F1 | GP Azerbaijan, Perez: al posto giusto nel momento giusto

Sulle strade di Baku, il pilota messicano conquista il suo secondo successo in carriera, il primo con la Red Bull

F1 | GP Azerbaijan, Perez: al posto giusto nel momento giusto

“Voglio iniziare ringraziando tutta la mia squadra. Mi hanno dato un’enorme opportunità. Non si è trattato dell’inizio di stagione in cui speravamo, ho trovato il mio periodo di adattamento più difficile del previsto, ma abbiamo lavorato duramente sin dal primo giorno con gli ingegneri in fabbrica e abbiamo ottenuto un ottimo risultato per il team. Abbiamo mostrato lampi di velocità qua e là. Abbiamo fatto una gara straordinaria, quindi sono estremamente soddisfatto del risultato di oggi. Questo dà sicuramente una grande spinta di fiducia a me stesso e anche alla mia squadra, al mio lato del box.” Così Sergio Perez ha raccontato le sue emozioni dopo aver vinto il Gran Premio di Azerbaijan, il suo secondo successo in carriera e il primo con la Red Bull. Una grande soddisfazione per il talento messicano che, seppur coadiuvata dal ritiro del compagno di squadra a causa di un problema alla gomma posteriore sinistra, rappresenta un passo in avanti in quel percorso di crescita che Sergio si era imposto prima dell’inizio del campionato, consapevole che sarebbe stato necessario un periodo di adattamento prima di essere in grado di sfruttare il potenziale della RB16B.

Un viaggio che non si è ancora concluso, ma per cui Perez sta continuando a registrare progressi gara dopo gara, comprendendo i limiti e i punti di forza della vettura, soprattutto in qualifica, elemento che in questo avvio di mondiale in diverse occasioni non gli ha permesso di raccogliere quanto avrebbe potuto. Lo stesso si era visto a Baku nella giornata di sabato dove, dopo essersi dimostrato estremamente competitivo nelle sessioni prove libere, Checo non era riuscito a massimizzare il risultato nella sessione del sabato pomeriggio, in parte per un errore in curva quattro durante il suo giro veloce, il parte per l’esposizione della bandiera rossa durante l’ultimo tentativo dove era riuscito a procurarsi una buona scia con cui migliorare il proprio crono e scalare posizioni in classifica. Il sesto posto iniziale, comunque, poteva ritenersi un buon punto di partenza per pensare di puntare al podio, in particolar modo considerando il passo gara che il messicano aveva mostrato al venerdì durante le simulazioni rispetto ai suoi rivali più diretti.

Allo spegnimento dei semafori, il pilota della Red Bull si era dimostrato molto scaltro nell’approfittare dei duelli che avevano visto coinvolti gli avversari, in particolare quello tra Pierre Gasly e Carlos Sainz. Restando sulla linea più interna, Perez era riuscito a sopravanzare lo spagnolo della Ferrari, il quale si era dovuto allargare per reagire alla manovra del francese dell’AlphaTauri, il quale aveva allungato la staccata per difendersi in seguito ad un rilascio frizione tutt’altro che eccezionale. Concluso il sorpasso su Sainz, solamente pochi metri più avanti Sergio si sarebbe fatto vivo anche negli specchietti del transalpino, forse anche in un modo non del tutto voluto, ma sicuramente efficace. Alla frenata di curva due, infatti, il portacolori della Red Bull si era prodigato in una frenata piuttosto profonda, costringendo così Gasly ad aprire leggermente la traiettoria per non arrivare al contatto. Per il pilota dell’AlphaTauri, ciò si era rivelato un problema non da poco, in quanto quella minima variazione di linea lo aveva costretto a mancare l’apice a centro curva, peggiorandone così l’uscita e perdendo il treno dei rivali che si trovavano di fronte a lui. Una combinazione fatale per il francese che, infatti, prima della frenata di curva quattro sarebbe stato sorpassato proprio dal messicano, capace di sfruttare quell’effetto scia su cui, invece, Pierre non poteva contare o, quantomeno, non con la stessa efficacia.

