F1 | GP di Miami: l’analisi delle qualifiche

Leclerc conquista la terza pole stagionale davanti a Sainz e le Red Bull. Ottimo quinto posto per Bottas

F1 | GP di Miami: l’analisi delle qualifiche

Per la dodicesima volta nel corso della sua carriera, Charles Leclerc prenderà il via dalla pole position. Dopo sedici anni di attesa, la Ferrari torna a davanti a tutti in qualifica sul suolo americano, monopolizzando l’intera prima fila del nuovo Gran Premio di Miami. Una prestazione significativa, giunta proprio nell’ultimo giro del Q3, rispondendo con una doppietta Rossa a quel Max Verstappen che era stato in grado di imporsi momentaneamente dopo il primo tentativo.

L’olandese della Red Bull non è andato oltre la terza posizione, risentendo del tempo perso nella giornata di venerdì e una strategia che non ha sortito gli effetti sperati. Ad affiancarlo in griglia di partenza sarà il suo compagno di squadra, Sergio Perez, che ha pagato lo scotto di un primo settore non all’altezza dei suoi rivali. Terza fila per Valtteri Bottas, ancora una volta capace di fare la differenza sul giro secco portando la sua Alfa Romeo fino al quinto posto. Una bella soddisfazione per il finlandese, soprattutto tenendo a mente che era stato costretto a saltare l’intera seconda sessione di libere dopo l’incidente della mattinata.

Sesto tempo per Lewis Hamilton, distante oltre otto decimi dalla vetta, con una Mercedes che sembra aver fatto un passo indietro rispetto a quanto si era visto il venerdì: il porpoising è tornato ad essere un serio fattore limitante, rendendo difficile ai piloti trovare quella confidenza che gli consentisse di attaccare in ingresso curva. Un aspetto che ha pagato soprattutto George Russell, eliminato in Q2 proprio in seguito a molteplici errori nell’inserimento del tratto rapido del primo intertempo, in particolare in curva quattro. A concludere la top ten le due AlphaTauri, Lando Norris un ottimo Lance Stroll, capace per la prima volta in stagione di raggiungere l’ultima manche.

Una prima fila tutta Ferrari

Non poteva esserci sabato migliore per la Rossa di Maranello, che per la prima volta in stagione è riuscita a monopolizzare l’intera prima fila. Una bella risposta alla delusione di Imola, non tanto per una questione di prestazioni, ma piuttosto di morale, perché serviva tornare rapidamente là davanti.

Anche a Miami, la F1-75 si è confermata una vettura dalle buone doti in termini di carico complessivo e generazione del grip meccanico, consentendo ai piloti di trovare quella fiducia necessaria per spingere nei tratti più delicati del tracciato. Lo si è visto in particolare nei curvoni veloci che caratterizzano il primo settore, dove entrambi i piloti della Rossa si sono confermati estremamente competitivi, così come nelle strette e tortuose chicane lente del secondo intertempo. Così come a Jeddah, quindi, la monoposto italiana si è imposta in curva e nelle fasi di trazione, patendo invece una velocità di punta e un’efficienza aerodinamica dove Red Bull la fa ancora da padrone. Osservando le telemetrie, si evince come la Rossa abbia pagato un gap sui rettilinei compreso tra i 6 e i 10 km/h, con il distacco che diventa sempre più importante superati i 300km/h, all’incirca nel momento di attivazione dell’ala mobile.

