F1 | Ferrari, Todt racconta la svolta: dal sogno Senna all’ingaggio di Schumacher che cambiò la storia

Dal mancato arrivo del brasiliano alla firma decisiva con Michael Schumacher: Jean Todt svela i retroscena della rinascita Ferrari

F1 | Ferrari, Todt racconta la svolta: dal sogno Senna all’ingaggio di Schumacher che cambiò la storia

Nel cuore di uno dei periodi più complessi della storia della Scuderia Ferrari, l’arrivo di Jean Todt segnò l’inizio di una lunga e paziente ricostruzione. Intervistato da High Performance Podcast, l’ex dirigente francese ha ripercorso quei momenti decisivi, tra dubbi iniziali, trattative complesse e intuizioni che avrebbero cambiato la storia della Formula 1.

Todt è stato uno dei protagonisti assoluti della rinascita della Scuderia Ferrari. Arrivato nel 1993 come team principal, ha costruito con pazienza una struttura vincente, riportando il Cavallino al vertice della Formula 1 dopo anni difficili.

Sotto la sua guida, Ferrari ha conquistato 6 titoli Costruttori consecutivi (1999–2004) e 5 titoli Piloti con Michael Schumacher (2000–2004). Todt è stato l’artefice di un’organizzazione solida, formando un team leggendario con figure chiave come Ross Brawn e Rory Byrne. Il suo lavoro ha segnato una delle epoche più dominanti nella storia della Formula 1, avendo come pilota di riferimento Schumacher.

“La Ferrari non vinceva e stavano cercando disperatamente qualcuno che potesse ricoprire quell’incarico, quando venne proposto il mio nome e li incontrai – ha dichiarato Todt, intervistato da High Performance Podcast – È passato molto tempo prima che ci mettessimo d’accordo, perché sentivo che sarebbe stata una sfida molto difficile. Tutti mi dicevano di non andarci: ‘Non durerai più di due anni’. Per loro prendere qualcuno che non aveva esperienza in Formula 1 e che non era italiano è stata una specie di grande cambiamento. Ma finalmente dopo lunghe discussioni, credo siano iniziate nell’agosto 1992, abbiamo finalizzato nel marzo 1993”.

Un incarico rischioso, dunque, ma che Todt accettò con la consapevolezza di dover costruire qualcosa di duraturo. Tra i primi obiettivi, quello di portare a Maranello un pilota simbolo, capace di guidare la rinascita del team: Ayrton Senna. Il brasiliano non guidò mai per la Rossa, trovando la morte a causa del terribile incidente del Tamburello il 1 maggio 1994.

Todt, proseguendo con il proprio racconto, ha poi aggiunto: “Il primo pilota dei miei sogni, di cui ho parlato, era Senna. Durante la gara di Monza del 1993, ricordo che venne nella mia stanza a Villa D’Este, alloggiavano nello stesso hotel, e abbiamo trascorso parte della notte insieme per parlare del suo possibile trasferimento in Ferrari e lui voleva venire. Voleva venire, ma voleva nel 1994 ma avevamo già sotto contratto Gerhard Berger e Jean Alesi e gli dissi che non sarebbe stato possibile. Innanzitutto non saremmo stati ancora pronti e mi disse che i contratti in Formula 1 non sono importanti. Ma per me sono importanti. Noi lo volevamo per il 1995, lui voleva venire nel 1994. Con me, a capo del team, ci fu una discussione nel settembre del 1993, riguardo un suo arrivo nel 1995, ma lui voleva arrivare nel 1994 ecco perché poi andò alla Williams”.

Un’occasione mancata che avrebbe potuto cambiare la storia della Ferrari. Tuttavia Todt non si fermò e continuò a lavorare per costruire un progetto vincente, individuando nel talento di Michael Schumacher il pilota ideale su cui puntare.

Su Schumacher: “Visto che era il miglior pilota, abbiamo dovuto convincerlo a sceglierci. Così abbiamo discusso a metà dei primi del 1995 e poi abbiamo trascorso una giornata a Montecarlo io, il nostro avvocato, Michael e Willie Weber e dopo un giorno abbiamo firmato il contratto. Come ci siamo riusciti? Pensava che guidare per la Ferrari sarebbe stato diverso. Gli piaceva la sfida. Naturalmente era molto curioso, molto professionale e non voleva impegnarsi senza avere delle garanzie. Ho contattato contemporaneamente, senza che loro lo sapessero, Ross Brawn per proporgli la direzione tecnica e Rory Byrne come capo progettista. Entrambi avevano lavorato con Michael nel team Benetton”.

Una strategia lungimirante, quella di Todt, che avrebbe gettato le basi per uno dei cicli più vincenti nella storia della Formula 1.

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