F1 | Audi e Aston Martin: secco “no comment” sulla posizione di Jonathan Wheatley

Newey resta con il doppio incarico? Per Wheatley bisogna anche considerare un cospicuo periodo di gardening

F1 | Audi e Aston Martin: secco “no comment” sulla posizione di Jonathan Wheatley

Nel complesso scacchiere della Formula 1 moderna, l’Aston Martin si ritrova nuovamente al centro dell’attenzione mediatica, occupando le cronache non per quanto sta accadendo in pista (ovvero nulla di positivo), ma per una profonda instabilità che coinvolge tanto i vertici quanto il reparto tecnico. Al centro del dibattito vi è la gestione del team guidato da Lawrence Stroll, che nelle ultime ore è stato travolto da indiscrezioni riguardanti un possibile avvicendamento nel ruolo di team principal. Le voci suggeriscono che Adrian Newey possa presto abbandonare la carica gestionale per tornare a dedicarsi esclusivamente alla progettazione, lasciando il posto a Jonathan Wheatley, attuale capo del muretto Audi.

Il doppio incarico ricoperto da Newey ha sollevato dubbi sull’efficacia di una struttura che concentra troppe responsabilità su un’unica figura. Storicamente, la Formula 1 ha dimostrato che la gestione politica e finanziaria di una scuderia, unita alla direzione tecnica, rappresenta un carico di lavoro difficilmente sostenibile, specialmente sotto il regime del budget cap. Un precedente illustre è quello di Mattia Binotto in Ferrari, il quale dovette affrontare criticità simili prima di optare per una separazione netta dei ruoli.

La posizione ufficiale di Aston Martin e Audi

Nonostante l’insistenza dei rumors, la scuderia di Silverstone ha scelto la via della prudenza. Attraverso una nota, il team ha cercato di spegnere il fuoco delle speculazioni, confermando lo status quo senza però chiudere del tutto la porta a evoluzioni future: “La scuderia non ha intenzione di prestare il fianco alle illazioni della stampa riguardo ai propri quadri dirigenziali. La figura di Adrian Newey rimane centrale nel progetto, continuando a ricoprire i ruoli di team principal e manager del reparto tecnico”.

Parallelamente, anche da Ingolstadt è arrivata una risposta speculare. Audi, che ha iniziato il proprio percorso nel 2026 con due punti conquistati a Melbourne, non sembra intenzionata a privarsi facilmente di Wheatley, l’uomo scelto per affiancare Binotto nella transizione del team Sauber verso il marchio dei Quattro Anelli. Un portavoce della casa tedesca ha liquidato la questione con una dichiarazione stringata: “Non è nostra intenzione rilasciare dichiarazioni basate su semplici speculazioni giornalistiche”.

Il profilo di Jonathan Wheatley: l’uomo d’ordine per Newey

L’interesse dell’Aston Martin per Jonathan Wheatley non è casuale. Il manager britannico vanta un’esperienza ventennale in Red Bull, dove ha lavorato fianco a fianco proprio con Adrian Newey, costruendo i successi dell’era Vettel e di quella Verstappen. Wheatley è considerato un “team manager” puro, un esperto di operazioni quotidiane e regolamenti sportivi, doti che permetterebbero a Newey di liberarsi dalle pressioni politiche per concentrarsi sulla risoluzione dei problemi della monoposto.

Il passaggio in Gran Bretagna rappresenterebbe per Wheatley un ritorno alle origini, evitando le difficoltà logistiche e culturali che spesso colpiscono i professionisti inglesi quando si trasferiscono in sedi continentali come Hinwil o Maranello. Un eventuale passaggio comporterebbe un periodo di gardening non indifferente, rallentando l’impatto del suo arrivo su una stagione 2026 che sta già assumendo i contorni di un incubo tecnico per l’Aston Martin.

La crisi tecnica della AMR26: vibrazioni e pericoli fisici

Mentre la politica occupa le scrivanie, la pista racconta una storia di sofferenza tecnologica. Il debutto della collaborazione tra Aston Martin e Honda ha evidenziato falle preoccupanti nel pacchetto tecnico. La AMR26 soffre di problemi cronici legati alla power unit giapponese: la perdita di potenza è costante e il sistema di accumulo dell’energia genera vibrazioni talmente violente da ripercuotersi sulla salute dei piloti.

A Melbourne e Shanghai, Fernando Alonso e Lance Stroll hanno denunciato condizioni di guida al limite della sicurezza. Le risonanze prodotte dalla batteria non danneggiano solo l’integrità del telaio, ma causano un intorpidimento degli arti che mette a rischio il controllo della vettura. Adrian Newey stesso ha ammesso la gravità della situazione, riferendo le preoccupazioni dei suoi piloti in merito a possibili danni permanenti ai nervi delle mani in caso di sessioni prolungate. Sebbene il Gran Premio di Cina abbia visto un lieve miglioramento, il ritiro forzato di Alonso e il guasto elettrico sulla vettura di Stroll confermano che la strada verso l’affidabilità è ancora lunga.

L’Aston Martin si trova oggi a un crocevia fondamentale. La squadra è sempre più nel fondo della griglia. Il confronto con Audi è impietoso: il team tedesco ha già conquistato punti pesanti al debutto con Gabriel Bortoleto, dimostrando una solidità che a Silverstone sembra mancare, nonostante non sia partita con una macchina nei primi due appuntamenti mondiali.

La dipendenza dal genio di Newey è diventata un’arma a doppio taglio. Se da un lato la sua presenza garantisce prestigio e attira investimenti, dall’altro la sua riluttanza verso le manovre politiche e la gestione pratica del muretto rischia di paralizzare il team. L’eventuale innesto di una figura come Wheatley, o il ritorno a ruoli operativi di Mike Krack e Andy Cowell, appare come l’unica soluzione logica per evitare un “harakiri” tecnico. Resta da capire se Lawrence Stroll avrà la pazienza di attendere i tempi burocratici di un nuovo cambio al vertice o se cercherà una soluzione interna per salvare il resto della stagione.

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