A scattare dalla pole sarà Charles Leclerc, bravo nel concretizzare l’ultimo tentativo e ottenere così il crono più rapido della sessione. Un giro che per stessa amissione del monegasco non ha rasentato la perfezione, specie nelle primissime curve, ma in una giornata in cui tutti hanno commesso delle piccole sbavature, ciò che contava era portare a casa il risultato. “È splendido arrivare su una pista così difficile e riuscire a mettere insieme un giro così bello. Anche se non sono completamente soddisfatto di come ho affrontato le prime tre curve, è stato davvero un buon giro e sono molto felice di aver conquistato la pole. Mi sento a mio agio con questa vettura, è fantastica da guidare e ti permette veramente di estrarne il massimo potenziale. Domani mi aspetto una gara molto serrata e per questo è positivo sapere di avere Carlos al mio fianco sulla griglia. Abbiamo un passo competitivo con entrambe le vetture e spero che potremo mantenere queste posizioni fino al traguardo così da poter portare a casa un risultato che dia piena soddisfazione a tutta la squadra”, ha spiegato il numero 16 nelle interviste.

Ad affiancarlo in prima fila ci sarà Carlos Sainz, nel complesso soddisfatto per il bel recupero dalla giornata di venerdì, dove un’incidente lo aveva messo fuori gioco durante la seconda sessione di prove libere. Rimane tuttavia un po’ di amarezza per lo spagnolo, perché in terra americana la pole sembrava davvero alla sua portata. Le difficoltà evidenziate da Leclerc nelle prime tre curve, soprattutto in termini di rotazione e di posizionamento, avevano permesso allo spagnolo di guadagnare un considerevole vantaggio di oltre un decimo e mezzo, che è rimasto pressoché invariato a livello numerico al rilevamento della prima fotocellula. Dopo curva tre, le prestazioni dei due portacolori della Ferrari sono sovrapponibili: ciò che varia è solamente l’interpretazione. Carlos aveva sacrificato l’ingresso della chicane veloce per preparare al meglio curva sei e il lungo curvone, mentre il monegasco aveva optato per un approccio più aggressivo in curva quattro. Ciò è ancor più evidente se si mette a confronto curva sette: lo spagnolo mantiene una linea più larga per garantirsi una miglior fase di trazione in curva otto, che lancia sul lungo rettilineo, mentre il suo compagno di casacca mantiene una traiettoria più stretta ed efficace nell’immediato, ma meno remunerativa in uscita.

Ruoli che si sono invertiti nel secondo intertempo, dove Leclerc si è dimostrato più efficace nella percorrenza delle curve lente, trovando quei pochi ma fondamentali centesimi che gli sarebbero valsi la pole. Qualcosa che gioca un ruolo chiave in particolare in uscita da curva sedici, dove riuscendo a garantire un miglior angolo volante, Charles ha allungato in trazione, guadagnando nella prima fase di allungo. Altrettanto significativo è il terzo settore, perché dà l’opportunità di evidenziare due elementi: il primo è l’abilità del monegasco nella staccata, pulita e precisa, aspetto che gli ha permesso di fare la differenza anche sulle due Red Bull. In secondo luogo, l’errore da parte di Sainz in uscita dall’ultimo tornantino, proprio su quella chiazza d’asfalto posata nella nottata tra venerdì e sabato per tentare di risolvere i problemi evidenziati dopo le prime libere. Una zona che, sin dall’inizio della FP3, tutti i piloti avevano immediatamente denotato come estremamente scivolosa, traendo in inganno anche il madrileno: “Sono soddisfatto della mia qualifica, è stato un buon riscatto dopo la giornata di ieri. Siamo riusciti a migliorare giro dopo giro al punto di essere in condizione di giocarci la pole fino all’ultima curva e posso dire di essermi divertito parecchio in pista. In vista della gara di domani siamo in una buona posizione, questa pista si è dimostrata molto insidiosa e partire dalla prima fila è già un vantaggio. Prepareremo nei dettagli la gara per massimizzare il potenziale della vettura dal momento che ci sono tante variabili da considerare. Complimenti a tutta la squadra e a Charles per questo sabato perfetto”, ha raccontato Sainz.

