F1 | Guerra in Medio Oriente, l’Arabia Saudita si oppone alla cancellazione del Gran Premio

Il weekend di Jeddah dà una spinta economica troppo importante al Paese: FIA e Formula 1 prenderanno presto una decisione

F1 | Guerra in Medio Oriente, l’Arabia Saudita si oppone alla cancellazione del Gran Premio

Mentre i motori si accendono sotto i riflettori di Shanghai per il secondo appuntamento stagionale, un’ombra si allunga sul futuro prossimo della Formula 1. Se il Gran Premio di Cina rappresenta dovrà dare ulteriori risposte sul nuovo e tanto discusso regolamento tecnico, l’attenzione del paddock e dei vertici di Liberty Media è quasi rivolta anche a ciò che succede più a occidente. La gravissima crisi mediorientale, scaturita dalle operazioni militari lanciate da Stati Uniti e Israele contro l’Iran, sta infatti portando il calendario mondiale verso una perturbazione che non si vedeva dai tempi della pandemia.

Al centro della contesa si trovano i Gran Premi del Bahrain e dell’Arabia Saudita, previsti rispettivamente per i weekend del 12 e del 19 aprile. La stabilità della regione, storicamente fondamentale per gli equilibri economici del Circus, è venuta meno nel giro di poche settimane, trasformando eventi sportivi di portata globale in potenziali bersagli sensibili o, nel migliore dei casi, in incubi logistici irrisolvibili.

Cronaca di un’escalation: dai test Pirelli all’allerta missilistica

I primi segnali di un imminente collasso organizzativo si sono manifestati già a ridosso dell’apertura stagionale. Tra il 28 febbraio e il 1° marzo, una sessione di test sugli pneumatici Pirelli programmata in Bahrain è stata annullata d’urgenza. La causa non è da identificare chiaramente nell’inizio delle ostilità aperte che hanno visto l’Iran lanciare un attacco missilistico diretto contro il centro di comando della Quinta Flotta della Marina statunitense, di stanza proprio nel piccolo stato insulare.

L’escalation non si è fermata alla sola Sakhir, ma ha colpito anche il quartiere Juffair di Manama, solitamente occupato da tanti del mondo della Formula 1, compresi noi giornalisti, dove eravamo fino a una settimana prima. Missili e droni hanno interessato anche aree strategiche del Qatar, di Dubai e di Abu Dhabi, colpendo o lambendo infrastrutture civili di vitale importanza. Le interruzioni dei voli in tutti gli Stati del Golfo Persico sono ormai sistematiche, con l’aeroporto internazionale di Dubai, uno dei principali snodi logistici per il personale e le merci della Formula 1, diventato bersaglio di attacchi che ne hanno compromesso la piena operatività. In questo clima di insicurezza, la fattibilità delle gare previste ad aprile appare praticamente improbabile.

Il nodo logistico e la “clausola di dipendenza” tra Sakhir e Jeddah

La Formula 1 si trova ora a dover gestire una scadenza temporale serratissima. Per permettere lo svolgimento del Gran Premio del Bahrain, le tonnellate di materiali, attrezzature e componenti delle power unit devono essere spedite verso il circuito di Sakhir con largo anticipo. La necessità di trasportare merci in una zona dichiarata ad alto rischio bellico pone problemi assicurativi e di incolumità che la FIA sta monitorando con estrema cautela.

Nonostante la situazione critica, gli organizzatori della gara di Jeddah stanno spingendo con forza per mantenere il proprio posto nel calendario. Il Gran Premio dell’Arabia Saudita riveste un’importanza strategica ed economica enorme per il Paese, che non intende rinunciare alla visibilità internazionale dell’evento. Tuttavia, il destino della gara saudita è indissolubilmente legato a quello del Bahrain. Secondo fonti vicine alla FOM, esiste una correlazione logistica totale: se uno dei due appuntamenti venisse annullato, cadrebbe inevitabilmente anche l’altro. La Formula 1 non può permettersi un viaggio transoceanico per una singola tappa in una regione così instabile se il “double-header” originario viene meno.

Scenari di sostituzione: il vicolo cieco di Imola e Portimao

Se la cancellazione dei due Gran Premi dovesse essere ufficializzata nelle prossime ore, la stagione 2026 perderebbe due appuntamenti iridati, riducendo il calendario a 22 gare complessive. Al momento, l’opzione di un rinvio a fine anno appare impraticabile a causa della saturazione del calendario nella parte finale della stagione. Questo lascerebbe il mese di aprile completamente privo di attività agonistica, un vuoto che Liberty Media preferirebbe evitare per non perdere slancio commerciale e d’ascolti.

Le speculazioni su possibili circuiti sostitutivi hanno immediatamente chiamato in causa tracciati come Portimao e Imola. Se il circuito portoghese gode di una maggiore flessibilità, la situazione per l’Autodromo Enzo e Dino Ferrari è decisamente più complessa. Imola è infatti già impegnata a ospitare il round di apertura del Campionato Mondiale Endurance (FIA WEC) il 19 aprile, proprio nella domenica in cui si sarebbe dovuto correre a Jeddah. Gestire la logistica di una gara di Formula 1 e di una gara del WEC in weekend consecutivi, rappresenta una sfida che difficilmente potrebbero sostenere con così poco preavviso.

Un aprile senza motori? Le conseguenze sul campionato

In assenza di alternative percorribili, la Formula 1 potrebbe trovarsi ad affrontare la stagione più corta dal 2023. Un calendario a 22 gare cambierebbe drasticamente la gestione dello sviluppo tecnico per le squadre. Con le nuove regolamentazioni 2026 che impongono un apprendimento costante, un mese di stop forzato ad aprile consentirebbe ai motoristi e agli ingegneri di lavorare intensamente in fabbrica, ma toglierebbe loro il fondamentale riscontro della pista proprio nella fase di crescita più delicata del progetto.

Per questo motivo, sarebbe logico organizzare una sessione di test in Europa per affinare le criticità del nuovo regolamento e mettere su pista gli eventuali, probabili, e speriamo certi correttivi che la Formula 1 e la FIA attueranno dopo la gara in Cina, perché quanto visto in Australia è impresentabile al mondo, parliamoci chiaro.

Al momento, la posizione ufficiale della F1 resta quella di un attento monitoraggio per quel che concerne la guerra, perché ad oggi non è stata presa alcuna decisione in merito a una cancellazione che sembra sempre più probabile. La realtà dei fatti parla di uno sport che deve fare i conti con la propria vulnerabilità di fronte ai conflitti globali. La decisione definitiva sull’annullamento è attesa a breve, poiché i tempi tecnici per le spedizioni via mare e via aerea sono ormai giunti al limite. Se i missili continueranno a solcare i cieli del Golfo, Suzuka tra due settimane potrebbe rimanere l’ultimo baluardo della Formula 1 prima di un lungo stop. Di fatto, dal Giappone (fine marzi) a Montreal (fine maggio), ci sarebbero soli tre Gran Premi.

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