei consentiti, ha portato a una clamorosa squalifica post-gara.

Questo episodio, pur appartenendo alle competizioni GT, sottolinea quanto Verstappen sia in uno stato di forma eccezionale, ma anche quanto la gestione degli pneumatici sia diventata un elemento discriminante in ogni categoria. A Suzuka, dove la gestione delle mescole Pirelli è storicamente più complessa che altrove, Max e il suo team non potranno permettersi la minima sbavatura, né in pista né al muretto box. Lo scorso anno l’olandese vinse di forza sulle due McLaren, all’epoca molto più performanti rispetto alla RB21.
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