Per la Rossa sarà fondamentale riuscire a sfruttare al massimo il vantaggio di aver monopolizzato l’intera prima fila. La pioggia caduta sul tracciato nelle scorse ore avrà pulito parte della gomma lasciata dalle vetture nei primi due giorni di azione in pista, rendendo l’asfalto nuovamente green. Questo probabilmente renderà la gestione degli pneumatici ancor più fondamentale, elemento dove la Ferrari con il suo assetto più carico spera di poter trovare l’arma vincente. Gli strateghi di Maranello hanno preferito mantenere due set di coperture a mescola dura nel caso la corsa dovesse rivelarsi particolarmente aggressiva sugli penumatici, in maniera totalmente opposta a Red Bull, che ha optato per conservare due treni a banda gialla.

Red Bull manca l’appuntamento con la pole

Seppur sia giunta solamente una terza e una quarta posizione, in vista della corsa la Red Bull sarà un avversario da non sottovalutare. A tenere banco sono soprattutto le alte velocità di punta che sui lunghi rettilinei che caratterizzano il circuito di Miami, aspetto che potrebbe permettere ai suoi due alfieri di contenere il distacco e tentare una manovra di sorpasso, specie nel momento in cui il divario si farà ancor più importante con una eventuale attivazione del DRS.

La squadra di Milton Keynes può certamente recriminare un weekend che, fino a questo punto, non è stato per nulla scontato e privo di problemi. Le noie meccaniche evidenziate sulla vettura di Verstappen sia in FP1 che in FP2 ne avevano limitato il chilometraggio, elemento che su una pista nuova dove bisogna ancora trovare il limite è fondamentale. L’olandese probabilmente ne ha risentito nel momento decisivo delle qualifiche, quel Q3 che, come in altre occasioni durante questo avvio di stagione, ha riservato ancora qualche criticità. Già nel primo tentativo Max si era lamentato del comportamento degli pneumatici, ma ciononostante era stato in grado di portarsi in cima alla classifica provvisoria dei tempi. Era comunque lecito aspettarsi che il pilota della Red Bull potesse avere qualche altro decimo nel taschino, pronti per essere sfruttati nel secondo run. Ma qualcosa non ha funzionato, a partire dalla strategia.

Il campione del mondo era uscito per primo dai box, venendo però superato in pista dal compagno di casacca. Una situazione che non sembrava del tutto calcolata, soprattutto considerando che, essendo tra gli ultimi, entrambi i piloti si sarebbero ritrovati nel traffico prima dell’ultima curva. Per evitare che le gomme di Max si raffreddassero troppo, il team aveva ordinato nuovamente lo scambio di posizioni, ma era chiaro che farlo poco prima del momento in cui i due si sarebbero dovuti lanciare non avrebbe aiutato la fase di riscaldamento delle coperture. L’olandese è poi giunto all’errore durante il suo ultimo tentativo, pagando uno snap improvviso nelle curve veloci del primo settore, dovendo così abbandonare il giro e le ambizioni di centrare la sua seconda pole stagionale: “Nel complesso, sono stato contento delle qualifiche di oggi, stiamo ancora cercando di imparare la pista e di trovare un equilibrio decente nella macchina. Essere così competitivi in qualifica è stata una grande sorpresa, questa non è una pista facile da imparare. Naturalmente, vogliamo essere in pole, ma penso che abbiamo fatto un ottimo lavoro considerando dove eravamo ieri. Sarà sempre difficile ed è difficile spingere al limite quando non si conosce troppo bene la pista. Penso che abbiamo una buona possibilità domani, perché abbiamo una buona velocità massima e la macchina si comporta abbastanza bene, quindi non vedo l’ora”, ha spiegato Verstappen. Il potenziale per lottare con i Ferraristi sicuramente c’era e, tenendo a mente che nessuno è stato in grado di mettere insieme il giro perfetto, vi è un po’ di rammarico per quella che sembrava una pole alla portata.

A prendere il via dalla quarta casella sarà Sergio Perez, a cui sul giro secco in questo caso è mancato quello spunto in più per colmare il divario dai rivali. La gestione delle gomme giocherà un ruolo chiave in gara, soprattutto per il grip ridotto e le alte temperature che dovrebbero rendere di fuoco la domenica di Miami.

