F1 | Ferrari, quante volte ancora devi rinascere?

Storia di una squadra che non ha più scuse

La Ferrari ha subito tante, troppe trasformazioni, avvicinandosi ogni anno di più all'obiettivo, ma mai abbastanza. Cosa separa il team di Maranello dal successo, e quante volte ancora i tifosi, e lo spirito della Ferrari stessa, dovranno aspettare?
F1 | Ferrari, quante volte ancora devi rinascere?

Si dice che una fenice muoia per rinascere dalle proprie ceneri; un mito antico, che ritrova le proprie radici nell’antica Grecia, un mito eterno, rosso, come quello della Ferrari, che ancora una volta si ritrova a dover rinascere.

In un momento così critico come quello che l’Italia e il mondo intero stanno attraversando, la scuderia di Maranello deve ancora una volta fare i conti con tanti, troppi cambiamenti, metamorfosi di una squadra che si ritrova, per l’ennesima volta, a dover rinascere.

Ebbene si, la Ferrari è pronta ad iniziare un nuovo ciclo, nel 2021, una nuova era, con due piloti giovani, puntando sul futuro e, si spera, su un progetto vincente. Charles Leclerc e Carlos Sainz rappresentano una nuova era: entrambi ancora senza un titolo iridato alle spalle, entrambi pieni di speranze e di voglia di vincere.

Ma quante volte la Ferrari ha annunciato un progetto vincente, negli ultimi anni? Quante volte ha annunciato una rinascita? Tante, troppe.

L’ultimi titolo mondiale conquistato dalla rossa risale, come ormai tutti sappiamo, al 2007, grazie all’impresa di Kimi Raikkonen che ebbe la meglio su Lewis Hamilton e Fernando Alonso. Il finlandese lasciò poi spazio, nel 2010, proprio allo spagnolo, già due volte campione del mondo, desideroso di poter conquistare il terzo titolo insieme alla Ferrari. Titolo sfiorato, ma mai conquistato, e venne quindi il turno, dopo 4 anni, di accogliere Sebastian Vettel in groppa al Cavallino Rampante, ricalcando una suggestione non da poco: l’ultima volta che un tedesco aveva guidato una Ferrari, di titoli ne sono stati vinti 5.

Da terribile rivale della rossa Sebastian Vettel è subito diventato l’idolo dei tifosi italiani: voluto da Sergio Marchionne, incitato e supportato da Maurizio Arrivabene, sostituito da Mattia Binotto. 

Durante gli anni in Ferrari il tedesco quattro volte campione del mondo è stato spesso anche criticato, certo, non quanto l’ex compagno di squadra Raikkonen, colpevole di non essere riuscito a portare la rossa davanti a tutte le altre monoposto. Le critiche si sono inasprite ancor di più quando un giovane ragazzo, di talento, senza dubbio, è arrivato nel suo stesso box: Charles Leclerc è arrivato in Ferrari al suo secondo anno in Formula 1. Qualcosa che tutti si aspettavano, non per altro il monegasco è ormai, anche un po’ antipaticamente soprannominato “il predestinato”, ma il suo arrivo di certo è stato una sorpresa, per una squadra come la Ferrari, abituata ad affidarsi a piloti esperti e già vincenti. 

L’arrivo di Leclerc ha sicuramente spostato gli equilibri, un confronto che Vettel aveva già pagato anni prima quando un giovane Daniel Ricciardo guidò accanto a lui in Red Bull. Dopo un inizio sottotono (come dimenticare il disastro in qualifica a Montecarlo), Charles Leclerc ha subito trovato il feeling giusto con la SF90, cosa che purtroppo non è riuscita a Vettel, andando a conquistare sette pole position e due vittorie, diventando il più giovane ad aver vinto un Gran Premio a bordo di una Ferrari. I successi del giovane Charles hanno inizialmente disorientato il tedesco, che è riuscito poi a riprendersi la sua rivincita a Singapore, conquistando così la sua unica vittoria della stagione.

Una vittoria molto discussa, come dimostrano i team radio di Charles:

Non capisco l’undercut, ma ne parleremo dopo […] voglio che sia una doppietta per noi, ma questo non è giusto”. 

Le parole di un ragazzo partito dalla pole e desideroso di vincere, ma anche, forse, di un ragazzo che non comprende fino in fondo le scelte di un muretto che, effettivamente, negli ultimi anni non si è distinto per strategie azzeccate. 

La gestione dei due piloti in pista è stata affrontata in modo discutibile, con velati ordini di scuderia già durante le prime gare della stagione, in un momento del campionato in cui non erano affatto necessari, per arrivare a momenti strategici in cui i due sono stati lasciati liberi di correre e anche toccarsi (la gara di Interlagos suscita ancora brutti ricordi in molti tifosi). Per non parlare poi delle qualifiche del Gran Premio di Montecarlo, in cui quello che Binotto definì un “errore di valutazione” costò a Leclerc l’entrata in Q2. 

In quella occasione, davanti ad una calca di giornalisti, il team principal italiano definì il team ancora “giovane” sotto tanti punti di vista, e che errori come quelli non potevano e dovevano accadere.

E sono tanti gli errori che la Ferrari ha accumulato in questi anni, tanti piccoli dettagli che sono costati punti preziosi e se volessimo fare un elenco, servirebbe un articolo a parte.

Anche in quei momenti in cui il pilota ha dato tutto, la Ferrari ha fatto errori che un team così importante non può permettersi. 

Dalla gestione, alle strategie, al modo di rivolgersi alla stampa, fino all’ingaggio di un nuovo pilota, abbandonandone un altro prima ancora che la stagione inizi, la Ferrari ha sbagliato in troppe cose, chiedendo sempre, ogni anno e più volte, ai suoi tifosi, l’opportunità di poter ricominciare, di rinascere. 

In questi anni piloti dotati di enorme talento hanno guidato la monoposto rossa, sogno di ogni tifoso appassionato di Formula 1, ed ogni anno questi uomini hanno fallito nel loro sogno di poter alzare la coppa vestendo di rosso. 

I giudizi in Formula 1 sono molto facili: nell’ultima gara hai fatto un errore, sei un perdente. Se hai vinto, sei il nuovo astro nascente della Formula 1. I piloti sono costretti a questo tipo di giudizi, dovendo ogni weekend ricominciare per riportare il proprio nome in alto. 

La Ferrari ha, invece, un nome scolpito nella storia, e sono ormai tredici anni che delude le aspettative di piloti e tifosi. 

E allora, forse, il problema non è di Vettel, o di Alonso, o di chi verrà dopo di loro. Forse il problema della Ferrari sta proprio nel muretto, in tutto quello che c’è dietro le quinte, dentro al box, in tutto ciò che non si vede in pista, ma che è invece fondamentale. 

La Ferrari vuole ripartire daccapo, ricominciare per l’ennesima volta: vuole rinascere, ma lo ha già fatto ormai troppe volte negli ultimi tredici anni, e i tifosi, i piloti, la Ferrari stessa non possono più aspettare. 

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2 commenti
  1. Zuffenhausen

    8 Giugno 2020 at 19:12

    La Ferrari non vince un mondiale dai tempi di Schumacher … Il mondiale vinto da Raikkonen è stato un gentile omaggio di McLaren, Alonso ed Hamilton.
    La Ferrari non vince a causa del team, e quindi è una questione di uomini …

  2. alonsosenna4

    8 Giugno 2020 at 23:01

    Purtroppo è tutto vero….il primo a pagare fù Alonso…poi Arrivabene ….ed infine Vettel…..Ma il problema è da tutt’altra parte….speriamo bene x Charles!

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