Formula 1 | Montezemolo: “Antonelli poteva essere della Ferrari, Arrivabene disse di no!”
"Per lui fu un bene: andare a Maranello a quell'età voleva dire avere una pressione mediatica enorme", ha detto l'ex presidente della Rossa

Kimi Antonelli sta firmando una stagione iridata straordinaria al volante della Mercedes. Il giovane talento bolognese guida la classifica generale con ben 81 punti di vantaggio sul compagno di squadra George Russell, primo degli inseguitori. Quando mancano circa sette o otto gare alla conclusione del campionato (un numero ancora passibile di modifiche per via dell’instabilità geopolitica e del conflitto in Medio Oriente), il pilota italiano si trova nella condizione di poter gestire un margine importante. Lo stesso Antonelli però, nel corso della conferenza stampa di ieri a Baku, ha mantenuto un profilo cauto, ricordando come la matematica non conceda spazio a festeggiamenti anticipati e che l’attenzione debba rimanere massima fino all’ultimo chilometro.
La parabola di Antonelli rappresenta il compimento della scommessa visionaria di Toto Wolff. Il team principal della Mercedes ha creduto nelle qualità del pilota italiano fin dai tempi del kart, garantendogli una struttura solida e un percorso d’inserimento graduale nella massima categoria. Un investimento programmatico che si pone in aperto contrasto con le scelte strategiche operate nello stesso periodo dalla Ferrari, incapace di blindare uno dei talenti più cristallini dell’ultimo ventennio quando ne aveva la concreta possibilità.
Il retroscena Ferrari: il no di Arrivabene e la rivelazione di Montezemolo
A svelare i dettagli di una valutazione che ad oggi possiamo definire sbagliata dalla Ferrari è stato Luca Cordero di Montezemolo in una lunga intervista rilasciata al quotidiano spagnolo AS. L’ex presidente del Cavallino Rampante ha spiegato come la Scuderia di Maranello abbia avuto in mano l’opportunità di tesserare l’attuale leader del mondiale circa dieci anni fa, quando muoveva i primi passi nelle categorie giovanili.
“Io avevo messo Massimo Rivola alla guida del programma dei giovani piloti – ha rivelato Montezemolo ripercorrendo i fatti dell’epoca -. Lui aveva praticamente già Antonelli in pugno per la Ferrari, ma Maurizio Arrivabene, all’epoca team principal della squadra, oppose un rifiuto netto motivandolo con il fatto che fosse troppo giovane. Una giustificazione priva di logica, se si pensa che Lewis Hamilton entrò nell’orbita della McLaren all’età di dodici anni o che proprio in questi giorni il figlio di Kimi Räikkönen, Robin, ha siglato un accordo con la Red Bull a soli undici anni”.

Maurizio Arrivabene ai tempi del suo incarico come team principal della Ferrari – XPB Images
Nonostante il profondo rammarico per l’occasione sfumata in chiave Ferrari, Montezemolo ha evidenziato come il rifiuto di Maranello possa essersi rivelato, paradossalmente, la fortuna del giovane pilota italiano: “Da ferrarista mi rallegra enormemente vedere i risultati di Antonelli. È un ragazzo straordinario, sorretto da una gran famiglia, umile e solido mentalmente. Credo che per lui sia stato quasi un bene non approdare subito in Ferrari. Debuttare da italiano giovanissimo a Maranello avrebbe comportato una pressione mediatica devastante”.
“La Mercedes gli ha permesso di esordire lo scorso anno senza un’eccessiva responsabilità addosso, approfittando di una vettura non ancora al vertice per correggere gli errori di gioventù e maturare. Quest’anno, con un pacchetto tecnico nettamente superiore, sta dimostrando tutto il suo valore. Concordo con le parole di Toto Wolff: gli appassionati italiani dovrebbero essere felici per l’esplosione di Kimi”.
La crisi strutturale della Ferrari e i confronti con il passato
L’analisi di Montezemolo si è poi allargata alla lunga traversata nel deserto che sta attraversando la Scuderia, a secco di titoli mondiali piloti dal lontano 2007, anno del trionfo di Kimi Räikkönen. L’ex presidente ha evidenziato la frustrazione della tifoseria di fronte all’incostanza delle prestazioni mostrate in pista dalla squadra nell’ultimo biennio, segnato dal digiuno totale di vittorie nel 2025 e dall’illusorio successo ottenuto nel 2026 a Barcellona con Lewis Hamilton, a cui non ha fatto seguito la continuità necessaria per lottare al vertice.
“Sui social media si nota la rabbia concreta dei tifosi – ha osservato Montezemolo, sottolineando come la Ferrari soffra l’assenza di figure leadership carismatiche e tecnicamente indiscutibili all’interno della gestione sportiva -. Nel 2025 la squadra non ha conquistato nemmeno un successo. Quest’anno, dopo la vittoria di Hamilton in Spagna, si pensava che il trend fosse cambiato, e invece la vettura è ricaduta nelle solite difficoltà. Manca una visione forte come quella che Enzo Ferrari ci insegnò a costruire”.
Infine, ripercorrendo i nomi che hanno segnato la storia della Formula 1 e della sua gestione a Maranello, Montezemolo ha tracciato un parallelo tra la griglia attuale e i campioni del passato: “Tra i piloti che ho scelto per lavorare con me, Michael Schumacher resta senza alcun dubbio il numero uno in assoluto, seguito da Niki Lauda e Fernando Alonso. Ayrton Senna voleva fortemente venire in Ferrari e noi volevamo ingaggiarlo, fu un sogno rimasto purtroppo incompiuto. Oggi ritengo che Max Verstappen sia il miglior pilota sullo schieramento”.
“Quanto a Michael, soffro molto per la sua situazione attuale e mi manca enormemente. Parlo spesso con sua moglie Corinna; Schumacher è stato un campione immenso anche per la sua dedizione totale alla squadra, con cui condivideva successi e sconfitte senza mai addossare colpe esterne”.
se vuoi essere sempre aggiornato sulle nostre notizie
Seguici qui















