F1 | La guerra in Medio Oriente “durerà a lungo”: i GP di Bahrain e Arabia Saudita a forte rischio
I paesi a stretto legame con la Formula 1 sono nel pieno del conflitto: si valutano soluzioni alternative come Imola e Istanbul
Il conflitto riesploso in Medio Oriente rischia di avere conseguenze dirette anche sul calendario della Formula 1 2026. Gli sviluppi delle ultime ore, con un’intensificazione delle operazioni militari tra Stati Uniti, Israele e Iran e una serie di attacchi che hanno coinvolto diversi Paesi dell’area del Golfo, stanno incidendo su eventi sportivi già programmati nelle prossime settimane.
Le reazioni di Teheran, successive ai raid contro obiettivi iraniani, hanno interessato basi militari statunitensi e aree limitrofe in Paesi come Emirati Arabi Uniti, Bahrain, Qatar e Arabia Saudita. In alcuni casi sono stati colpiti anche spazi civili. Si tratta di un quadro in evoluzione, che le cancellerie internazionali osservano con attenzione e che potrebbe protrarsi per diverse settimane. Il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, ha dichiarato che l’operazione militare non si esaurirà in tempi brevi, e potrebbe durare quattro o cinque settimane.
In un contesto simile, anche il motorsport internazionale si trova costretto a rivedere programmi e priorità. La stagione 2026 della Formula 1 prevede due appuntamenti consecutivi in Medio Oriente nel mese di aprile: il Gran Premio del Bahrain, in programma il 12 aprile sul circuito di Sakhir, e quello dell’Arabia Saudita, previsto il 19 aprile a Jeddah.
Fino a poche settimane fa, durante le sessioni di test prestagionali svolte a Sakhir, il clima appariva relativamente sereno. Nelle strade di Manama la vita quotidiana procedeva senza particolari restrizioni, anche passeggiando tra le vie della città, la tranquillità non è mai stata intaccata, ma si percepiva una certa cautela legata all’instabilità regionale. Oggi lo scenario è cambiato in modo significativo.
Le immagini provenienti dal quartiere di Juffair, a Manama, dove si registrano danni a edifici civili in seguito ad attacchi con droni, hanno avuto un impatto forte anche su chi, fino a pochi giorni prima, si trovava in quell’area per ragioni professionali. La priorità, naturalmente, resta la sicurezza delle persone, ben prima di qualsiasi valutazione sportiva o commerciale.
Guerra in Medio Oriente: cancellati test Pirelli in Bahrain
Le prime conseguenze operative non si sono fatte attendere. I test Pirelli programmati per il fine settimana con il coinvolgimento di McLaren e Mercedes sono stati annullati. Per via del conflitto, parte del personale tecnico dei team e del fornitore unico di pneumatici è ancora a Manama, in attesa di aggiornamenti sulla riapertura dello spazio aereo nella regione del Golfo, attualmente soggetto a sospensioni.
Per questo motivo, diversi voli dall’Italia (e non solo) per Melbourne, sede della prima gara stagionale, sono stati cancellati, avendo molti Dubai o Abu Dhabi come scalo intermedio prima di raggiungere la lontanissima Australia. Infatti, alcuni membri dei team e diversi giornalisti, non potranno raggiungere l’Albert Park.

La gestione della situazione coinvolge direttamente Liberty Media, proprietaria dei diritti commerciali della Formula 1, e la FIA, che sovrintende agli aspetti regolamentari e di sicurezza. Le due entità sono in contatto costante con le autorità locali e con i promotori dei Gran Premi per valutare ogni possibile scenario, ma i primi tre GP previsti in Asia e Oceania fanno sì che ci possa essere un margine di tempo per capire il da farsi, seppur strettissimo.
Non è soltanto la Formula 1 a essere coinvolta: anche il calendario del Mondiale Endurance potrebbe subire modifiche, con la gara inaugurale in Qatar attualmente oggetto di valutazione alla luce degli attacchi che stanno interessando il Paese, anche negli ultimi minuti. L’eventuale cancellazione o rinvio di questi appuntamenti creerebbe un effetto domino sull’intera programmazione primaverile del motorsport internazionale.
Per quanto riguarda Bahrain e Arabia Saudita, le ipotesi sul tavolo sono diverse. La prima, la più immediata, è la cancellazione pura e semplice delle due tappe. La seconda prevede un rinvio a data da destinarsi, con possibile ricollocazione verso la fine della stagione, qualora la situazione geopolitica dovesse stabilizzarsi nei prossimi mesi.
La guerra impatta sul mondiale F1: Imola e Istanbul pronte a subentrare
In caso di annullamento, si renderebbe necessario individuare circuiti alternativi pronti a subentrare in tempi rapidi. Tra le opzioni potenziali figurano tracciati europei già omologati e dotati delle infrastrutture richieste dal Circus, come Imola e Istanbul, anche se l’organizzazione di un Gran Premio richiede settimane di preparazione logistica, accordi con sponsor e broadcaster, oltre al coordinamento con le autorità locali per l’arrivo dei tifosi.
Le decisioni definitive dovranno arrivare in tempi stretti, perché la macchina organizzativa della Formula 1 coinvolge migliaia di persone e una complessa rete di trasporti intercontinentali. Ogni modifica al calendario comporta la revisione dei piani di viaggio, delle spedizioni dei materiali e delle strategie commerciali.
Il precedente della pandemia tra il 2020 e il 2021 ha dimostrato che il campionato è in grado di adattarsi anche a circostanze eccezionali, ridisegnando il calendario in corsa e introducendo soluzioni inedite. Ogni crisi, però, ha caratteristiche proprie e richiede valutazioni specifiche.
Al momento non sono state ufficializzate cancellazioni, ma il margine temporale ridotto e l’incertezza legata all’evoluzione del conflitto rendono probabile un intervento imminente. La priorità dichiarata resta la tutela delle persone coinvolte, con lo sport che, in situazioni di questa portata, inevitabilmente passa in secondo piano rispetto agli equilibri internazionali e alla sicurezza collettiva.
se vuoi essere sempre aggiornato sulle nostre notizie
Seguici qui