Bottas porta l’Alfa Romeo in terza fila

Il weekend dell’appuntamento statunitense non era iniziato nel migliore dei modi per Valtteri Bottas che, in seguito ai danni al retrotreno riportati in un’incidente nelle prime prove libere, si era visto costretto a saltare la sessione pomeridiana. Fortunatamente, i dati accumulati dal compagno di squadra avevano fornito agli ingegneri una base piuttosto salda per le regolazioni di set-up.

Ciononostante, approcciarsi alle qualifiche con soli trentanove giri all’attivi, completati per lo più il sabato mattina suddividendo il lavoro tra simulazioni sul giro secco e sulla lunga distanza, poteva rappresentare un limite. Pista nuova, pochi riferimenti e un asfalto che in entrambe le giornate aveva riservato ai piloti delle insidie da non sottovalutare, avrebbero reso difficile comprendere quale fosse il limite, fino a che punto ci si potesse spingere. Tenendo a mente tutti questi fattori, il quinto posto finale non può non essere una grande soddisfazione per l’alfiere dell’Alfa Romeo e dell’intero team, giunto su un tracciato il cui layout ben si adatta alle caratteristiche tecniche della monoposto svizzera. Lunghi rettilinei a cui si aggiunge un tratto a bassa velocità, ricco di curve lente, elementi in cui la C42 eccelle sin dal primo appuntamento stagionale in Bahrain.

Il punto critico risiede ancora nelle curvoni ad alta velocità, specie nei rapidi cambi di direzione come curva 4 e 5, dove la vettura non riesce a garantire ai piloti quella fiducia per adottare un approccio più aggressivo. A dispetto di un assetto più carico rispetto alle dirette concorrenti, garantito anche dalle buone doti di efficienza e di cavalleria sugli allunghi, Bottas non è stato infatti in grado di tenere il passo di Hamilton, arrivando ad accusare un gap di oltre 20km/h dall’inglese già nel momento dell’inserimento. Il vantaggio accumulato nella parte più lenta del tracciato, in particolare nella tortuosa curva dodici, si è rivelato tuttavia sufficiente per compensare quanto perso nel primo settore: “Sono davvero soddisfatto della prestazione di oggi. È stato un grande recupero da ieri, dove non avevamo avuto una giornata facile. Un ringraziamento a tutta la squadra, che hanno dovuto riscostruire la macchina. Oggi avevamo un grande lavoro da fare: abbiamo avuto una buona FP3, avevamo una direzione chiara per il nostro set-up e la macchina era davvero veloce. Spettava a me, poi, trovare un buon ritmo e nel Q3 l’ho sicuramente trovato. Mi è piaciuto molto l’ultimo giro della Q3! Alla vigilia avevamo visto dei segnali di ciò che avremmo potuto fare qui, quindi non sono sorpreso di essere qui, ma chiaramente sono contenuto di come siano andate le cose”, ha spiegato il numero 77 durante le interviste.

Mercedes: dall’entusiasmo a una cruda realtà

Fino a questo momento si è trattato di un fine settimana a corrente alternata in casa Mercedes, iniziato con l’entusiasmo del venerdì per arrivare ai sentimenti contrastanti del sabato. Seppur si trattasse solamente di prove libere, i buoni riscontri della prima giornata di azione in pista avevano lasciato sensazioni positive. Il team era fiducioso che aggiornamenti introdotti a Miami, tra cui nuove ali a basso carico e un fondo rinforzato, potessero certificare un primo passo in avanti sfruttando alcune caratteristiche favorevoli del layout del tracciato. Le alte temperature e un porpoising estremamente ridotto rispetto al solito avevano aiutato la W13 ad esprimersi al meglio, soprattutto nei curvoni veloci che caratterizzano il primo settore, elemento in cui la monoposto di Brackley si è ben difesa sin dalle prime battute del mondiale.

