F1 | Ferrari: Hamilton e Leclerc, una battaglia fondamentale oltre che spettacolare
I due piloti regalano un momento di vero motorsport, da annali, così come lo è la vittoria di Kimi Antonelli. C'è ancora vita in questa F1 "scarica"
C’è ancora vita in F1, c’è ancora motorsport, ci sono ancore gare. Vere, emozionanti, fatte di manovre di guida, staccate, tempi. E’ vero che la Formula 1 vive un momento complicato, è più che vero che non si possono vedere auto decelerare sul rettilineo perché si scarica la batteria, non è possibile vedere la squadra campione del mondo (McLaren) non prendere il via al GP di Cina, non è accettabile una griglia spaccata in due tronconi, con Mercedes che fa uno sport a parte, quella Mercedes così tanto chiacchierata per i CV in più del suo motore termico. Non è plausibile che l’Aston Martin provochi vibrazioni talmente forti ai piloti da farli stare male.
Ci sono tante di quelle cose che non vanno che lo sguardo rischia di restringersi, e di perdersi anche quello che c’è di positivo. Perché in fondo in Cina si è corso il secondo GP stagionale (e di questo nuovo ciclo regolamentare) e di argomenti ce ne sarebbero tanti. E appunto, c’è anche vita, c’è anche bellezza.
La vittoria di Kimi Antonelli ad esempio. Al di là dei discorsi sulla monoposto, non si può non sottolineare quanto la sua gara sia stata favolosa. Per la determinazione con cui è andato in testa e per come ha guidato, inanellando giri veloci su giri veloci, facendo il vuoto e regolando sul ritmo anche il team mate George Russell. A parità di auto Kimi staccava crono sempre più veloci del bravissimo George. Questa è F1, questo è manico.
E poi, subito dietro alle imprendibili Frecce d’argento, troviamo una Ferrari forte, forte come non lo era da anni. Con una meccanica e una aerodinamica top. La SF26 è una vettura con un gran potenziale, che paga un gap importante solo dal punto di vista della power unit. Ma la Rossa non demerita, e soprattutto regala spettacolo, con un duello d’altri tempi che non va ignorato, banalizzato, dai molteplici significati.
Vedere Charles Leclerc e Lewis Hamilton passarsi e ripassarsi più volte per tredici giri, vederli correre attaccati l’un l’altro in curva, ruota a ruota, con scambi continui di posizione e staccate al limite, è stata una gioia per gli occhi. Perché le corse devono innanzitutto emozionare, sono sfida, lotta, battaglia per la posizione. Leclerc infila Lewis, lo fulmina, l’inglese restituisce, e giù di lì sono sorpassi e controsorpassi. Poi il monegasco va lungo al tornantino, Lewis ne approfitta, ma mica è finita; Charles restituisce, in modo duro, Hamilton si rimette a pedalare, (ri)costruisce il sorpasso, entra forte alla prima curva e approfitta di un’esitazione di Leclerc.
Entrambi aggressivi, ma corretti. Cattivi, ma responsabili. Intervenire dall’alto, dal muretto, frenare due piloti che sublimano la loro arte, divertendosi e divertendo il pubblico, sarebbe stato un delitto. Una prepotenza, un torto allo sport. Nonché una cosa del tutto inutile, vista la superiorità della Mercedes. Giusto lasciare due grandi piloti liberi di duellare.
La sfida tra Hamilton e Leclerc per il podio non è solo spettacolare. E’ vera, è F1, è fondamentale. Vera perché i due erano nelle stesse condizioni, hanno corso alla pari, fondamentale perché la Formula 1 ha bisogno del talento nella sua massima espressione, sia esso un passo gara indiavolato, martellante, come quello mostrato a Shanghai dall’indemoniato Kimi, sia esso un duello tra due mostri, tra chi ha vinto tutto e chi da anni fa sognare i tifosi del Cavallino.
Brava la Ferrari, non solo per aver progettato una monoposto valida, ma anche per aver avuto la lucidità di non strozzare e castrare la bellezza. La bellezza delle corse, a ricordarci che anche in questa F1 così in difficoltà e “scarica”, c’è ancora vita, c’è ancora gara.
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