Nei passaggi successivi, gli obiettivi erano molteplici: da una parte richiudere quel gap che si era formato nel corso del primo giro dal trio di testa, soprattutto considerando la ghiotta opportunità di superare un Leclerc che sembrava tutto fuorché in grado di mantenere a lungo una posizione del podio, in particolar modo quando avrebbe perso la chance di utilizzare il DRS. Dall’altra gestire gomme e carburante con la tecnica del lift and coast, molto utile su un circuito che da sempre richiede un utilizzo di benzina elevato dati i suoi molteplici rettilinei e le alte velocità raggiunte per un periodo così prolungato. Un attacco che era giunto nel corso della settima tornata, quando, dopo aver caricato nel miglior modo possibile le batterie per sfruttarle sul lungo rettilineo, Sergio era riuscito a sopravanzare il monegasco della Ferrari, il quale già nel giro precedente se l’era dovuta vedere senza successo con l’altra RB16B, quella di Max Verstappen. Salito in zona podio, l’ingegnere di pista era nuovamente intervenuto via radio per suggerire al pilota di Guadalajara di tornare ad effettuare tecniche di lift and coast e che l’idea era quella di proseguire sulla strategia “A”, magari estendendo lo stint di qualche giro, ma tenendo sempre un occhio agli avversari, in modo da comprendere le loro mosse. Dal punto di vista del bilanciamento, per Perez le maggiori difficoltà le si riscontravano soprattutto in fase di trazione, un elemento di cui il messicano si era lamentato in più occasioni nel corso del weekend, sottolineando come tuttavia il comportamento della vettura fosse piuttosto costante, quindi semplice da gestire per il resto dello stint.

A cambiare le carte in tavola, però, era stato il rientro ai box di Hamilton nel corso dell’undicesimo passaggio, il quale aveva così dato vita ad una sequenza a cascata. Il casa Mercedes, infatti, avevano deciso di anticipare le mosse dei rivali, richiamando l’inglese per proteggersi da un eventuale undercut che Red Bull avrebbe potuto tentare da lì a breve contando sulla possibilità di diversificare la strategia con Verstappen e Perez, così come proprio alla casa tedesca era accaduto tre anni fa quando avevano potuto giocare a due punte contro Vettel. Ciò che gli strateghi non potevano mettere in conto, tuttavia, era il fatto che un pit stop lento di oltre quattro secondi rovinasse quanto costruito, lasciando una grossa opportunità all’olandese della Red Bull di prendere la testa della corsa e al messicano di lottare per la conquista della seconda posizione. Il muretto della squadra anglo-austriaca non aveva perso tempo e già nel passaggio successivo aveva deciso di far rientrare Verstappen ai box, in modo da sostituire gli pneumatici e rientrare in pista con un piccolo, ma prezioso margine di oltre tre secondi che lo avrebbe anche messo al riparo da un eventuale utilizzo della scia per riavvicinarsi. Una mossa estremamente intelligente, in quanto, consapevoli delle difficoltà della W12 nel mandare in temperatura le coperture, sarebbe stato fondamentale sfruttare al meglio quella finestra prima che Hamilton iniziasse a migliorare i propri intertempi.

Quel pit stop particolarmente lento aveva tuttavia lasciato la porta aperta anche ad un possibile overcut da parte di Perez che, nel frattempo, era rimasto in pista per ulteriori due passaggi, segnando anche dei tempi record in diversi settori: un cambio di passo che era giunto insieme alla richiesta da parte dell’ingegnere di pista di fermare momentaneamente l’utilizzo delle tecniche di lift and coast, modificare le mappature della Power Unit per avere più potenza, concentrarsi esclusivamente sul ritmo e sull’estrarre il massimo dalla propria vettura. Nonostante una sosta non particolarmente rapida, grazie a quei due giri in più Perez era riuscito a tornare in pista dopo il proprio pit stop davanti al rivale britannico ma, indubbiamente, la sfida non si sarebbe conclusa lì. Complici le difficoltà nella fase di warm-up degli pneumatici più duri, dovute in parte ad una pista con caratteristiche piuttosto uniche nel suo genere e all’abbassamento delle temperature rispetto al resto del weekend, i primi due giri sarebbero stati vitali per mantenere la seconda posizione e, proprio per questo, il messicano aveva sfruttato celermente i boost ibridi, in modo da mantenere Hamilton a distanza all’uscita di curva sedici. Su un tracciato come quello di Baku, l’effetto scia sul lungo rettilineo è infatti evidenziabile ad una distanza superiore rispetto a quanto avverrebbe su altri circuiti, per cui riuscire a mettere tra sé e il sette volte campione del mondo un gap sufficiente già dai primi metri per proteggersi da eventuali attacchi. Un compito che il portacolori della Red Bull aveva svolto nel migliore dei modi, facendo la differenza nella zona del castello, quella più tortuosa dove l’effetto dell’aria sporca poteva andare a penalizzare la W12 alle sue spalle.