Tuttavia, la situazione è rapidamente mutata il sabato mattina, in parte per l’evoluzione delle condizioni del circuito, in parte per alcuni esperimenti meccanici che non hanno dato i frutti sperati: “Penso che ieri in FP2 abbiamo visto una performance reale, perché la vettura era nel suo sweet spot e abbiamo visto cosa sia capace di fare. Oggi in FP3 abbiamo fatto degli esperimenti e non è andata come speravamo, la macchina si muove ancora come un canguro e i piloti non ne sono contenti. Sembrava che ieri il pacchetto a basso carico funzionasse e ci aiutasse a gestire il porpoising, ma ovviamente oggi l’asfalto aveva più grip e c’era molto più vento e questo non ha giocato a nostro favore”, ha raccontato Toto Wolff.

Un’illusione di breve durata, come spiegato anche dai due portacolori della squadra tedesca, che si sono dovuti confrontare con un cambio di passo inaspettato. Il sesto posto conquistato da Hamilton è giunto al termine di una qualifica difficile da decifrare, dove l’inglese aveva rischiato l’esclusione già nella prima manche non essendo riuscito a completare un giro pulito fino all’ultimo tentativo. Al netto dello spavento iniziale, il problema di fondo rimaneva sempre lo stesso: sfruttare al massimo il potenziale della monoposto senza giungere all’errore, spesso innescato da un porpoising che toglieva fiducia sia in frenata che in ingresso curva. Il sette volte campione del mondo è stato in grado di adattarsi, traendo il massimo proprio nei curvoni più rapidi con velocità di percorrenza simili a quelle registrate dalla Red Bull, come già osservato su altre piste.

Lo scotto lo si è pagato soprattutto nei tratti lenti, in particolare in quelle poche fasi di trazione e allungo, come il trittico di curva 11, 12 e 13, dove l’assetto scelto e i cronici punti deboli della vettura non hanno consentito di reggere il ritmo degli avversari. Aspetti che sono costati il quinto posto ai danni di Bottas, che con l’Alfa Romeo ha saputo trarre il meglio dall’agilità della C42 alle basse velocità. “Siamo un po’ confusi se consideriamo il passo di ieri, non sappiamo perché eravamo più veloci di quanto non lo fossimo in realtà. Oggi è stata un po’ una sorpresa, eravamo piuttosto indietro. Non abbiamo fatto un passo avanti, dobbiamo continuare a lavorare. Ma nel complesso sono felice del lavoro che svolto, ho fatto il meglio con la vettura che ho a disposizione. È molto difficile da guidare”, sono state le Hamilton.

Chi ha pagato uno scotto maggiore è stato l’altro alfiere delle “Frecce d’Argento”, il quale prenderà il via dalla dodicesima casella in griglia dopo aver trovato un’amara eliminazione in Q2. Una giornata deludente, le cui cause secondo il britannico sono da individuare in quella imprevedibilità dovuta al porpoising. Dopo un primo run concluso senza un tempo, Russell era tornato in pista con ancora otto minuti sul cronometro, nella speranza di poter portare a termine un tentativo pulito che gli consentisse di accedere all’ultima manche. Tuttavia, proprio quelle difficoltà nell’anticipare il comportamento della monoposto lo avevano portato all’errore, specie in ingresso dei curvoni veloci, dovendo così abortire il giro per ben due volte. Il rientro ai box a pochi secondi dalla bandiera a scacchi si inserisce in questo contesto, in primo luogo per il fatto che le gomme erano ormai già giunte al loro limite, dall’altra probabilmente per la mancanza di carburante, dato che effettuare un altro run avrebbe significato avere benzina a bordo per almeno sette passaggi. “È sicuramente una sorpresa, ma dopo aver guidato la macchina e sperimentato le sensazioni al volante, non è una sorpresa. Oggi, sembrava una bestia completamente diversa. Abbiamo avuto un sacco di porpoising oggi, e non capiamo davvero perché, e alla fine, questa è stata la difficoltà. È la prima volta che l’ho sentito per tutta il tempo anche in una curva. In curva 4 e curva 5, la vettura continuava a rimbalzare, e poi in tutte le zone di frenata. È un peccato, perché oggi sono stato più lento di ieri”, ha spiegato Russell.

