F1 GP Australia | McLaren, Piastri: “Sul passo gara non siamo al livello dei nostri avversari”
"L'obiettivo è quello di competere per le posizioni di vertice", ha detto l'australiano
Il venerdì del Gran Premio d’Australia 2026, appuntamento inaugurale di una nuova e attesissima era tecnica della Formula 1, ha consegnato agli archivi una gerarchia ancora in fase di definizione, ma con segnali estremamente chiari. Il tracciato cittadino dell’Albert Park ha fatto da cornice a un duello a distanza tra filosofie progettuali differenti: da un lato il sentore di una buona McLaren nel giro secco, dall’altro la solidità della Mercedes sulla lunga distanza, ovvero ciò che tutti, più o meno, si aspettavano prima del weekend nella terra dei canguri.
Sebbene le prove libere vadano sempre interpretate con cautela a causa delle variabili relative ai carichi di carburante e alle mappature della power unit, a maggior ragione nelle prime fasi di questa stagione, considerando la variabile energia, i dati emersi dalle simulazioni offrono una prima traccia concreta dei valori in campo.
Il protagonista assoluto della classifica dei tempi è stato l’idolo di casa, Oscar Piastri. Il pilota australiano è riuscito nell’impresa di essere l’unico a scendere sotto il muro dell’1:20, siglando un 1:19.729 con la mescola più morbida della gamma Pirelli, la C5. Questo primato è arrivato dopo una mattinata complessa, segnata da diverse difficoltà tecniche che hanno rallentato il lavoro nel box di Woking, in particolare sul versante di Lando Norris.
Il rebus del passo gara: McLaren tra luci e ombre
Nonostante l’acuto sul giro secco, l’analisi dei long run induce a una riflessione più profonda. Se in configurazione da qualifica la McLaren sembra aver trovato un buon compromesso, ma ripetiamo, va tutto preso con le pinze, la simulazione di gara ha evidenziato un degrado piuttosto marcato della mescola C5. Il ritmo di Piastri si è stabilizzato su un 1:24 alto, scivolando occasionalmente sull’1:25 basso, un segnale che indica come la mescola più morbida possa non essere presa granché in considerazione domenica, quando i semafori si spegneranno e inizierà il primo Gran Premio di questa curiosa stagione.
Proprio per questa ragione, lo stesso Oscar Piastri ha preferito mantenere un profilo basso nelle interviste post-sessione, consapevole che il lavoro da fare è ancora ingente per trasformare la velocità pura in costanza competitiva:
“Considero la seconda sessione di prove libere decisamente più produttiva rispetto a quella del mattino, sebbene restino numerosi dettagli da calibrare con precisione visto che il comportamento della vettura è profondamente mutato rispetto alla passata stagione. Durante il pomeriggio ogni procedura è filata liscia, permettendoci di trovare una buona regolarità e di accumulare una mole importante di dati fondamentali per la nostra comprensione”.
“Sono convinto che nell’arco del weekend ogni scuderia riuscirà a compiere un passo in avanti significativo e noi dovremo essere altrettanto bravi a evolvere la nostra prestazione. La nostra speranza è quella di poter lottare per le posizioni di vertice in griglia, pur non avendo ancora la certezza di poter puntare alla pole position. Per quanto concerne il ritmo sulla lunga distanza, non nutro la piena convinzione di essere stati allo stesso livello dei nostri diretti avversari, ma in questa fase il nostro obiettivo primario resta quello di costruire una solida continuità operativa, assicurandoci che ogni sistema funzioni esattamente come previsto”.
Risulta essere davvero complicato, quest’anno più che mai, poter fare un’analisi chiara delle forze in campo. Quello di oggi è stato uno dei venerdì più difficili da interpretare, naturale vista l’alba di una nuova era tecnica, ma crediamo che la tendenza a medio termine sarà sempre questa.
Mercedes: La forza della costanza
Dall’altra parte della barricata, la Mercedes ha confermato le ottime sensazioni dei test invernali, presentandosi a Melbourne come la vettura probabilmente più equilibrata. Pur non avendo cercato la prestazione estrema con poca benzina, con Kimi Antonelli e George Russell che si sono comunque attestati su tempi eccellenti intorno all’1:20 basso, è stato il ritmo nei long run a far intendere come la W17 sia nata quantomeno bene all’inizio di questa nuova era.
L’analisi dei dati evidenzia come le Frecce d’Argento siano state in grado di mantenere una costanza cronometrica superiore alla concorrenza, specialmente utilizzando la mescola dura (C3). Laddove la McLaren faticava a contenere l’innalzamento dei tempi, ma chiaramente con una mescola più soft, la Mercedes ha mostrato un’usura lineare e un bilanciamento che permette ai piloti di aggredire le curve dell’Albert Park senza penalizzare eccessivamente le coperture. Questo vantaggio strategico potrebbe rivelarsi decisivo in una gara che si preannuncia tatticamente complessa a causa delle nuove power unit e della gestione dell’energia.
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