F1 | L’irritante tranquillità di Mattia Binotto

Dichiarazioni che sanno puntualmente di rassegnazione, e Camilleri punta il dito contro i media italiani

F1 | L’irritante tranquillità di Mattia Binotto

Il 2020 della Ferrari, come noto a tutti diventa sempre più un incubo settimana dopo settimana. In Belgio la Scuderia del Cavallino ha toccato il fondo a livello prestazionale, con Vettel e Leclerc fuori dalla Q3 e giunti al traguardo in tredicesima e quattordicesima posizione. Sulla scia di quel risultato, a Monza le due Rosse stanno avendo le medesime difficoltà, basti vedere quanto accaduto nelle qualifiche di oggi: Leclerc tredicesimo, Vettel diciassettesimo. Ormai non siamo più stupiti, nemmeno di fronte alla peggior qualifica di tutti i tempi della Rossa a Monza.

In questo approfondimento però vogliamo concentrarci più su quanto accade fuori dalla pista, perché è da lì che inevitabilmente sono stazionati i problemi della Ferrari. Eviteremo di dire quanto la SF1000 sia inadeguata per partecipare a un mondiale di Formula 1, perché lo abbiamo già detto nei mesi scorsi, in tutte le salse, e i risultati non fanno altro che confermare quanto sostenuto. Adesso sono le parole dei protagonisti ad avere degli effetti, parole alle quali è difficile poter affiancare dei fatti. Capiamoci bene, siamo inevitabilmente sotto una gestione dirigenziale che si discosta del tutto dalle precedenti: è una gestione fatta di comunicati stampa freddi e una tantum, di interviste post sessione che non danno nulla di più rispetto a quanto visto in pista e di una tranquillità disarmante e ogni volta sempre più irritante.

Non parliamo quindi di modi, ma di toni: quando Mattia Binotto, persona sempre disponibile quando la si incontra nel paddock, si presenta davanti ai microfoni di Sky con quella calma, non è affatto positivo! Il team principal della Ferrari non sembra arrabbiato, non sembra turbato, per lui non c’è crisi, tant’è che ha ammesso di dormire profondamente la notte anche in questo periodo. Carattere molto probabilmente, ma il capo del muretto della Rossa dice le stesse cose da più di un anno, e non se ne esce. Una tranquillità che sa tanto di rassegnazione, caro Mattia, perché l’impressione è che l’importante sia impegnarsi e mettercela tutta, ma i risultati non ci sono, non si vedono nemmeno all’orizzonte. Le chiacchiere dovrebbero stare a zero e sarebbe opportuno guardarsi attorno, perché evidentemente la forza lavoro all’interno del team Ferrari non basta per poter colmare il gap ed essere competitivi a questi livelli, non più quantomeno. O perlomeno, se si vuol parlare, lo si faccia in maniera convincente, e non si venga a dire che i media sono troppo brutali, caro amministratore delegato Camilleri, perché le parole di ieri stonano e non poco con il momento storico della Rossa: “Voglio essere sicuro che ci sia stabilità, nonostante l’incredibile pressione che c’è sulla squadra, in particolare dai media italiani, che a volte sono brutali chiedendo di veder saltare delle teste. Non è questa la soluzione”.

Sbagliato puntare il dito contro i media italiani, che non possono fare altro che commentare le inadeguatezze, in pista e fuori, dell’ultimo anno e mezzo. Non è certo colpa dei giornalisti se la Ferrari a fatica entra in Q2, se Vettel e Leclerc si fanno sverniciare da AlphaTauri e Alfa Romeo in rettilineo, se il motore dello scorso anno, unica nota positiva di una vettura non proprio straordinaria (per usare un eufemismo) è stato stroncato perché evidentemente non era del tutto regolare. Apprezziamo, e molto, il fatto che Binotto ci metta la faccia, ma l’impressione è che sia stato mandato al macello da una dirigenza che ad oggi è assente fisicamente, non essendo mai stata in circuito se non a Barcellona durante i test, quando si è iniziato a capire come la SF1000 fosse inadeguata. Nella tranquillità del team principal leggiamo resa, quando ci vorrebbero invece segnali forti da mandare alla dirigenza per far capire che così non si può andare avanti, dovrebbe incazzarsi per quanto accade in pista. Perché resa? Perché evidentemente sono consapevoli di aver fatto un disastro nel 2020 e che difficilmente sarà corretto nel 2021 per le regole vigenti, per poi andare a puntare tutto sul 2022 quando ci sarà il cambio normativo. Sembra un po’ la scusa per continuare con questo andazzo, come se un progetto vero e proprio non ci fosse, e la cocciutaggine di fare tutto internamente, senza provare a prendere tecnici conclamati dall’esterno, potrebbe essere controproducente, perché sbagliare il progetto 2022 significa avere altri anni bui in futuro.

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