L’Alpha Tauri conclude la top ten davanti a Norris e Stroll

In un contesto di centro classifica dove i distacchi sono minimi, la doppia top ten conquistata dall’AlphaTauri è estremamente significativa, in quanto si tratta della testimonianza dei miglioramenti apportati dal team tra il venerdì e il sabato. Dopo una prima giornata in cui la squadra faentina non aveva convinto del tutto, posizionandosi idealmente ai margini della lotta per il Q3, il duro lavoro svolto in nottata sul set-up ha dato i suoi frutti, consentendo sia a Gasly che Tsunoda di inserirsi prepotentemente nella lotta della midfield.

Il punto critico risiedeva soprattutto nelle difficoltà nel far lavorare le coperture nel range di funzionamento ideale, aspetto di cui entrambi i piloti si erano lamentati durante le libere. Le primissime curve erano quelle più complicate, perché sia il francese che il giapponese dovevano scontrarsi con un fastidioso sottosterzo a inizio tornata, compensato solo dalle ottime velocità di punta sugli allunghi. Problemi che, seppur non totalmente risolti, hanno influito in maniera minore in qualifica, consentendo di raggiungere il settimo e il nono posto in griglia: “Sono felicissimo, questa è la nostra migliore qualifica dell’anno ed è bello ottenere questo risultato qui a Miami. Stamattina non ero a mio agio con la vettura e ho faticato un po’, quindi non sapevamo cosa aspettarci dalla qualifica di oggi. Ma nel momento cruciale ce l’abbiamo messa tutta e abbiamo conquistato la P7. I distacchi nel gruppo centrale sono davvero piccoli ma siamo in una buona posizione di partenza e su questo circuito è importante stare davanti”, ha spiegato Gasly.

Tra le due AT03 si è inserito Lando Norris, che ha portato la McLaren all’ottavo posto. Per il team inglese si tratta di un weekend dove, seppur non siano stati portati aggiornamenti significativi, i confronti tra soluzioni differenti non sono mancati. Nella giornata del venerdì Norris e Ricciardo avevano girato con due diverse specifiche di ala anteriore, in modo da comprendere quale potesse fornire il miglior bilanciamento su un circuito ancora da scoprire. Altro aspetto girava intorno al fondo, in quanto sulla sola vettura dell’australiano era stata montata un’unità rinforzata con elementi in metallo, a cui era poi stato aggiunto il tirante per evitare una flessione eccessiva alle alte velocità. Confronti che forniranno sicuramente dati importanti agli ingegneri per tentare di comprendere come limitare il più possibile il porpoising nei prossimi appuntamenti.

L’assetto più carico scelto per Miami segue una tendenza già osservata in avvio di mondiale, che la McLaren ha pagato con velocità di punta sensibilmente inferiori a quelle degli avversari. Un piccolo errore del britannico nel settore centrale, più in particolare alla chicane lenta, probabilmente è costato l’opportunità di potersela giocare con Gasly: “Penso che siamo in una buona posizione, e non credo che avremmo potuto ottenere molto di più. La macchina non era proprio dove volevamo e non mi sento come se avessi ottenuto tutto da essa, ma penso che oggi era difficile per tutti. Ho fatto un errore nel mio ultimo giro che, a quanto pare, mi è costato un paio di posizioni. Quindi, non sono il più felice, ma poteva andare molto peggio”, sono state le parole di Lando.

Si tratta della prima top ten stagionale per Lance Stroll, ottimo protagonista del sabato americano riscattando un avvio di stagione che, sul giro secco, spesso non lo ha visto tra i migliori interpreti. La configurazione aerodinamica particolarmente scarica ha aiutato a compensare i cronici problemi di velocità di punta che il team aveva incontrato in altri appuntamenti, anche se ha penalizzato il bilanciamento nelle curve più rapide del primo settore. Difficoltà che, tramutate in numeri, raccontano di un gap intorno ai 15 km/h rispetto ai rivali di centro gruppo.

