Formula 1 | Perez ha avuto bisogno di uno psicologo da 6.000 sterline in Red Bull

"I risultati non arrivavano, avevo bisogno di aiuto", ha detto Checo

Formula 1 | Perez ha avuto bisogno di uno psicologo da 6.000 sterline in Red Bull

Sergio Perez ha raccontato un aspetto poco noto del suo periodo in Red Bull, soffermandosi in particolare sugli inizi del 2021. Il pilota messicano, oggi legato al progetto Cadillac, ha spiegato come il team gli avesse suggerito di affidarsi a un supporto psicologico per affrontare al meglio la nuova sfida in Formula 1. Un percorso che, secondo il suo racconto, prese avvio quando le prime gare non portarono i risultati sperati.

Checo arrivò a Milton Keynes all’inizio del 2021 dopo l’esperienza in Racing Point. Le prime cinque gare furono complicate e il rendimento altalenante spinse la squadra a intervenire anche sul piano mentale. La vittoria arrivata nel sesto round di Baku diede una svolta alla stagione e, da quel momento, il messicano riuscì a salire sul podio con maggiore continuità, costruendo un rapporto sempre più solido con il team austriaco.

Sergio ha ricordato la richiesta ricevuta dalla squadra nelle prime settimane del suo percorso in Red Bull: “Appena sono arrivato, nelle prime gare, quando non ottenevo risultati, mi hanno detto: ‘Quello che ti serve è uno psicologo, devi andare da uno psicologo’. Un giorno sono arrivato alla fabbrica della Red Bull e mi hanno detto: ‘Ehi, c’è una fattura per te’. Erano 6.000 sterline dallo psicologo. Ho detto loro: ‘Ah, puoi mandarla a Helmut, la pagherà lui. 6.000 sterline per una chiamata’.”

Il riferimento è a Helmut Marko. Perez ha spiegato come la questione fosse poi diventata quasi un tema ricorrente nel rapporto con il consulente del team: “Poi Helmut mi ha detto: ‘Ehi, com’è andata?’. Gli ho risposto: ‘Perfetto, con questa seduta siamo a posto’. E così siamo andati avanti per tre anni, e  risultati iniziavano ad arrivare. Beh, la chiamata ha funzionato”.

“Negli ultimi anni, mi è capitato così tanto che mi sono detto: ‘Beh, forse ho bisogno di aiuto, vero? I risultati non arrivano’”.

Il problema, secondo il messicano, non era solo tecnico o prestazionale, ma coinvolgeva anche la fiducia nel mezzo a disposizione: “L’ho cercato ovunque, ma in fondo sapevo perfettamente che quando hai una macchina e pensi a cosa succederà, a cosa farà, in quale curva andrai a sbattere, non puoi andare veloce. E per di più, hai tutta la squadra contro. Pubblicamente, è stato molto difficile. Penso che solo qualcuno mentalmente molto forte possa resistere a una cosa del genere”.

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