Formula 1 | Brundle: “Schumacher e Senna avrebbero amato le macchine 2026”
"Non credo che questo sport abbia perso la sua essenza", ha aggiunto
Il dibattito sulle nuove regole tecniche della Formula 1 continua ad animare il paddock, soprattutto dopo i primi riscontri emersi dai test delle monoposto 2026. Vetture più compatte e leggere, una nuova generazione di power unit con ripartizione paritaria tra componente termica ed elettrica e l’introduzione estesa dell’aerodinamica attiva hanno sollevato interrogativi sulla direzione presa dalla categoria. C’è chi teme una perdita d’identità e chi, invece, legge questi cambiamenti come una nuova sfida per i piloti più completi.
Tra questi ultimi c’è Martin Brundle, ex pilota, convinto che i grandi campioni del passato non solo si sarebbero adattati, ma avrebbero trovato terreno fertile. Nel corso di un evento stampa McLaren, l’inglese ha respinto l’idea che la gestione delle risorse sia una novità estranea alla storia del campionato: “Se vuoi spingere a lungo, devi sempre proteggere qualcosa, è una costante di questo sport. È stato così ai tempi di Moss e Fangio, poi con Stewart e Hill: allora si badava a cambi, alberi di trasmissione, giunti, motori o componenti delle sospensioni. Ogni epoca ha avuto i suoi limiti tecnici da rispettare”.
Secondo Brundle, anche le fasi più estreme della Formula 1 hanno imposto compromessi simili a quelli che oggi fanno discutere: “Negli anni ’80, con i turbo e serbatoi enormi, eravamo costretti a sollevare il piede e veleggiare in modo aggressivo per arrivare al traguardo con carburante sufficiente. Mi è capitato perfino di perdere un podio ad Adelaide perché non avevo gestito bene questa fase, segno che la protezione dei mezzi è sempre stata decisiva. Oggi proteggiamo ancora freni, gomme e componenti meccaniche, ma ora si è aggiunta anche la batteria, perché le monoposto moderne sono estremamente robuste sotto molti aspetti. I piloti migliori sono sempre stati quelli capaci di usare tutti gli strumenti a disposizione”.
Ed è proprio qui che entrano in gioco due nomi simbolo della storia della Formula 1: “Sono convinto che Ayrton Senna e Michael Schumacher avrebbero amato queste vetture – ha affermato Brundle. Avrebbero apprezzato la possibilità di sfruttare ogni dettaglio tecnico e di massimizzare il pacchetto, perché era esattamente questo che li rendeva superiori agli altri. La sfida di base non è cambiata, ma ammetto di essere un po’ preoccupato all’idea di vedere troppi sorpassi. Quattro o cinque manovre davvero spettacolari in una gara sono memorabili, non vogliamo che i numeri sembrino quelli di una partita di basket”.
Nonostante queste perplessità, il giudizio complessivo resta equilibrato: “Personalmente non credo che la Formula 1 abbia perso la sua essenza. Le regole cambiano, gli strumenti evolvono, ma la capacità di adattarsi e di fare la differenza resta il vero tratto distintivo dei grandi campioni”.
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