Ricciardo e Vettel fuori dal Q2

Le buone performance evidenziate da Ricciardo al venerdì sembravano inserirlo tra i favoriti per un biglietto d’accesso all’ultima manche, con la possibilità di piazzarsi davanti al proprio compagno di casacca. Le modifiche adottate prima dell’inizio delle qualifiche sembravano aver dato gli effetti sperati, consentendo all’australiano di sentirsi a proprio agio con la vettura. Sensazioni estremamente positive, che si sarebbero dovute scontrare con un Q2 dove è girato tutto storto: un problema con l’accensione prima del secondo run lo aveva costretto a rimanere ai box più a lungo del necessario, vedendolo così costretto a rientrare in pista a meno di due minuti dalla bandiera a scacchi.

Un tempo sufficiente per passare sul traguardo e lanciarsi per un ultimo tentativo disperato, ma non abbastanza per scaldare nel modo corretto gli pneumatici, che infatti nella tornata conclusiva si trovavano fuori dal range di funzionamento ideale: “La sessione è iniziata bene in Q1. Penso che avevamo fatto alcuni buoni miglioramenti alla macchina” – ha spiegato il pilota di Perth -. “Mi sentivo come se fossimo in grado di entrare rapidamente. In quel momento ho pensato che eravamo relativamente abbastanza forti, quindi sì, mi sentivo bene. Poi abbiamo avuto un problema all’accensione nel garage e questo chi ha ritardato compromettendo l’out-lap. È stata una sfortuna che ci è costata il Q3.”

Fuori nella seconda manche anche Sebastian Vettel, il quale ha mancato l’accesso alla Q3 per pochissimi centesimi. Il quattro volte campione del mondo ha pagato in maniera importante una mancanza di fiducia nell’ingresso dei tratti veloci, specie in curva quattro e nel lungo curvone a sinistra che conclude il primo settore. Problematiche legate anche alla difficoltà dell’Aston Martin nell’assorbire le asperità dell’asfalto, specie nelle primissime curve, dove era evidente che la monoposto del tedesco tendesse a muoversi in maniera importante ad ogni passaggio sui bump. Altrettanto rilevante è stata la piccola sbavatura nel secondo intertempo nella zona della chicane più lenta del tracciato, con una conseguente perdita di preziosi centesimi che, probabilmente, è costato l’accesso all’ultima manche.

Ottava fila per le due Haas di Kevin Magnussen e Mick Schumacher, alle prese con un weekend che, per ora, non ha riservato grandi soddisfazioni. Il danese è stato rallentato da un problema alla radio che ha reso più complicato riuscire a gestire i run e il traffico, così come l’ingresso dell’antistall a seguito di un passaggio su cordolo nel suo ultimo tentativo. Il tedesco, invece, è riuscito a centrare l’accesso al Q2, non trovando però quel passo per scalare qualche altra posizione in classifica. Alle spalle del duo del team americano prenderà il via Guanyu Zhou, che per la prima volta in stagione non è stato in grado di evitare l’esclusione nella prima parte delle qualifiche. A compromettere la sua prestazione è stato soprattutto il traffico incontrato verso l’ultima curva da parte di piloti che erano pronti per lanciarli: purtroppo ciò ha costretto il cinese ad alzare il piede, rendendo di fatto impossibile migliorarsi e centrare un probabile accesso al Q2. A chiudere la griglia saranno le due Williams di Alex Albon e Nicholas Latifi, i quali hanno manifestato grosse difficoltà nel far funzionare gli pneumatici. Non ha preso parte alle qualifiche Esteban Ocon, il cui telaio della sua vettura è rimasto danneggiato durante l’incidente in FP3, redendo così necessaria la sostituzione.

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