Dopo essere stato in grado di stabilizzare il vantaggio intorno ai due secondi, il team era si era fatto vivo via radio per ricordargli di iniziare a applicare nuovamente le tecniche di lift and coast per salvaguardare il carburante, così come per suggerirgli di prestare attenzione nell’applicazione dell’ultimo 20% dell’acceleratore nelle fasi di trazione, le quali avrebbero potuto mettere sotto stress gli pneumatici con cui, secondo le previsioni, il messicano sarebbe dovuto arrivare alla bandiera a scacchi. Una sfida che sulla carta, secondo anche quanto suggerito da Pirelli prima della corsa, sembrava tutto fuorché impossibile, dato che mescola più dura avrebbe dovuto offrire una buona durata. Pneumatici che, da lì a pochi giri, avrebbero preso la scena e i titoli, complice l’incidente di Lance Stroll sul lungo rettilineo principale in seguito ad una perdita di pressione della posteriore sinistra, la quale di certo non è tra le più stressate di questa pista come lo sarebbe, al contrario, quella di destra. Secondo le prime analisi svolte dal gommista italiano, a causare la foratura sarebbero stati dei detriti, ma era chiaro che in quel momento le informazioni a disposizione erano poche considerando l’impossibilità di effettuare analisi più approfondite e la mancanza di segnali di avvertimento da parte dei sensori preposti a controllare la salute delle coperture. Ciò aveva spinto la direzione gara a far entrare in pista la vettura di sicurezza, anche se anche in questo caso si era presentata una situazione piuttosto strana e alquanto pericolosa: se i marshall presenti a bordo pista avevano effettivamente evidenziato la presenza delle doppie bandiere gialle e l’entrata della Safety Car, lo stesso non lo si poteva affermare per il sistema di avvertimento della FIA e per i pannelli luminosi posti al lato della pista, i quali erano rimasti spenti, mandando così in confusione i piloti. Alcuni, spinti dai propri ingegneri di pista che non avevano ricevuto alcuna comunicazione da parte della FIA, avevano suggerito ai propri piloti di continuare a spingere, mentre altri avevano alzato in anticipo il piede seguendo le indicazioni dei commissari di percorso. Tra i piloti andati in confusione vi era anche lo stesso Perez, il quale aveva leggermente rallentato in attesa di ragguagli da parte della squadra. In una situazione del genere, tuttavia, viene da chiedersi cosa sarebbe potuto succedere se avesse rallentato ulteriormente e se Hamilton avesse tentato un attacco: per quanto in Red Bull avrebbero giustamente sottolineare la presenza delle doppie bandiere gialle, dall’altra la mancanza di segnalazioni sui pannelli luminosi e suoi dash delle vetture avrebbe potuto creare un precedente pericoloso.

Concluso il periodo alle spalle della vettura di sicurezza, la ripartenza avrebbe rappresentato un momento chiave della corsa. Le due Red Bull davanti contro Hamilton, pronto a sfruttare qualsiasi opportunità per sopravanzare i rivali e guadagnare punti importanti nella classifica piloti. Sfruttando la decisione di Verstappen di ritardare il più possibile il momento in cui tornare sull’acceleratore, privando così i rivali dell’opportunità di sfruttare la scia sul lungo rettilineo, per Perez il pericolo maggiore lo avrebbe rappresentato l’allungo che porta in curva tre, dove il britannico avrebbe potuto rendersi minaccioso. Un tentativo che Hamilton non si era lasciato sfuggire, provando ad affiancarsi al rivale della Red Bull per guadagnare così la seconda posizione, ma a cui il messicano aveva risposto in maniera egregia tratto il massimo dalla scia del compagno di squadra difendendo poi l’interno nell’ultima fase. Una manovra fondamentale, perché ciò gli aveva garantito l’opportunità di sfruttare la zona del castello per guadagnare decimi preziosi da giocarsi poi sul tratto rettilineo più lungo in assoluto, dove Hamilton si sarebbe indubbiamente riavvicinato. Così era stato e quei pochi, ma vitali, decimi di secondo recuperati nella zona più tortuosa su un Hamilton in difficoltà nel mandare in temperatura gli pneumatici, avevano fatto sì che Perez avesse quel gap sufficiente in uscita da curva sedici per difendersi nuovamente e mantenere così la seconda posizione alle spalle del compagno di squadra. “È stata dura, giro dopo giro. Normalmente, quando sei in aria libera puoi preservare le gomme e il carburante, cerchi di risparmiare per quanto poi devi spingere, ma con Lewis alle mie spalle ho dovuto spingere dall’inizio subito dopo la sosta, già da curva due. Quando potevo salvare un po’ le coperture, Lewis tornava nuovamente nei miei scarichi e dovevo tornare a spingere”, ha poi spiegato Perez. Un gioco ad elastico durato una decina di giri, fino a quando, a pochi passaggi dal termine, proprio Verstappen avrebbe cambiato, suo malgrado, ancora una volta la faccia della corsa. Una perdita di pressione della gomma anteriore sinistra, infatti, lo aveva fatto finire contro le barriere sul rettilineo principale, provocando l’uscita della vettura di sicurezza. Si trattava di una situazione delicata, in quanto la dinamica sembrava essere molto simile a quella che aveva coinvolto Stroll in precedenza. Stessa gomma che perde pressione e, anche in questo caso, nessun segnale di avvertimento prima del cedimento. A complicare la situazione, oltretutto, vi era il fatto che il team avesse chiesto a Perez di diminuire il più possibile i movimenti sui rettilinei, il che rendeva più complicato scaldare gli pneumatici in caso di eventuale ripartenza, soprattutto considerando in quel momento si trovava su gomme dure con ormai parecchi passaggi alle spalle.

