F1 | Ferrari, Alonso-Vettel: il decennio dei rimpianti iridati

L’ultima decade, tra limiti tecnici ed errori, ha regalato poche gioie e tante delusioni in quel di Maranello

F1 | Ferrari, Alonso-Vettel: il decennio dei rimpianti iridati

Mancano oramai poche ore e anche il 2019 andrà in archivio lasciando così spazio a un nuovo anno. L’ultima stagione di Formula Uno, che ha chiuso i battenti lo scorso 1 dicembre nella notte di Abu Dhabi, è stata l’ennesima del “vorrei ma non posso” in casa Ferrari.

Con essa si è chiusa anche la decade 2010-19 del Circus che ha visto la scuderia del Cavallino spettatrice dei trofei iridati conquistati da Red Bull e Mercedes. Il più grande rimpianto per Maranello, in questa arco temporale, resterà quello di non essere riuscita a conquistare il campionato del mondo piloti (che manca oramai dal lontano 2007…) con due tra i più validi talenti presenti sulla griglia di partenza: ovvero Fernando Alonso e Sebastian Vettel.

Lo spagnolo, protagonista con la Rossa nel quinquennio 2010-14 che ha (momentaneamente?) appeso il casco al chiodo in Formula Uno, è stato quello tra i due che è andato più vicino al sogno Mondiale naufragato in ben due circostanze all’ultima gara. Una vera e propria “Caporetto”, specialmente quella maturata a Yas Marina nel 2010 rispetto a Interlagos 2012, che aumenta il rammarico di quello che poteva essere e invece non è stato anche a causa di una errata gestione strategica in quel famigerato GP di Abu Dhabi.

Malgrado il carattere accentratore (ma quale campione non ce l’ha?) e alcune uscite dialettiche discutibili, Alonso viene tutt’oggi ricordato per aver dato tutto se stesso per la causa del Cavallino sopperendo a mancanze tecnico/aerodinamiche delle Rosse che ha guidato rispetto alle monoposto della concorrenza.

Cresciuta rispetto al ciclo precedente, la Ferrari con Vettel è riuscita certamente a sviluppare monoposto competitive con cui però non si è mai arrivati a giocarsi il Mondiale all’ultimo round. Che il tedesco abbia commesso degli errori in alcune gare è innegabile (lo stesso Seb, da persona corretta e intelligente, ha ammesso i suoi sbagli), ma sarebbe anche intellettualmente disonesto non riconoscere i limiti di un team che nella parte cruciale delle stagioni passate non è riuscito a portare aggiornamenti degni di tal nome per riuscire a battagliare ad armi pari con Mercedes.

Eppure sembra che dell’aspetto ‘evolutivo’ delle monoposto non si tenga conto quando bisogna analizzare nella sua interezza il periodo ferrarista di Vettel, dove addirittura si mettono in discussione alcune vittorie. Uno su tutti il trionfo di Singapore del settembre scorso, che ha animato in questi giorni di feste l’universo dei social dopo le dichiarazioni di Mattia Binotto, in cui forse in pochi ricordano lo straordinario giro di rientro in pista dopo la sosta dove Seb fece la differenza da grande campione qual è. In tanti, nel frattempo, stanno celebrando troppo prematuramente il “funerale sportivo” del tedesco senza neanche attendere i futuri riscontri della pista… Potrebbero, è un’eventualità chiaramente non una certezza, rimangiarsi quanto detto.

Chiuso un decennio, a breve se ne aprirà un altro che vedrà Vettel (al momento è con il contratto in scadenza) combattere in pista per “ottenere qualcosa con la Ferrari” come lui stesso ha dichiarato recentemente in un’intervista. Non sarà certamente facile per il tedesco raggiungere il proprio obiettivo, ma sicuramente metterà tutto se stesso per realizzarlo. Perché l’impegno e l’abnegazione sono due virtù inattaccabili del Vettel pilota.

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