F1 GP Giappone | Antonelli: “Siamo limitati nella guida, è come avere le manette ai polsi”

"L'obiettivo è trovare una soluzione che ci permetta di spingere senza pensare troppo alla gestione dell'energia", ha detto Kimi

F1 GP Giappone | Antonelli: “Siamo limitati nella guida, è come avere le manette ai polsi”

Kimi Antonelli ha centrato la sua seconda pole position consecutiva con la Mercedes, confermando una crescita esponenziale che lo vede ora come il favorito principale non solo per la vittoria nel Gran Premio del Giappone, ma anche per la leadership del campionato mondiale. Con un tempo di 1:28.778, il bolognese ha staccato il compagno di squadra George Russell di quasi tre decimi, un margine significativo su una pista che non perdona la minima imprecisione.

La sessione di qualifica è stata un crescendo per il pilota italiano, capace di adattarsi a condizioni ambientali mutevoli. Se le prove libere della mattinata avevano mostrato una Mercedes dominante, il pomeriggio ha presentato sfide diverse, legate soprattutto alla gestione dell’energia e alla variabilità del vento, che tra le “S” del primo settore può spostare l’equilibrio della monoposto in pochi istanti.

Il segreto del giro perfetto: bilanciamento e adattamento

La capacità di Antonelli di leggere la pista è emersa sin dai primi minuti del Q1. Nonostante una vettura che appariva più nervosa rispetto alla simulazione mattutina, Kimi è riuscito a trovare un compromesso ideale con i suoi ingegneri, intervenendo sul bilanciamento aerodinamico per compensare l’aumento delle raffiche di vento. La pulizia di guida mostrata nel Q3, specialmente nel primo tentativo che gli è valso il primato, ha evidenziato una maturità agonistica sorprendente.

“È stata una sessione priva di errori e il feeling è stato ottimo fin dall’inizio – ammette. Dopo un primo tentativo molto solido nel Q3, sono riuscito a costruire il ritmo necessario per incrementare il vantaggio. Rispetto alle FP3 la situazione è stata decisamente più complessa, specialmente nelle fasi iniziali delle qualifiche, a causa di un aumento dell’intensità del vento che ha reso la monoposto meno prevedibile. Abbiamo però reagito prontamente, cercando di adattarci con alcune piccole modifiche al bilanciamento aerodinamico fino a trovare un compromesso ideale per il giro secco. Nel complesso la sessione è stata molto produttiva, anche se mi dispiace non essere riuscito a migliorare nell’ultimo assalto cronometrato, ma il lavoro svolto resta di altissimo livello”.

La differenza cronometrica rispetto a Russell ha sorpreso molti addetti ai lavori, ma Antonelli ha ricondotto il distacco alla natura stessa dei nuovi regolamenti. Nella Formula 1 del 2026, la gestione del sistema ibrido e l’efficienza nel recupero dell’energia possono generare fluttuazioni importanti nei tempi sul giro, rendendo i distacchi più ampi rispetto al passato recente.

“Sinceramente mi ha sorpreso il distacco che abbiamo scavato rispetto a George, ma bisogna considerare che con questi regolamenti è facilissimo guadagnare o perdere tre decimi in un attimo, a prescindere dal valore assoluto del gap. Mi era già capitata una situazione simile a Melbourne: basta un piccolo dettaglio per spostare l’ago della bilancia. Lui resta comunque un pilota incredibilmente rapido, lo ha dimostrato anche qui durante tutto il fine settimana, quindi domani in gara dovremo stare molto attenti per vedere come si evolveranno i valori in campo”.

Guidare a Suzuka con i regolamenti 2026

Una delle grandi incognite del weekend riguardava il comportamento delle nuove power unit su un tracciato “flow” come quello giapponese. La necessità di gestire i flussi energetici e il deployment della batteria ha cambiato l’approccio dei piloti alla guida. In alcuni tratti, specialmente quelli ad alta velocità di percorrenza, il pilota non può più spingere al massimo per l’intero giro, dovendo fare i conti con i limiti imposti dal software di gestione.

“In alcuni tratti del circuito ti senti un po’ limitato nella guida a causa della gestione dell’energia, è come se avessi le manette ai polsi e non potessi esprimere tutto il potenziale. Nonostante questo, affrontare la sequenza delle S resta un’esperienza divertente, perché dal punto di vista del telaio la nostra macchina risponde in modo eccellente. In qualifica quelle curve diventano velocissime ed è un vero piacere guidarci”.

“Certamente c’è ancora molta strada da fare per ottimizzare la gestione dell’energia su tracciati così lunghi e impegnativi; l’obiettivo è trovare una soluzione tecnica che ci permetta di spingere al massimo senza dover riflettere troppo sulla strategia energetica in determinati punti della pista. Guardando però i tempi complessivi, non siamo così distanti dai riferimenti dello scorso anno, quindi direi che l’esperienza in qualifica oggi è stata comunque entusiasmante”.

Le prospettive per la gara: sorpassi e gestione

Il Gran Premio di domani si preannuncia come una prova di resistenza strategica. Sebbene Suzuka sia storicamente una pista dove superare è difficile, l’introduzione dell’ Overtake Mode e la nuova dinamica di ricarica delle batterie potrebbero rimescolare le carte. Antonelli ha espresso ottimismo riguardo alle possibilità di vedere una corsa combattuta, pur sottolineando che la conformazione del tracciato resta una sfida per chi insegue.

“Probabilmente domani vedremo dei sorpassi diversi rispetto al passato. Abbiamo notato quanto sia diventato più semplice seguire chi ti precede da vicino e, quando si attiva la modalità sorpasso, la quantità di energia che si può recuperare e poi scaricare nei rettilinei è notevole. Questo potrebbe favorire lo spettacolo, anche se non credo che sarà facile come abbiamo visto in Cina o a Melbourne. Suzuka è una pista molto più stretta, con pochi lunghi rettilinei che terminano con frenate violente dove poter affondare il colpo. Molte entrate in curva sono veloci e questo complica le manovre. Per questo motivo ritengo che sarà fondamentale partire bene e mantenere la posizione al via, poi valuteremo quale sarà il nostro effettivo passo gara”.

L’incognita finale resta legata al meteo e all’evoluzione della pista. Durante il Q3, molti piloti non sono riusciti a migliorare nel secondo tentativo, segno di un asfalto che ha smesso di offrire grip a causa del calo delle temperature e di raffiche di vento improvvise.

“Credo che l’evoluzione della pista si sia fermata a partire dal Q2, con le temperature che scendevano e rendevano più complicato portare gli pneumatici nella corretta finestra di funzionamento. Inoltre, a un certo punto inizi a scontrarti con i limiti fisici della power unit: la velocità in curva aumenta ma il motore diventa il fattore limitante. Il vento a raffiche non ha aiutato a mettere insieme il giro perfetto, perché cambiava direzione da una curva all’altra in modo imprevedibile. Per quanto riguarda domani, il passo nei long run sembrava buono, ma dovremo essere pronti a reagire a eventuali cambiamenti del vento o della temperatura. Cercherò di studiare ogni scenario possibile per farmi trovare preparato a qualsiasi evenienza”.

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