L’esposizione della bandiera rossa aveva cambiato per l’ennesima volta le carte in tavola, dando così l’opportunità a tutti i piloti di rientrare e sostituire le coperture con unità più fresche. Dal punto di vista del messicano, chiaramente c’era più da perdere che da guadagnare, perché concludere la corsa dietro la vettura di sicurezza avrebbe azzerato qualsiasi chance degli avversari di tentare un sorpasso, mentre un’eventuale ripartenza da fermo avrebbe portato con sé sfide da non sottovalutare. Incognite, come quelle riguardo all’affidabilità, non solo per lo pneumatico precedentemente forato sulla vettura di Verstappen, ma anche per quei problemi di pressione idraulica che avevano caratterizzato il suo secondo stint, come ha poi spiegato Christian Horner dopo la bandiera a scacchi: “Perez ha perso pressione idraulica gradualmente durante la seconda metà di gara. Era qualcosa di cui eravamo preoccupati in vista della ripartenza. Questo è il motivo per cui abbiamo ritardato l’accensione del suo motore il più possibile, in modo da ridurre il più possibile lo stress sul sistema.” Dichiarazioni condivise anche dal pilota stesso, che poi nelle interviste ha raccontato: “Eravamo vicini a ritirare la vettura, ma fortunatamente siamo riusciti a concludere la corsa, anche se è stato molto difficile. Era un problema piuttosto importante. Il team mi aveva chiesto di non fare zig-zag. Non potevo riscaldare le gomme prima della ripartenza. Si trattava solamente di due giri ed eravamo noi quelli che avevano qualcosa da perdere perché eravamo in testa”, ha poi spiegato Perez. Parole che aiutano a comprendere il perché, sia prima dell’esposizione della bandiera rossa che nel giro di formazione prima della ripartenza, il team avesse chiesto al messicano di ridurre il più possibile i movimenti sul volante, influenzando negativamente la possibilità di completare adeguatamente la fase di warm-up delle gomme. Due singoli giri, ma due singoli passaggi che avrebbero potuto cambiare completamente le sorti della gara.

Allo spegnimento dei semafori, il rilascio frizione di Perez non era stato dei migliori, al contrario di quello di Hamilton, che era stato in grado di affiancare il rivale della Red Bull sin dai primissimi metri, prima che la pressione involontaria di un tasto sul volante ne avesse cambiato la ripartizione della frenata inducendolo così all’errore. Ciò aveva restituito la testa della corsa al messicano, dandogli un’opportunità che ormai non poteva più farsi sfuggire, al di là delle preoccupazioni in tema affidabilità. Due giri, in cui il pilota di Guadalajara aveva dato il tutto per tutto, portando la RB16B numero 11 per prima sulla linea del traguardo e conquistando così la sua seconda vittoria in carriera, la prima della sua nuova avventura con la squadra di Milton Keynes. Una grande soddisfazione che, però, non deve distrarre rispetto a quel percorso di crescita e di adattamento che Perez deve ancora completare, elemento di cui lui stesso è consapevole: “Mi sento estremamente orgoglioso di quanto fatto, dimostra la quantità di lavoro che abbiamo fatto da quando sono arrivato e dimostra che il duro lavoro ripaga. È anche un boost per il team. Ma devo continuare a migliorare, non sono ancora al 100% con la vettura, dobbiamo ancora continuare a lavorare. Sappiamo che abbiamo delle vetture con cui lottare e poter cercare di vincere questo campionato”, ha poi spiegato Checo, fiducioso di avere dalla sua una monoposto competitiva con cui lottare per ottenere altri successi.

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